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Nomadelfia, la comunità che si ispira ai primi cristiani

Fondata da don Zeno Saltini, è frequentata da fedeli che vivere adottando uno stile di vita ispirato a quanto riportato negli Atti degli apostoli. Nacque per accogliere i bambini abbandonati

GROSSETO. Padre e fondatore di Nomadelfia è don Zeno Saltini. Nomadelfia è “un popolo di volontari cattolici che vuole costruire una nuova civiltà fondata sul Vangelo”, come le prime comunità cristia, una comunità che vive dal 1952 nel comune di Grosseto.

Don Zeno Saltini (1900-1981) nel 1931, diventando sacerdote, si fa padre di un giovane che esce dal carcere. Nel 1941 a San Giacomo Roncole, vicino a Mirandola (Modena), don Zeno accoglie come figli altri fanciulli abbandonati e fonda l'Opera Piccoli Apostoli. Ha giurato sull'altare che mai avrebbe fatto un collegio. Nel 1941 una giovane studentessa, Irene, scappa da casa e si presenta a don Zeno dichiarandosi disposta a far da mamma ai Piccoli Apostoli. Don Zeno, con l'approvazione del vescovo, le affida i più piccoli e nasce con lei una maternità nuova, virginea. Altre giovani donne la seguono, sono le "mamme di vocazione". Alcuni sacerdoti si uniscono a don Zeno e danno inizio ad un clero comunitario.

L'8 settembre 1943 i tedeschi occupano l'Italia. Don Zeno, che aveva preso più volte posizione contro il fascismo, la guerra e le leggi razziali, parte per il Sud. Alcuni figli lo seguono per sfuggire alle deportazioni in Germania. A San Giacomo l'Opera è duramente perseguitata e si tenta di disperderla. Diversi giovani Piccoli Apostoli entrano nelle formazioni partigiane, mentre alcuni sacerdoti Piccoli Apostoli contribuiscono all'organizzazione della resistenza e aiutano centinaia di ebrei e di perseguitati politici a raggiungere la Svizzera con documenti falsi. Sette Piccoli Apostoli perdono la vita per la riconquista della libertà.

Dopo la fine della guerra, nel 1947, i Piccoli Apostoli occupano l'ex campo di concentramento di Fossoli, vicino a Carpi, per costruire la loro nuova città. Abbattono muraglie e reticolati, mentre accanto alle famiglie di mamme di vocazione si formano le prime famiglie di sposi, che chiedono a don Zeno di poter accogliere i figli abbandonati, decisi ad amarli alla pari di quelli che nasceranno dal loro matrimonio. Il 14 febbraio 1948 approvano il testo di una Costituzione che verrà firmata sull'altare. L'Opera Piccoli Apostoli diventa così Nomadelfia, che significa dal greco: "Dove la fraternità è legge".

Nel 1950 Nomadelfia propone al popolo un movimento politico chiamato "Movimento della Fraternità Umana", per abolire ogni forma di sfruttamento e per promuovere una democrazia diretta. Ma l'ostilità delle forze politiche al governo e di alcuni ambienti ecclesiastici blocca l'iniziativa. I nomadelfi sono 1150, dei quali 800 figli accolti (molti dei quali bisognosi di cure particolari) e 150 ospiti senza casa e senza lavoro. La situazione economica diventa sempre più pesante. Sfruttando questo pretesto si tenta di sciogliere Nomadelfia.

Il 5 febbraio 1952 il Sant'Ufficio ordina a don Zeno di lasciare Nomadelfia. Don Zeno ubbidisce. Costretti ad abbandonare Fossoli, i nomadelfi si rifugiano a Grosseto, su una tenuta di diverse centinaia di ettari da bonificare, donata da Maria Giovanna Albertoni Pirelli, dove vivono in gran parte sotto le tende.

Pur lontano dai figli, don Zeno cerca di provvedere alle loro necessità, e sempre più spesso deve difenderne in tribunale alcuni che, strappati alle famiglie di Nomadelfia, sono ricaduti nella malavita. Chiede perciò al Papa di poter rinunciare temporaneamente all'esercizio del sacerdozio per tornare alla guida dei suoi figli. Nel 1953 Pio XII gli concede la laicizzazione "pro gratia". Depone la veste, torna fra i suoi figli. I nomadelfi dopo la dispersione sono circa 400. Nel 1954 don Zeno crea i "gruppi familiari". Nel 1961 i nomadelfi si danno una nuova Costituzione come associazione civile, e don Zeno chiede alla Santa Sede di riprendere l'esercizio del sacerdozio. Nomadelfia viene eretta in parrocchia e don Zeno nominato parroco. Il 22 gennaio 1962 celebra la sua "seconda prima messa".

Nel 1965 don Zeno propone ai nomadelfi una nuova forma di apostolato: le "Serate di Nomadelfia", uno spettacolo di danze che ancora oggi viene preparato ogni anno e gira lungo l’Italia intera e il mondo. Nello stesso anno i nomadelfi ottengono dal Ministero della Pubblica Istruzione di educare i figli sotto la loro responsabilità, nella propria scuola interna. Il 12 agosto 1980 i nomadelfi presentano a Giovanni Paolo II, nella villa di Castelgandolfo, una "Serata". E' presente tutta la popolazione di Nomadelfia. Il Papa dice tra l'altro: "Se siamo vocati ad essere figli di Dio e tra noi fratelli, allora la regola che si chiama Nomadelfia è un preavviso e un preannuncio di questo mondo futuro dove siamo chiamati tutti".

Pochi mesi dopo don Zeno, colpito da infarto, rivolge ai nomadelfi le ultime parole prima dell'agonia: si può considerare il suo testamento. Muore in Nomadelfia il 15 gennaio 1981, mentre il Papa riceve una delegazione di nomadelfi insieme ai quali prega per lui e invia la sua benedizione.

Oggi, nella comunità fondata da don Zeno Saltini a poca distanza da Grosseto, vivono circa 270 persone, in 50 famiglie. Don Zeno Saltini (1900-1981). nel 1931, diventando sacerdote, si fa padre di un giovane che esce dal carcere. Da allora quasi 5.000 figli sono stati accolti nelle famiglie di Nomadelfia. Tutti i beni sono

in comune. Non esiste proprietà privata, non circola denaro. Si lavora solo all'interno e non si è pagati. Le famiglie sono disponibili ad accogliere figli in affido. 5 famiglie insieme formano un "gruppo familiare". Le scuole sono interne e l'obbligo scolastico è stato portato a 18 anni.

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