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Sembrava l'uomo perfetto, poi gli insulti e le botte: Io viva per miracolo - Video

Sembrava l'uomo perfetto, poi gli insulti e le botte: "Io viva per miracolo" - Video

Una grossetana racconta l'incubo e l'incontro con un angelo: il poliziotto che ha raccolto la sua denuncia

Femminicidi, le donne sono senza difese. Ecco i motivi La nostra giornalista Ilaria Bonuccelli ci spiega i vuoti normativi che ci sono nella difesa delle donne: dal nulla dopo l'arresto all'impossibilità di applicare il braccialetto elettronico anti-stalker perché la legge è scritta male (video a cura di Erika Fossi) - L'ARTICOLO PER APPROFONDIRE- FIRMA PER IL BRACCIALETTO ANTI-STALKER

GROSSETO. «Si è presentato e sembrava davvero l’uomo perfetto. Gentile, bravo, con me e con gli altri. Bravissimo con i miei figli. Quattro mesi perfetti. Poi…». Lo sguardo si abbassa, la voce comincia a tremare. Un respiro profondo, per raccogliere il coraggio di riaprire la porta della memoria e rientrare nell’incubo che le ha ferito l’anima e il corpo. «Poi, per quattro mesi, un mostro».

Lisa (il nome è di fantasia), un viso dolce che non dimostra affatto i suoi 43 anni e le sofferenze che la vita gli ha inflitto, racconta la sua storia con la lucidità di una donna consapevole di essere una sopravvissuta, che cerca ancora la risposta alla domanda: come è potuto succedere?

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Perché quel che le è successo, e che purtroppo continua ad accadere a moltissime donne, è stato l’incontro con la violenza di un uomo, psicologica prima, anche fisica poi. Una violenza inflitta proprio da quell’uomo con il quale aveva cullato l’idea di ricominciare una vita di coppia, chissà, magari una famiglia, una figura maschile per i suoi figli e per lei, rimasta vedova diversi anni fa.

La violenza su Lisa è cominciata in sordina, come accade sempre. Niente di eclatante, ma, dopo i primi quattro mesi in cui tutto sembrava perfetto, alcune circostanze le provocano una sensazione di disagio. «Pubblicava in continuazione su Facebook foto mie e messaggi tipo “ti amo”, “sei la mia vita” – racconta la donna – ma in modo quasi ossessivo, come volesse dire: “è mia, sta con me”. Ho saputo dopo che aveva anche contattato in privato dei miei amici, che ogni tanto mi scrivevano dei messaggi su Facebook, per dire loro che dovevano sparire dalla mia vita».

La sensazione di Lisa che quella valanga di attenzione nascondesse qualcosa di oscuro era azzeccata. «Era molto geloso – racconta la donna – mi controllava in continuazione. Mi tempestava di telefonate anche a un minuto di distanza. “Dove sei? Chi hai visto? Con chi hai parlato?”».

Il primo episodio che impaurisce davvero la donna è una scenata di gelosia in pubblico. «Eravamo in un bar – dice – stavo parlando con una donna e lui mi fece una scenata, perché secondo lui avrei guardato un uomo. Per me fu uno choc. Uscimmo e salimmo in macchina perché non volevo discutere davanti a tutti. Lì mi dette uno schiaffo. Pam, così, in faccia. Non me lo sarei mai aspettato».

La reazione dell’uomo è di quelle che le donne vittime di violenza riferiscono sempre: si dice pentito, piange, minaccia di uccidersi, giura che non lo rifarà più. «Io sono vedova da diversi anni – spiega Lisa – ho cresciuto due figli, so cavarmela da sola, ho risolto tante cose difficili nella mia vita. Insomma, non sono una sprovveduta. Eppure, non so spiegarmelo, ma l’ho perdonato».

