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Abusi sulle allieve, ora la pena è di 6 anni

La Corte di appello ha ricalcolato la condanna del maestro accusato di aver molestato le ragazzine della scuola di musica 

FIRENZE. Sei anni e 9 mesi la pena determinata dai giudici della terza sezione della Corte di appello di Firenze nei confronti di Masimo Gori, livornese, 54 anni, maestro di violino, imputato per le violenze sessuali commesse nei confronti di quattro allieve: episodi avvenuti tra Grosseto e Piombino negli anni compresi tra il 2004 e il 2009.

Ieri il processo era tornato di nuovo in appello dopo che la Cassazione nel settembre scorso aveva annullato la sentenza per un capo di imputazione, quello che riguardava una ragazza (allora 15enne, fatti fino al 2006) di cui il maestro di musica avrebbe abusato in varie occasioni, fino ai rapporti completi (episodi comunque limitati a quanto avvenuto fino al 28 novembre 2015. Aveva dichiarato la prescrizione per quanto avvenuto fino al 18 marzo di quello stesso anno. Ed estinzione per prescrizione fu dichiarata anche per i primi due capi di imputazione, ancora violenze sessuali nei confronti di ragazzine nate nel 1988 (fino al 2004) e nel 1989 (idem).

La Suprema Corte aveva inviato di nuovo le carte a Firenze per «l’omessa statuizione sulle circostanze attenuanti generiche» e quindi «la determinazione della pena in relazione ai reati residui». E così ieri i giudici fiorentini, di una sezione diversa, hanno provveduto a quanto disposto dalla Cassazione, non concedendo però, spiega l’avvocato di parte civile Alessandro Risaliti, le attenuanti generiche. Parti civili comunque non ammesse ieri, come da procedura, dal momento che non era possibile la discussione sulla pena.

Gori, risultato assente all’inizio dell’udienza, era assistito dall’avvocato Eriberto Rosso. Che verosimilmente, una volta conosciute le motivazioni, insisterà di nuovo perché il fascicolo torni in Cassazione. Anche perché Gori si è sempre dichiarato innocente.

L’insegnante era stato condannato in primo grado dal collegio del Tribunale di Grosseto (luglio 2014) per atti sessuali con minorenne aggravati (così le imputazioni erano state riqualificate) a 10 anni, più tutte le interdizioni che conseguono a condanne per reati di questo genere; più il risarcimento dei danni alle parti civili con provvisionali e poi con liquidazione rimessa al giudice civile. Contro quella sentenza avevano presentato ricorso sia il pm e sia i difensori, per motivazioni diverse. Il primo perché aveva ritenuto che il Tribunale non avesse considerato l’esistenza della violenza sessuale aggravata (ma solo atti sessuali con minorenni aggravati) per tre ragazze, chiedendo una pena ancora maggiore. I secondi perché ritenevano che le ragazze non avessero fornito una versione credibile e attendibile.

Anche la perizia grafica era stata contestata. Erano state esaminate le lettere scritte a una delle ragazze quando questa aveva solo 8 anni («Dolcissima Ciccia!»). La difesa di Gori aveva inoltre osservato che si trattava di ragazze «legate da rapporti sentimentali e di lunga durata, non sono solo compagne di scuola, si conoscono dalle elementari, sono amiche

e in alcuni casi sono state anche fidanzate l’una con l’altra».

E nel 2015 dopo la Corte di appello di Firenze aveva ridotto la condanna a 9 anni e 4 mesi, riconoscendo la prescrizione per alcuni degli episodi. Poi il passaggio in Cassazione con il rinvio a ieri.



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