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Rifiuti, i risultati choc dell’inchiesta

Ato e Sei Toscana nel mirino «per mancanza di risorse per investimenti, contratto complesso e controllo impossibile»

GROSSETO. Una società, Sei Toscana, senza i soldi necessari a realizzare gli investimenti previsti dal contratto; un contratto troppo complicato perché si riesca a capire anche solo “cosa” si paga con la tariffa sui rifiuti; una Autorità di ambito, Ato Toscana sud, troppo grande per poter controllare l’operato della società a cui è appaltato il servizio. Da tempo la gestione dei rifiuti nei 106 comuni delle province di Grosseto, Siena e Arezzo e della val di Cornia è nel mirino dei cittadini per i rialzi in bolletta registrati in passato, e in quello di sindaci e amministratori per le difficoltà di gestione e i costi esorbitanti. Dopo tante proteste dal territorio, stavolta la fotografia del servizio viene scattata direttamente dall’interno di Sei Toscana e dell’Ato e da un organo istituzionale, la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati”. Ed è una fotografia dai toni molto cupi.

La relazione della commissione. Nella relazione sulla regione Toscana, presentata dalla senatrice Laura Puppato e dal deputato Stefano Vignaroli, parlano direttamente i commissari di Sei Toscana Maurizio Galasso, Paolo Longoni e Salvatore Santucci nominati dal prefetto di Siena a seguito dell’inchiesta della procura di Firenze che vede indagati i vertici della società e dell’Ato per presunta turbativa d’asta (l’appalto, ventennale, vale 3,5 miliardi di euro) e, nel caso dell’ex direttore dell’Ato Andrea Corti, anche per presunta corruzione.

«No risorse, no investimenti». Il commissario Longoni – riporta la relazione sulla Toscana – afferma che Sei Toscana «ha equilibri di gestione al proprio interno che non le consentono di garantire un’ordinata esecuzione dell’appalto» nonostante si fosse assunta «l’obbligo di realizzare degli importantissimi investimenti», ovvero un biodigestore a Terranuova Bracciolini e un termovalorizzatore nell’Aretino, per un costo complessivo di 90 milioni di euro. La carenza di risorse e di mezzi di finanziamento – riporta la relazione – sono dovute al fatto che tra i soci di Sei Toscana uno è fallito e uno è in liquidazione coatta. Longoni riporta anche «forti contrasti tra soci (soprattutto, tra i soci privati di origine cooperativistica, Sta e Cooplat), determinati dallo scopo degli stessi di acquisire il controllo della società». Con il 26% della società e 5 consiglieri su 9 nel cda, Sta controlla di fatto Sei.

Programmazione mancata. La mancanza di risorse impedisce «un quadro programmatorio chiaro, posto che l’Ato non ha predisposto un piano d’ambito, tant’è che il tutto funziona solo sulla base di piani provvisori di gestione del servizio».

I crediti Tia. Oltre che per i mancati investimenti, il contratto non è stato rispettato, dicono i commissari, anche per il mancato acquisto dei crediti Tia, circa 15 milioni di euro. I commissari rilevano «un evidente conflitto di interessi tra la Sei Toscana e i comuni dell’Ato Sud Toscana, i quali insistono perché i crediti Tia vengano acquistati dalla società aggiudicatrice dell’appalto, ma certamente non intendono farli mettere in tariffa, che verrebbe maggiorata in danno dei cittadini». A onor di cronaca nel contratto di appalto è previsto l’acquisto dei crediti Tia con fondi propri da parte di Sei Toscana, e non il loro riversamento in tariffa.

«Controllo impossibile». Ancora più incredibile è il quadro che emerge sul fronte del controllo da parte dell’Ato sull’operato di Sei Toscana. «Vi prego di credere che in questo momento non è chiaro, influendo su un parametro o su un altro, cosa finisce in tariffa e cosa no. È un tema assolutamente astruso, che noi prendiamo per buono», dichiara nella sua audizione Alessandro Ghinelli, sindaco di Arezzo e presidente dell’assemblea dell’Ato. Sullo stesso tono Alessandra Biondi, sindaca di Civitella Paganico e presidente del consiglio direttivo di Ato: «Per quanto concerne il controllo inteso come poter verificare l’effettivo servizio svolto in ogni singolo comune giornalmente dalla Sei, credo che questo non sia nelle possibilità dell’Ato, in quanto è un organo di nove persone (rectius: ha un organico di nove dipendenti). Alcuni comuni che hanno più possibilità o sono più strutturati hanno nominato degli ispettori ambientali, quindi si sono dati una regola interna per poter presidiare il servizio. Non tutti ce lo possiamo permettere». Insomma, conclude la commissione, «sul piano operativo è del tutto assente da parte di Ato il controllo dei servizi resi», anche perché «il gestore non fornisce informazioni dettagliate sulle modalità con cui rende il servizio, ma si limita a mere affermazioni generiche, che rimangono prive di riscontro, a motivo delle carenze dell’Ato Sud».

Da pubblica a privata. Un altro aspetto che il commissario sottolinea è

come Sei Toscana sia passata da maggioranza pubblica (66%) a maggioranza privata (56%). Ed è un punto cruciale. La commissione osserva infatti che «da questa situazione così grave si potrà uscire solo se e quando il cda di Sei Toscana risulterà a maggioranza pubblica anziché privata».

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