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Porta i figli in Austria Mamma condannata

Due anni e mezzo per sottrazione di minore, ma i ragazzini restano con lei  La donna ha cambiato loro anche il cognome, la Procura ha fatto appello

GROSSETO. È una battaglia che va avanti ormai da anni. Approdata in tribunale la prima volta 2014, quando i giudici grossetani condannarono una donna a una pena di due anni e un mese per aver portato i suoi figli, di 11 e 14 anni, in Austria, contro la volontà del padre dei due ragazzi che da anni lotta per riaverli con sé.

Venerdì scorso a Firenze, assistito dall’avvocato Francesco Trapella, l’uomo ha segnato un altro punto a suo favore in tribunale. Ma i suoi figli, che stanno crescendo lontani dal padre e dalla terra che li ha visti diventare ragazzini, sono ancora in Austria dove la madre ha cambiato loro anche il cognome.

La battaglia che l’uomo sta portando avanti è una battaglia difficile e delicata. Cominciata sei anni fa, quando la donna decise di tornare nel suo Paese d’origine portando con sé i suoi due figli. «Ci siamo rivolti subito al tribunale - spiega l’avvocato - e già in primo grado abbiamo avuto ragione. Ma nonostante ci sia stata una sentenza che dava ragione al padre dei ragazzi e che condannava la madre a una pena di due anni e un mese, i figli del mio cliente sono rimasti in Austria». Ora, dopo la sentenza della Corte d’appello di Firenze, le cose per la donna si sono ulteriormente complicate. L’uomo, che si era costituito parte civile nel primo procedimento non avrebbe potuto promuovere appello se non per ottenere una provvisionale. A rivolgersi ai giudici fiorentini per chiedere un inasprimento della pena emessa dal tribunale di primo grado è stato il sostituto procuratore Marco Nassi. E infatti, i giudici della Corte d’appello hanno condannato la madre a una pena di due anni e mezzo di carcere, al pagamento di una provvisionale di 5mila euro all’ex e delle spese processuali. Ma è solo grazie a quei cinque mesi di pena in più che il padre potrebbe, se la condanna verrà confermata in Cassazione, sperare che suo figlio e sua figlia tornino in Maremma. L’obiettivo dell’avvocato dell’uomo infatti è stato quello di far avere alla donna una pena superiore ai due anni che, se confermata dalla Cassazione, farebbe scattare un mandato di cattura in Austria. «La parte drammatica di tutta questa vicenda - dice il padre dei ragazzi - è vedere che i miei figli vogliono stare qua con me e non possono. Non portano più nemmeno

il mio cognome».

Anche gli avvocati della donna avevano presentato appello, chiedendo l’assoluzione piena ma i giudici fiorentini l’hanno rigettata. Ora all’uomo non resta altro che aspettare la decisione della Cassazione, alla quale, comunque, verrà presentato ricorso.

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