La relazione però non è più come prima. Non può esserlo. «Dopo quell’episodio – dice Lisa – avevo non ero più entusiasta come all’inizio. Quanto a lui, mi tempestava di telefonate. Se andavo da qualche parte dovevo avvertirlo. Spesso mi attivava la posizione sul cellulare per tracciarmi. Se mi chiamava e io non sentivo il cellulare, magari perché dormivo o facevo la doccia, e non rispondevo, usciva dal lavoro per venire a controllarmi. Se la sera avevo il rossetto consumato, magari perché avevo mangiato e non lo avevo ritoccato, era un interrogatorio».

A breve la violenza fisica riesplode. «Una volta mi provocò un ematoma – racconta Lisa – un’altra mi buttò per terra e mi sputò addosso. Un’altra ancora mi spaccò un occhio, dopo avermi trascinata in terra per i capelli. E poi le offese. Un giorno si arrabbiò perché al telefono non lo avevo chiamato “amore”, e mi dette della sgualdrina».

Lisa non rimane inerme. Vuole lasciarlo. Ma d’altro canto lo teme. E teme per i suoi figli, adolescenti, ai quali fa fatica a raccontare il dramma che sta vivendo. «Avevo paura che avrebbero reagito compromettendosi per proteggermi – dice Lisa – e così raccontavo che avevamo discusso, o mi aveva tirato i capelli».

Lisa cerca di proteggere i suoi cari e prova a fare tutto da sola. Riesce anche a convincere l’uomo ad andare da uno psicologo e al centro antiviolenza. «Ma smise quasi subito – dice Lisa –. Quanto a me, ogni volta che provavo a lasciarlo, mi minacciava di uccidersi».

E invece, alla fine, a rischiare la vita è proprio lei. È successo un giorno di aprile. Proprio quando Lisa, che ormai non ce la fa più, gli dice di tornarsene a casa sua. «Mi ha presa con la forza e mi ha violentata – racconta –. Ho pianto, l’ho implorato di smettere, ho provato a sottrarmi. Poi ho solo sperato che finisse il prima possibile».

Alla fine Lisa riesce a chiudersi in bagno con il cellulare e a chiedere aiuto. Un’amica la porta alla polizia.

Ed è lì, dolorante e sanguinante, con un labbro spaccato e ferite ancora più profonde nell’anima, disorientata e impaurita nella sala d’attesa, Lisa vede venirle incontro un poliziotto.

«Capì subito la situazione – dice la donna – e mi portò in un ufficio a parte. Mi disse: “Lo so che ci vorrebbe una donna”, ma è stato davvero un angelo e in un momento come quello si è comportato con una delicatezza e una professionalità che mi hanno dato una forza incredibile e mi hanno rassicurata in un momento buio per me».

Il poliziotto chiama l’ambulanza, segue Lisa all’ospedale, l’aiuta di fronte alle telefonate e ai messaggi dell’autore di quella violenza, che continua a tormentarla. In ospedale scatta il Codice Rosa, il protocollo di protezione per donne vittime di violenza. L’ormai ex compagno di Lisa viene denunciato, mentre lei racconta tutto l’orrore alla famiglia e ai figli.

Lisa ci ha messo diverso tempo a riprendere il filo della sua vita, aiutata anche da una psicologa. E poi dalla famiglia, dai figli adorati, dalle amiche preziose, dal suo lavoro.

«Oggi? Sto abbastanza bene – dice – anche se non riesco più ad andare a prendere un caffè con un uomo. Perché anche il mio ex all’inizio si era presentato bene... E quando esco dal lavoro, non faccio che guardarmi intorno. Ormai non faccio più niente da sola. Ho sempre un’amica con me. Ho paura di questi episodi che accadono, di donne che anche dopo mesi che hanno lasciato il compagno vengono aggredite con l’acido. La morte di mio marito è stata dura da superare. Ma anche vivere così, con un uomo che ti perseguita... Forse è anche più difficile. Ti rendi conto che sei viva per miracolo. E in quel miracolo c’è stato un angelo, quel poliziotto, che ho scoperto chiamarsi Alessandro Pellicciotta, e che nel momento più buio mi è stato vicino. Ed è a lui che va il mio ringraziamento».
 

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