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AMBIENTE

Tartarughe gettate morte nel cassonetto

Sfuggite al recupero o di nuovo abbandonate. Qualcuno le fa sparire così. «Ma è vietatissimo»

GROSSETO. "Mamma, guarda, c’è una tartaruga!". È domenica, siamo al Parco Giotto e una bambina attira così l’attenzione della madre. Peccato, però – lo scopriremo dopo – che la tartaruga è morta. «Succede – ci dice un nonno – non è la prima volta. E quando se ne trova una, la si butta nel cassonetto». E così scopriamo che: le tartarughe continuano a morire nella vasca del parco Giotto e che chi le trova le fa volare nei bidoni della spazzatura per evitare che i bambini tocchino un animale in putrefazione. «È assolutamente vietato – mette in guardia l’assessora all’ambiente Simona Petrucci – È uno smaltimento illegale».

La tartaruga morta
La tartaruga morta

Senza germani. Il Parco Giotto, e soprattutto l’area del “laghetto”, oggi è assai diverso rispetto a com’era, per esempio, un anno fa. Non ci sono più i germani a spiumettarsi o a fare la siesta al sole. Non ci sono più le maxi carpe né i pesci rossi. E sono sparite anche le tartarughe d’acqua; qui c’erano non quelle autoctone bensì la specie originaria del sud degli Stati Uniti e del Messico settentrionale: le testuggini chiamate dalle orecchie (o dalle gance) rosse, per “i baffetti” porpora che hanno a lato della testa; voracissime, spazzano via tutto ciò che trovano – pesciolini, gamberetti, c’è chi dice persino i pulcini di papera – e si riproducono a ritmi sorprendenti. I germani e gli animali acquatici sono stati trasferiti ad inizio estate da un team di associazioni su richiesta dell’amministrazione comunale e «grazie ad una collaborazione tra Regione Toscana, Regione Umbria e Corpo forestale – aveva spiegato il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna in un video postato su FaceBook il 21 giugno 2017 – per essere collocati in habitat più consoni alle loro esigenze», visto che quello non è un lago ma una vasca con acqua poco ossigenata. Dei germani – decimati da una carabina calibro 22 imbracciata da un ignoto sparatore nella primavera 2016 – per esempio, si è presa cura l’associazione grossetana “Progetto Migratoria”.

La tartaruga. Torniamo a domenica. Ci pare che la testuggine indicata dalla bambina nell’acqua della vasca non dia cenno di vita. Qualcuno si decide e, con estrema delicatezza, immergendo la mano nello stagno la tira su, la poggia sull’erba, le fa il bagno con l’acqua minerale di una bottiglietta. Lei non si muove. È morta la tartaruga. O è sfuggita al trasferimento di giugno o qualcuno se n’è liberato buttandola lì successivamente. È sempre andata così: queste bestiole vengono di solito acquistate nelle fiere quando sono mignon, poi crescono, sono voraci, sporcano e diventano un fastidio: che si fa dunque con la tartaruga ingombrante? La si butta nel laghetto del Parco Giotto, che «è un laghetto solo decorativo – ricorda l’assessora Petrucci – e l’acqua non è ossigenata. E qualora i cittadini trovassero una tartaruga morta – aggiunge – ricordo che è vietatissimo gettarla nel cassonetto. È necessario contattare l’ufficio Ambiente del Comune che incaricherà la ditta preposta al recupero della carcassa, visto che sono necessari degli accorgimenti». Così è stato fatto per la tartaruga trovata domenica.

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