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«Maltrattò i maiali di cinta» Maxi multa da 15mila euro

In quattro erano finiti a processo dopo il blitz della forestale nell’allevamento Ventisei capi furono trovati denutriti, costretti a vivere con le carcasse di altri suini

CIVITELLA PAGANICO. I maiali avevano diritto a vivere. E avevano diritto a vivere bene, a mangiare come si conviene ad ogni altro essere animale. Finisce con una maxi multa il processo per maltrattamenti nei confronti degli amministratori e dei soci della Piatina società agricola dove, a marzo del 2013, fu scoperto un allevamento con 26 suini ritenuti denutriti. Alcuni di quegli animali furono trovati morti. A farne le spese, al processo contro i vertici della Piatina, è stato uno solo degli imputati, Alessandro Fantacci, 51 anni, socio della Piatina che ieri mattina è stato sentito in aula. fantacci, dopo aver risposto a uno dei difensori, ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee al giudice Giovanni Puliatti. «La nostra società ha attraversato una crisi finanziaria importante - ha spiegato al giudice - Questa situazione purtroppo deve essere collocata in quel contesto ma era monitorata continuamente dai veterinari dell’Asl».

Fantacci era stato denunciato e rinviato a giudizio per maltrattamenti insieme a Manuela Re ed Edoardo Lanfranchi, amministratori della società e alla madre Grazia Capecchi. La Lac, la lega per l’abolizione della caccia, si era costituita parte civile e ieri mattina è stata rappresentata in aula dall’avvocato Roberto Burzi. Fantacci, difeso dall’avvocato Laura Cassetta, ha continuato a parlare in aula. «Non voglio che passi un messaggio diverso da quello che siamo - dice ancora al giudice - Io voglio bene agli animali: ho i cani e alcuni cavalli. L’allevamento dei suini non era abusivo, tanto che i maiali erano controllati dai veterinari periodicamente. In quel momento, il problema è stato di natura economica».

Il sostituto procuratore Elena Bartalini ha chiesto l’assoluzione per il secondo capo d’imputazione, quello che riguardava la scomparsa di venti are di bosco di quercia le cui cortecce erano state mangiate dai maiali affamati.

Eccessivo pascolo, si leggeva negli atti del nucleo investigativo della guardia forestale che intervenne nel 2013. Nessuno dei quattro imputati, per la Procura, può essere ritenuto responsabile della distruzione di quegli alberi che insistevano su un terreno di proprietà della stessa società ma che era sottoposto a vincolo paesaggistico.

I difensori dei quattro imputati (Domenico Rechichi per Grazia Capecchi, Susanna Bruni per Manuela Re e Laura Cassetta per Lanfranchi e Fantacci)hanno chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto nei confronti dei loro assistiti. Il giudice ha ritenuto responsabile del reato di maltrattamento di animali soltanto Fantacci che alla fine è stato condannato al pagamento di 15mila euro di ammenda, compresi duemila euro di risarcimento alla parte civile.

Gli altri imputati sono stati invece tutti assolti per non aver commesso il fatto. È stato lo stesso Fantacci, che si è fatto interrogare, a spiegare che Re, Lanfranchi e sua madre non avevano nulla a che fare con quell’allevamento e che ad occuparsi dei suini erano alcuni dipendenti

della società. Quando gli uomini della forestale arrivarono all’allevamento, trovarono 26 maiali di cinta senese denutriti, costretti a vivere in un recinto insieme alle carcasse e ai crani di altri suini. Il giudice si è riservato il deposito delle motivazioni entro sessanta giorni.

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