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Esce dal coma a 57 anni, i colleghi lo festeggiano

Agente municipale ebbe un incidente gravissimo a San Martino: loro fecero i rilievi. E oggi brindano al suo ritorno alla vita

GROSSETO. Dopo l’incidente è uscito dal coma e la prima cosa che ha fatto una volta rimesso in piedi (con le stampelle) è stata andare al comando e brindare con i colleghi-agenti della Municipale: gli stessi che quel giorno lo soccorsero e fecero i rilievi. Spumante e bibite, eccoli in foto mentre festeggiano il suo ritorno alla vita.

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Giovanni Profeta – agente scelto di 57 anni in forze al comando della polizia municipale di Grosseto, nato a Gorizia ma maremmano da sempre – cadde con lo scooter a San Martino ed ebbe un’emorragia cerebrale. Era il 18 ottobre scorso: successe in pochi istanti, quasi a ridosso della rotatoria dov’era arrivato in sella al suo scooter 250. Uno schianto tremendo che fu rilevato proprio dai colleghi. Da lì in poi il coma e 4 mesi tra ricoveri e riabilitazione. Fino a oggi.

Giovanni, cosa ricorda di quel giorno?

«Nulla: quel che so dell’incidente mi è stato riferito dopo che mi sono risvegliato dal coma farmacologico. Viaggiavo pianissimo, a 20-30 chilometri all’ora, e andavo a trovare i miei genitori che hanno 91 e 85 anni. Erano tra le 8, 30 e le 9 e da Istia andavo in via Grieg a Grosseto. Ero un po’ nervoso, dovevo sistemare cose familiari. A mezzogiorno sarei entrato al lavoro a montare gli autovelox».

E poi?

«Andavo piano quando mi sono reso conto del mancamento, ho anche frenato quando ho avvertito che stavo male. Ho sentito un’ansia, un battito superiore al dovuto. Sono caduto, ho battuto la testa, il casco mi è rimasto attaccato al collo, praticamente intatto a parte la visiera andata in frantumi. Ho preso il cordolo e mi sono impennato con la ruota davanti: questo l’hanno visto poi i miei colleghi dalle telecamere comunali che sono in zona».

Stessi colleghi con cui lavora fianco a fianco, anche per loro uno choc.

«Sì, intervenuti per “un” incidente, hanno visto che ero io e che ero gravissimo. Si può immaginare: la voce è corsa rapida. Ma io di lì in poi ho avuto il buio. Da Grosseto sono stato portato in elicottero a Siena. Dalla Tac hanno visto che ho avuto un’emorragia cerebrale dopo la caduta. Sono stato in coma 10 giorni dal 18 ottobre al 28 ottobre».

Poi la riabilitazione

«Sono stato trasferito a Montevarchi il 4 novembre e lì ricoverato fino al 7 dicembre, poi ho chiesto di tornare a Grosseto dove ho scoperto che c’è un servizio veramente straordinario a Neuroriabilitazione. Ci sono stato un mese intero e ho ricevuto un’assistenza eccezionale da fisioterapiste e logopediste. Sono stato dimesso il 9 gennaio per trasferirmi a Manciano, al centro di riabilitazione dove sono stato anche lì 2 settimane. È stato un cammino duro e intenso, devo dire...».

Ricorda il risveglio dal coma?

«Quando mi sono svegliato mi hanno detto: “Sei stato in coma, Giovanni” e io ho risposto: “Ma non mi dite cavolate, non ci credo”. Ero stato in un sonno profondo, non ricordavo nulla. Però ero tranquillo, nel dormiveglia, tutto intubato. Avevo anche una clavicola rotta. Non provavo dolore, avevo tanti antidolorifici e “di mio” ho una soglia del dolore alta. Dopo 10 giorni che ero uscito dal coma, il 4 novembre potevo dirmi che ero in grado di intendere e di volere. Il 2 febbraio ho cominciato la fisioterapia a Villa Pizzetti...».

I colleghi le sono stati vicino? (ci mostra una foto del brindisi)

«Sì, decisamente, e ho scoperto di avere tanti amici veri. Non mi aspettavo uno spirito di corpo come quello che c’è stato. I miei colleghi sono venuti tutti i giorni e qualcuno anche 3-4 volte. Il comandante Felice Carullo è venuto 3 volte, anche con la famiglia. Mi ha fatto tanto piacere, li ho sentiti proprio vicini. Dopo che sono uscito dal centro di Manciano, la prima cosa che ho fatto è stata chiamarli, i colleghi, per dire che in serata sarei passato a trovarli, e così ho fatto. Mi hanno preparato un bel rinfresco. Non me l’aspettavo. Sul posto di lavoro a volta capita di discutere, è normale, ma qui c’è stato uno spirito di corpo non indifferente. Poi io sono credente: sono venuti a trovarmi i monaci di Siloe e sacerdoti della maggior parte delle parrocchie, anche da fuori Diocesi. È venuto anche il vescovo Rodolfo Cetoloni».

L’incidente ha rappresentato una “cesura”, vero?

«Sì: mi ha indotto a riflettere: che nella vita non vale la pena arrabbiarsi e dare peso agli aspetti materiali. Questo episodio mi ha cambiato tanto e fatto imparare a conoscere il valore dell’esistenza. Finché non ci passiamo non si può capire».

Progetti?

«Continuo con tenacia la riabilitazione e seguo il mio progetto musicale. Sono un musicista di musica sacra: ho composto musica e parole e diretto l’orchestrazione per 2 cd: “Amore” e “Magnificat”. Solista è Renza Paola Landini. Sono pronti e i fondi raccolti saranno devoluti in beneficenza».
 

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