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Sparatoria a Follonica, la confessione in un interrogatorio fiume - Video

Follonica, il trentenne ha risposto alle domande del pm: l’arma aveva la matricola abrasa. Quando è stato fermato era al telefono con la moglie

FOLLONICA. Era braccato dai carabinieri, anche se a Grosseto sarebbe venuto per consegnarsi. «Si voleva costituire», dice l’avvocato Carlo Valle, che ha assunto la difesa di Raffaele Papa, il trentenne che venerdì pomeriggio ha aperto il fuoco in via Matteotti, a Follonica, e ha ucciso Salvatore De Simone, 42 anni ferendo il fratello Massimiliano, 46 anni e la farmacista Paola Martinozzi, 55 anni che ora lotta tra la vita e la morte alle Scotte di Siena.

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Fino a mezzanotte e mezzo di sabato 14, Papa è rimasto con il sostituto procuratore Giampaolo Melchionna nella caserma dei carabinieri, dove era stato portato nel pomeriggio: è stato un interrogatorio fiume, quello del trentenne che ha risposto alle domande del pm e che domani mattina, probabilmente, farà lo stesso durante l’interrogatorio di convalida del fermo con il giudice per l’udienza preliminare Sergio Compagnucci.

La confessione. Sarebbe stato difficile, per il trentenne impresario di pompe funebri di Follonica, proprietario della rosticceria Da Buono, quella che confina con l’hotel davanti al quale è successa la tragedia, dire di non essere stato lui a sparare quei colpi contro Salvatore e Massimiliano De Simone e contro Paola Martinozzi. Al magistrato Papa ha anche detto di non ricordare nel dettaglio quello che è successo anche se, conferma l’avvocato Valle, il trentenne avrebbe raccontato i fatti, così come sono andati. L’interrogatorio è durato diverse ore: Papa ha deciso di parlare dopo essere rimasto in silenzio davanti ai carabinieri che lo avevano fermato in via Aurelia Nord, davanti al Bowling. Ora è in stato di fermo, al carcere di Grosseto.

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«Voleva costituirsi». Ha sparato all’impazzata, in pieno centro: poi è salito sull’Audi Q5 nera intestata alla sorella e si è diretto verso il fosso Gora, dove ha lanciato la pistola che aveva utilizzato per fare fuoco. Da Follonica è arrivato a Grosseto: era braccato dai carabinieri e aveva anche parlato con uno dei militari al telefono. Quando è arrivato in città, Pepe ha parcheggiato l’auto e a piedi si è avviato verso il centro. «Quando è arrivato a Grosseto - dice il suo avvocato - ha chiamato i carabinieri per costituirsi»: i militari però gli erano già addosso e lo hanno fermato in strada. Era al telefono, aveva parlato con la madre e con la moglie.

La calibro nove. Sono stati i sommozzatori dei vigili del fuoco e dei carabinieri a ritrovare l’arma che Papa impugnava venerdì pomeriggio: è una Tanfoglio, pistola semiautomatica calibro nove che il trentenne non avrebbe potuto portare con sé. La pistola ha la matricola abrasa: i carabinieri stanno ora cercando di scoprire dove Papa avesse preso quell’arma che aveva già quando è cominciata la lite in via Matteotti.

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L’ombra della mala. È Annalisa Marcelli, la mamma di Salvatore e Massimiliano De Simone, ad accusare l’uomo che ha sparato e ucciso suo figlio, ferendo gravemente l’altro suo figlio: «I delinquenti da Napoli vengono a Follonica a fare i camorristi», dice la donna durante un’intervista televisiva. Parole che hanno un peso specifico importante in questa vicenda anche se gli investigatori escludono, al momento, che la sparatoria di venerdì si possa inserire in un contesto che faccia riferimento alla criminalità organizzata.

I carabinieri della compagnia di Follonica sono arrivati in via Matteotti poco dopo aver ricevuto la chiamata da parte della mamma dei due ragazzi: la donna aveva segnalato la lite che si era scatenata. Solo quando la pattuglia è arrivata ha scoperto quello che era davvero successo.
 

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