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La maggioranza boccia la mozione antifascista

Grosseto, lunga discussione in consiglio sul testo proposto da Pd e Lista Mascagni. Al no sindaco e giunta applaudono, consigliere di CasaPound strappa il documento

GROSSETO. Anche chi si dichiara apertamente fascista potrà continuare a vedersi concedere dal Comune di Grosseto spazi pubblici per le proprie attività. La maggioranza di centrodestra in consiglio comunale a Grosseto ha respinto ieri la mozione presentata da Lista Mascagni e Pd sui “Valori dell’antifascismo e della convivenza civile” che chiedeva al sindaco e alla giunta di concedere benefici economici e l’uso di spazi pubblici solo a chi dichiara esplicitamente di riconoscere i valori dell’antifascismo e di condannare ogni forma di discriminazione razziale, etnica, religiosa, omofoba e transfobica. Una mozione approvata in diverse città – tra le ultime Pisa – ma che Grosseto ha respinto.

Quando sul pannello è comparso il dettaglio della votazione, con 20 contrari, due astenuti (Passione per Grosseto e M5s) e cinque favorevoli, la maggioranza e la giunta, con in testa il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, hanno applaudito. Poco prima il consigliere Gino Tornusciolo di CasaPound, al termine del suo intervento, aveva strappato i fogli della mozione.

La discussione era stata aperta dal consigliere Carlo De Martis (Lista Mascagni). Ad ascoltarlo, oltre a consiglieri e assessori, anche una trentina di persone. Hanno vigilato sull’assemblea non uno (come al solito) ma due agenti della polizia municipale.

De Martis ha ripercorso i massacri e le stragi fasciste in provincia di Grosseto, le stragi neofasciste degli anni Settanta, l’omicidio razzista di due senegalesi nel 2011 a Firenze e il recente raid razzista a Macerata, opera di un militante di estrema destra già candidato con la Lega. «Episodi – ha detto – legati da un filo nero. Il fascismo non è passato e oggi anche grazie all’indifferenza di molti ritorna».

A Grosseto c'è un consigliere comunale appartenente a un partito neofascista, Gino Tornusciolo di CasaPound; nel gruppo misto, con lui, Pasquale Virciglio, ex Forza Italia ora nel Movimento Nazionale per la sovranità, entrambi in maggioranza. E verso Tornusciolo e Virciglio si è rivolto spesso De Martis nel suo discorso. «In questo stillicidio di violenze una parte di primo piano l’hanno avuta senza dubbio alcuni militanti di CasaPound», ha detto, citando due esponenti di quel partito condannati per aggressioni (uno, Roberto Palladino, è stato ospitato in consiglio comunale in un’iniziativa organizzata da CasaPound) e chiamando in causa anche la Lega nord («quali conseguenze possono prodursi quando un leader nazionale come Matteo Salvini parla di pulizia etnica?»).

Tornusciolo ha sostenuto la «incostituzionalità» della proposta («anche il circo vi deve fare una dichiarazione antifascista?»). Poi, rivolto al pubblico (cosa per cui è stato ripreso dal presidente) «noi accettiamo le vostre regole – ha detto – e se siamo legittimati a concorrere alle elezioni, abbiamo diritto a stare in piazza». La Costituzione? «Dove sta scritto che è antifascista?». E ancora: «I miei militanti sono brave persone». E infine: «Stalin era democratico?».

Virciglio ha sollecitato una rapida votazione: «Alla gente non gliene frega niente di queste cose». Della maggioranza sono intervenuti Bruno Ceccherini («questa mozione è un’arma di distrazione di massa») e Andrea Guidoni di Fdi (che ha ricordato le foibe), Andrea Ulmi («una perdita di tempo») e Alfiero Pieraccini della Lega («mi sono rotto di parlare di fascismo»). Nessun intervento, invece, da parte del sindaco. Rinaldo Carlicchi di Passione per Grosseto ha motivato la sua astensione dicendo di avere «le tasche piene della discussione» e imputando «tutto questo odio» a Salvini. Ha comunque sottolineato un passaggio di Tornusciolo: «Quando dici “io rispetto la vostra Costituzione”, e sottolineo “vostra”, qualcosa non torna...».Il M5s si è astenuto perché, ha detto Antonella Pisani, «siamo post ideologici». Nel centrosinistra ha preso la parola, tra gli

altri, il capogruppo Pd Lorenzo Mascagni: «O sei democratico o sei antifascista; 30 anni fa la destra non avrebbe avuto problemi a dirsi antifascista». Il voto del consiglio dice che oggi le cose sono cambiate.

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