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Chiuse 34 aziende in provincia di Grosseto Il 70% sono attività artigianali amiatine
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Chiuse 34 aziende in provincia di Grosseto Il 70% sono attività artigianali amiatine

La Cna fotografa il 2017. Il coordinatore Pellegrini: «Dieci anni fa in montagna c’erano quasi duecento imprese in più»

Nel 2017 in provincia di Grosseto hanno chiuso trentasette aziende. Di queste, ben ventiquattro sono aziende dell’Amiata.

Il dato arriva dalla Cna e fa riflettere. Nonostante alcuni innegabili segnali di ripresa l’Amiata artigiana fa fatica a ritornare sui livelli ante crisi.

Alcune aziende più dinamiche aumentano i fatturati, si è arrestata l’espulsione dal mercato del lavoro di molti dipendenti delle imprese artigiane, si è fermata l’impennata di “sofferenze” bancarie. Nonostante ciò il totale delle imprese artigiane amiatine è in continuo calo.

Questa l’analisi del quadro degli artigiani dell’Amiata stilato da Maurizio Pellegrini, coordinatore provinciale Cna della zona Amiata, che fornisce numeri e commenti.

«In provincia di Grosseto le imprese artigiane passano da 5.783 del 2016 alle 5.749 del 2017 con un calo di trentaquattro aziende. In Amiata (otto comuni incluso Cinigiano) passano dalle 536 del 2016 alle 512 del 2017 con un calo di ventiquattro unità. Insomma, del saldo negativo provinciale di trentaquattro unità ben ventiquattro sono dell’Amiata. Dato che fa ancor più riflettere, considerando che le imprese artigiane amiatine, alla fine del 2008, erano ben 617, quindi ben 195 in meno con un calo del 17%».

La ripresa dove è dunque? «Si avverte tra le imprese più dinamiche – commenta Pellegrini – quelle che sanno sfruttare le opportunità dell’innovazione, l’industria 4.0, che utilizzano i social anche per marketing, che usano formazione e aggiornamento, che investono e che si sanno inserire in mercati in cui occorre avere dimestichezza con la telematica, che ampliano l’offerta verso mercati non esclusivamente locali».

E aggiunge: «Purtroppo si tratta di un processo selettivo che penalizza soprattutto i più anziani che spesso guardano alla innovazione più come ad una minaccia che come ad una opportunità, accentuando il divario tra “eccellenti” e “obsoleti”. D’altro canto l’Amiata è “esportatore netto” di giovani scolarizzati e ciò concorre ad acuire il fenomeno».

Il coordinatore Cna sottolinea anche la crisi del commercio e la mancanza di ricambio generazionale e non nega che i comuni facciano quel che possono.

«Oltre a una persistente crisi dei consumi, che colpisce pesantemente anche il commercio, il marcato saldo negativo è determinato non solo dalle cessazioni di attività – in alcuni casi fisiologiche – quanto dalla mancanza di nuove iscrizioni e dallo scarso ricambio generazionale. In alcuni casi i comuni cercano di incentivare l’avvio di attività, in altri casi immettono sul mercato molti piccoli lavori di cui beneficiano imprese locali (discorso a parte gli appalti di elevato importo, che finiscono puntualmente all’esterno), intercettano risorse per progetti come la banda larga, polo turistico Aiole, progetto ciclocross, ma ciò non è sufficiente a trascinare l’intero apparato produttivo».

Che fare dunque? «Valorizzare tutto ciò che può essere messo a frutto con il Protocollo di Intesa con la Regione – dice Pellegrini – e le imprese, dal canto loro, devono accentuare l’innovazione».

Il principale nodo irrisolto, secondo Pellegridi, resta quello della viabilità. «Non resta che augurarsi

– conclude Pellegrini – che il nuovo governo si ponga il problema del lavoro autonomo dopo dieci anni di crisi ed affronti di petto questioni come incidenza del peso fiscale e burocratico. Diversamente, per l’Amiata, sarà difficile invertire la rotta». —


 

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