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«Su Sei serve un controllo pubblico»

La sindaca di Civitella, presidente del direttivo Ato Sud, auspica chiarezza e un nuovo operatore

GROSSETO . Martedì si è riunito il consiglio direttivo di Ato Toscana Sud per esaminare e approfondire la situazione sulla gestione del ciclo dei rifiuti dopo le ultime travagliate vicende che hanno riguardato Sei Toscana e la imminente scadenza della gestione commissariale. Il Tirreno ne ha parlato con Alessandra Biondi, prima cittadina di Civitella Paganico e presidente del direttivo di Ato Toscana Sud.

Cosa avete deciso?

«Abbiamo redatto all’unanimità un documento che sarà sottoposto all’assemblea dei sindaci, da convocare per i primi di luglio. Fissiamo una posizione ufficiale dell’Autorità, chiamata in questa fase a fare sintesi di tutte le istanze provenienti dai 104 Comuni».

Un compito arduo visto che gli amministratori locali si esprimono ogni giorno, dicendo anche cose contrapposte.

«È così. Comunque il direttivo ha cercato di focalizzare i punti critici. Per esempio la preoccupazione per i contraccolpi sulla concessione del servizio rifiuti è traversale».

Lei è anche sindaca. Come spiegherebbe a un cittadino cosa sta succedendo, cosa rischia, dove sta andando la società incaricata di spazzare le strade e portare via i rifiuti?

«La situazione è complicata. Anche da spiegare. Sei Toscana, il gestore del servizio integrato dei rifiuti, vincitore della famosa gara da 3 miliardi poi finita sotto inchiesta, società inizialmente a partecipazione maggioritaria del pubblico, da tre anni è a prevalente capitale privato, dove un socio, Sta, esprime il management e la maggioranza dei consiglieri del cda, pur possedendo solo il 26 per cento delle quote. A maggio si è appreso che la società ha registrato una perdita di oltre 4 milioni nel bilancio 2017, un brusco peggioramento di quasi 6 milioni rispetto all’utile di 1,2 milioni dell’anno precedente. In questo scenario dobbiamo considerare le strutturali difficoltà di alcuni soci di Sei Toscana, le dimissioni del presidente Roberto Paolini, espressione dei soci pubblici, sintomo di contrasti con il socio privato Sta e la pesante contrapposizione, sfociata anche in azioni legali, con un altro socio privato, Cooplat/Ecolat. Una situazione che ha sicuramente ripercussioni sul servizio e sulla realizzazione degli interventi di riorganizzazione del servizio stesso programmati dalle amministrazioni. Mi auguro come molti colleghi un ripristino del controllo pubblico sul capitale del gestore unico

Lei cosa ne pensa di questo scenario?

«Sul debito mi riservo di fare una valutazione una volta che avremo approfondito il bilancio, ma di certo non si può attribuire la colpa a quei Comuni che legittimamente hanno scelto di attivare i servizi porta a porta alle condizioni previste dal disciplinare di gara. Anche perché il gestore unico ha liberamente partecipato…».

Le dichiarazioni di Mairaghi?

«Sono perplessa anche se non stupita. Non è la prima volta che l’ad di Sei Toscana si lascia andare a dichiarazioni imbarazzanti. Al di là del merito, non mi piace il metodo. Le parole dell’ad di Sei Toscana nei confronti degli commissari di nomina prefettizia hanno complicato ancor di più il quadro».

Cosa può fare l’Ato?

«Di fronte a queste criticità l’Autorità è chiamata a una presa di posizione a tutela in primis delle amministrazioni comunali che rappresenta e delle comunità locali, nonché dei lavoratori direttamente e indirettamente occupati nel ciclo dei rifiuti. Purtroppo dopo l’aggiudicazione della gara a un raggruppamento a maggioranza pubblica, si sono registrati passaggi societari che hanno portato all’attuale situazione di governance sbilanciata verso il principale socio privato. La natura della società affidataria è mutata e a me sembra che a volte le strategie non siano ispirate ai superiori interessi della collettività».

Chi è il nuovo socio a maggioranza pubblica di cui si vocifera?

«Non rispondo. È prematuro. Al momento si tratta di auspici. Mi auguro che sia un operatore solido, di matrice pubblica, capace di portare nuove competenze manageriali e una forza finanziaria idonea a sostenere gli investimenti necessari per migliorare il servizio».

Cosa si attende Ato dai commissari?

«L’Autorità auspica che sia fatta definitiva chiarezza sulla

competenza esclusiva dei commissari prefettizi nella trattazione di tutte le tematiche che riguardano la concessione del servizio rifiuti. Fino a oggi mi pare che alcune delle loro azioni siano state poi contraddette dagli amministratori ordinari».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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