Quotidiani locali

Case a un euro e rilancio del piccolo borgo

Quattro anni di gestione Verruzzi: «Non so se mi ricandido, sono critico con il Pd ma ci penserò»

MONTIERI. Eletto con l’85% delle preferenze il 26 maggio 2014 il sindaco di Montieri Nicola Verruzzi, oggi trentatreenne, ad un anno esatto dalla fine del suo mandato tira le somme di un percorso lungo quattro anni.

Qual è la cosa più importante che crede di aver fatto in questi quattro anni?

«La cosa che mi porterò con più soddisfazione fuori è il fatto di aver ridato un carattere importante al territorio di Montieri nel comparto territoriale. Un Comune che oggi è oggetto di interesse e di studio. Credo di aver ricostruito un’immagine del Comune che veniva bollato come area sperduta e che viveva nel ricordo del passato. Oggi Montieri credo possa guardare al futuro con altri occhi».

Qual è la cosa di cui si pente?

«Rifarei tutto. Se tornassi indietro di quattro anni vorrei solo avere l’esperienza politica e amministrativa che ho oggi».

Ha dei rimpianti?

«Il grande rimpianto che ho è quello di non essere riuscito ancora a riattivare alcune forme di economia locali e di occupazione. Ci sono però trattative in corso».

L’idea di vendere le “case ad un euro” è stata principalmente una provocazione?

«Quando si è molto piccoli e con poca forza di cambiare le sorti o le regole in uno stato spesso si deve anche osare lanciando provocazioni o lanciando idee che sono poche ortodosse. Sul piano pratico questa campagna ha avuto grandissimo risalto e ha permesso di chiudere diverse compravendite. I borghi sono l’ossatura del nostro paese e hanno grandissime problematiche e noi abbiamo pochissimi strumenti per frenare la rovina del patrimonio immobiliare».

Pensa ad un’eventuale ricandidatura?

«Lavorerò fino a marzo 2019 con lo scopo di portare a termine quello che stiamo realizzando. Dopo l’estate mi siederò a un tavolo e vedrò se ho gli stimoli, la voglia l’entusiasmo di vivere ulteriori cinque anni. Vorrò anche vedere se ci sono alcune condizioni: non sono uno che ama vivacchiare. Ho sempre avuto la presunzione enorme di svoltare la condizione del Comune e questo comporta di andare oltre al campanilismo. Non ho l’ossessione della ricandidatura e ho un po’ la nostalgia del sentirmi un privato cittadino e non mi vedo in politica per i prossimi trent’anni».

Si sente sempre vicino al Partito Democratico?

«Il Pd mi pare avviato in una spirale abbastanza preoccupante e pericolosa. Io mi sento un uomo portatore di determinati valori ma anche figlio di un mondo dove molte cose stanno cambiando. Non sono attratto dal M5s ma penso che il tentativo renziano di modernizzare il Pd e di farlo uscire dalla retorica veterocomunista

abbia di fatto cancellato le radici e il popolo che annaffiava queste radici. Io sono un iscritto critico, e su posizioni spesso minoritarie, del Pd. Per il partito auspico persone nuove, figlie di queste generazioni che stanno vivendo le penalizzazioni maggiori». (g.s.)

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