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Omicidio Benetti. La Cassazione conferma l’ergastolo per Bilella

Il pensionato condannato per l’omicidio di Potassa. Uccise la donna e ne fece scomparire il cadavere

GAVORRANO. Quella traccia di sangue isolata dal Ris dei carabinieri era nel bagagliaio della sua auto. Una traccia piccolissima, che sarebbe potuta sparire senza che il nome di Antonio Bilella, che pur era già uscito dopo la scomparsa di Francesca Benetti, fosse iscritto nel registro degli indagati. Così non è stato: il pensionato è stato condannato all’ergastolo e ieri, la Cassazione, ha confermato la sentenza dei giudici grossetani. È stato lui ad uccidere, secondo i togati, e a far sparire il corpo della cinquantacinquenne che non è più stato trovato, il 4 novembre di cinque anni fa, nella villa di Potassa di proprietà della donna, dove Bilella lavorava come custode.

Al processo in Corte d’Appello il pensionato aveva chiesto l’assoluzione ma i giudici avevano confermato la sentenza di primo grado. Così è successo anche in Cassazione dove il ricorso presentato dall’avvocato dell’uomo è stato ritenuto inammissibile.

La mattina del 4 novembre 2013 la donna aveva appuntamento con il custode che l’aveva chiamata per discutere su alcuni lavori che erano stati fatti. Da quel momento in poi, però, della cinquantacinquenne si perse ogni traccia, tranne quella piccolissima goccia di sangue sotto il pianale dell’auto del custode agrigentino. Una goccia di sangue di Francesca. I carabinieri hanno cercato la donna ovunque: nei terreni vicini all’abitazione, nelle cave che si trovano tra Gavorrano e Massa Marittima, nei bacini, nei boschi. Di Francesca non si è trovato altro.

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Fu il suo compagno, Aldo Scotto, a dare l’allarme ai carabinieri denunciando la scomparsa della donna. Da quel momento in poi Potassa diventò il centro delle indagini dei carabinieri, coordinati dai sostituti procuratori Salvatore Ferraro e Marco Nassi, chiamati a risolvere un mistero che ancora oggi, nonostante ci sia un colpevole e anche un movente, continua ad aleggiare su quella villa. Gli specialisti del Ris, hanno fatto più sopralluoghi in quell’appartamento nel quale la donna, secondo l’accusa e secondo i giudici, è stata uccisa. Francesca sarebbe stata trascinata sul pavimento della villa, fino alla porta di casa, dopo essere stata accoltellata. Poi sarebbe stata caricata nel bagagliaio dell’auto dell’uomo, quella vecchia Fiat Punto della quale solo qualche giorno dopo si sarebbe voluto sbarazzare. È lì che è rimasta quella traccia di sangue che ha fatto crollare il castello di bugie raccontate dall’uomo che oggi sconta l’ergastolo nel carcere di Massa Carrara.
 

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