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Delitto di Follonica: «Mamma sto a morì». Le ultime parole del figlio come un chiodo nella testa di Annalisa

A un mese dalla sparatoria di viale Matteotti, la donna racconta al Tirreno quegli istanti che hanno distrutto la sua vita. Tutto è scaturito da un banale litigio tra vicini di attività

Sparatoria a Follonica: dalla lite per le pulizie all'omicidio Tutto è iniziato per delle pulizie davanti l'hotel Stella, albergo che confina con una rosticceria. Pulizie che hanno alimentato una lite, poi finita nel sangue. Ecco in sinstesi le ore di follia vissute in centro a Follonica (elaborazione a cura di Mario Moscadelli) - L'ARTICOLO

(VIDEO. La ricostruzione della sparatoria)

FOLLONICA. «Io ho tutto qui. Muoio con queste visioni», dice Annalisa Marcelli toccandosi la fronte. Il suo vero nome, all’anagrafe, è Giuseppa, ma tutti la chiamano da sempre Annalisa. Il 13 aprile scorso ha visto morire suo figlio, Salvatore De Simone, colpito al petto da un proiettile sparato da Raffaele Papa. Un altro figlio – Massimiliano – rimasto ferito, è ricoverato alle Scotte di Siena in gravi condizioni. «Mio figlio mi è morto tra le mani – racconta – “Mamma sto a mori’” mi ha detto. Ha girato gli occhi, già cambiava colore. In un secondo mi si è levato davanti. Massimo invece non l’ho visto, pensavo fosse scappato ma era in terra».

Follonica, le condoglianze del sindaco alla mamma della vittima Salvatore De Simone ha perso la vita nella sparatoria in città (video di Michele Nannini) - L'ARTICOLO

(VIDEO. Il sindaco e la mamma della vittima)

LA VITA DI UNA FAMIGLIA DISTRUTTA

Ad un mese dalla sparatoria di viale Matteotti, Annalisa racconta al Tirreno quegli istanti che hanno distrutto la sua vita. Il tutto è scaturito da un banale litigio tra vicini di attività: Marcelli è infatti la proprietaria dei due hotel di viale Matteotti, lo Stella e il Maida, Raffaele Papa gestiva invece la rosticceria Da Buono, di fianco agli alberghi. Un litigio scoppiato nella tarda mattinata che, degenerando, ha però portato alla morte e al ferimento dei figli della donna e al coinvolgimento di una passante, la farmacista Paola Martinozzi, anche lei ricoverata in gravi condizioni a Pisa. «Noi non abbiamo mai litigato con loro, mai – racconta Annalisa – Non ci sono vecchie ruggini tra di noi. Il giorno prima della sparatoria abbiamo parlato tranquillamente e cinque sere prima ho mangiato insieme con Antonio Papa, il padre di Raffaele».

Annalisa, la madre di Salvatore De...
Annalisa, la madre di Salvatore De Simone, sul luogo della sparatoria

LA LITE DA CUI È PARTITA LA FOLLIA

Quella mattina, però, il 13 poco prima delle 14, Annalisa aveva avuto una discussione con Antonio: «Io non lo sapevo neanche che mia nuora avesse buttato un po’ di acqua dalla finestra sulla veranda della rosticceria – dice Annalisa – Lei lavava l’ultima finestra dell’hotel e Antonio quella mattina l’aveva già offesa». L’acqua caduta sopra la veranda della rosticceria Da Buono sarebbe il motivo della lite scoppiata tra i due titolari delle attività di viale Matteotti. Le finestre dell’hotel si affacciano, infatti, proprio sopra l’attività della famiglia Papa: una dipendente quella mattina aveva inavvertitamente bagnato la veranda della rosticceria. «Io sono arrivata lì all’una – racconta Annalisa – Raffaele non c’era e Antonio era dentro. “Ciao Anto’” gli ho detto. “Che Anto’... basta, sono pieno di voi! ” mi ha risposto arrabbiato. Ha cominciato a minacciare “Io vi ammazzo, sono stanco non ce la faccio più”.

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(VIDEO. Il racconto della nostra giornalista sul posto)

Ho alzato un po’ la voce – continua Annalisa – perché mi minacciava. Poi gli ho detto che se i miei figli avessero saputo delle sue minacce sarebbero venuti. Non glielo avessi mai detto, maledetto il minuto che gliel’ho detto. “Vi ammazzo a tutti” mi ha detto puntando la mano e mimando una pistola. Mi ha toccata e mi ha dato un colpo facendomi barcollare; l’ha fatto con rabbia. Non lo avevo mai visto così».

La lite però sembrava finita lì tanto che Annalisa aveva deciso di tornare a casa per il pranzo. «La sorella di mia nuora che ha visto la scena ha però chiamato mia nuora e lei ha chiamato mio figlio, suo marito – continua Annalisa – i miei figli sono arrivati qui mentre io ero a casa. Mi hanno telefonato chiedendomi cosa fosse successo, così sono tornata all’albergo. Pensavano che Antonio mi avesse picchiata ma li ho rassicurati. Massimiliano ha anche parlato con Maddalena – (la dottoressa Palazzo, moglie di Antonio e madre di Raffaele, ndr) – poi Salvatore e Massimiliano sono venuti qui da me ed è arrivato Antonio, che urlava, con Raffaele. Insieme a Maddalena sono entrati dentro al negozio».

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I tre, sempre secondo la ricostruzione di Annalisa, sono rimasti all’interno della rosticceria finché Antonio Papa non è uscito all’esterno: «Il babbo alle due è uscito e si è messo lì, poggiato a quella ringhiera – dice Annalisa indicando un punto lontano alcuni metri dalla veranda del suo hotel – Massimiliano è andato a parlare con lui. Io gli ho detto “Non andare, stai qui”. La mamma era sempre dentro col figlio e subito dopo Raffaele è uscito, si è avvicinato e ha sparato a Salvatore. Poi ha sparato a Massimiliano».

GLI SPARI E LA MORTE

Un istante e Salvatore è finito a terra morente. Annalisa però non ha capito subito quello che stava succedendo: «Ho pensato che stesse sparando in aria», racconta. Poi il figlio si è accasciato a terra: «“Mamma mi ha preso” mi ha detto. Sentivo i colpi ma non capivo, non avevo mai sentito una pistola sparare nella mia vita. Sono corsa da lui e ho preso la sua testa tra le mani».

Poi Annalisa ha visto Paola Martinozzi a terra, colpita per sbaglio dalla furia di Papa, senza però vedere il figlio Massimiliano: «Ho visto la dottoressa per terra ma Massimo non l’ho visto proprio, pensavo fosse scappato – dice – Invece era cascato a fianco a lei. Urlavo come una matta». Alla sparatoria seguono poi momenti noti: la fuga di Raffaele Papa in direzione di Grosseto e la sparizione della Tanfoglio calibro 9. «A me non frega più niente – conclude Annalisa – io sono una donna morta, mi spingo sempre lo stomaco perché ho sempre dolore. Se quel colpo lì fosse arrivato a me sarei stata a posto: ho 72 anni, i figlioli li avevo portati a 42 e 45 anni, non mi mancava niente. Invece è andata così...».
 

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