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«L’archiviazione per Palazzesi è stata illegittima»

Amici Miei: la Cassazione dà ragione all’imprenditore Arrestato nel 2009, dovrà essere giudicato nel merito

GROSSETO. La Corte di Cassazione ha dato ragione a Massimiliano Palazzesi, l’imprenditore 50enne arrestato nove anni fa con l’ipotesi di corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Amici Miei” a Campagnatico. Aveva dichiarato di voler rinunciare alla prescrizione prima che il gip disponesse (dicembre 2016) l’archiviazione. Archiviazione adesso annullata dalla Suprema corte, che ha accolto il ricorso dell’avvocato Carlo Valle, con il parere favorevole del sostituto procuratore generale: «Il provvedimento risulta di per sé illegittimo, in quanto pregiudica gli effetti di quella rinuncia, conseguente all’esercizio di un diritto dell’indagato», scrivono i giudici.

Quale diritto? Quello del possibile riconoscimento dell’indennizzo per ingiusta detenzione. Palazzesi era finito dentro in qualità di responsabile della Perno Elio & C. Chiese lui stesso, sentito come testimone (udienza del maggio 2016) nel processo in cui era imputato l’ex sindaco Elismo Pesucci, assolto nel novembre scorso: si discuteva delle forniture nella casa di Pesucci che secondo l’accusa non sarebbero state pagate in cambio di appalti nei lavori pubblici. In quell’udienza, Palazzesi lo disse chiaro e tondo: «Sono disgustato da quanto è successo, se mi aveste sentito prima di arrestarmi...». E aveva annunciato di aver formalizzato la rinuncia alla prescrizione.

Lunga la storia di “Amici Miei”. E lunga anche la disamina della Cassazione, che analizza le ragioni dell’una e dell’altra parte. È vero che in genere un’archiviazione non può costituire motivo di doglianza, «ma può nondimeno capitare che un interesse sia ravvisabile. Qualora il soggetto abbia subito un periodo di custodia cautelare, egli ha interesse ad ottenere un provvedimento che non lo pregiudichi in vista della successiva richiesta di indennizzo per ingiusta detenzione». E in questo caso deve rilevarsi che «un decreto di archiviazione, emesso in ragione dell’estinzione del reato per prescrizione, finisca per pregiudicare le aspettative del soggetto, che abbia subito un periodo di custodia cautelare per quel reato e abbia interesse al riconoscimento di una più ampia ragione di infondatezza della notizia di reato».

In particolare, nel caso di Palazzesi è mancato il contraddittorio «che il giudice, tenuto a riconoscere la validità della rinuncia, non avrebbe potuto eludere, se non assicurando all’indagato un esito ancora più favorevole». E dunque, osserva la Cassazione, «a prescindere dall’esito della valutazione cui il gip sarà chiamato, per intanto deve annullarsi senza rinvio il decreto impugnato, in quanto emesso in violazione del contraddittorio e in violazione di legge, a fronte del concreto interesse dell’indagato a veder

salvaguardata l’effettività della rinuncia alla prescrizione, in vista dell’ottenimento, nello sviluppo del procedimento, di un esito a lui più favorevole, tale da propiziare anche il riconoscimento dell’indennizzo».

Le carte tornano così al Tribunale di Grosseto.



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