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il naufragio della concordia

Lo stesso repertorio della notte maledetta

Alex Brandini stava suonando il piano a bordo: stasera l’omaggio alle vittime del disastro

GROSSETO. «E in mezzo a questo mare, cercherò di scoprire quale stella sei. Perché mi perderei se dovessi capire che stanotte non ci sei». È “La notte dei miracoli”, è il ricordo della voce di Lucio Dalla. Sono le note del pianoforte che accompagnano quei versi usciti per caso dal sistema a fare da colonna sonora all’impatto della Concordia con lo scoglio delle Scole. Alex Brandini quella sera ha visto le carte della sua vita mescolarsi come a un tavolo da poker. Stava suonando per i viaggiatori che avevano scelto di cenare al secondo turno: con le sue note e con la sua voce stava accompagnando il loro aperitivo quando la canzone di Lucio Dalla è uscita per caso dal pc che aveva con sé, quello che generava le basi che accompagnavano le sue parole. «Ho premuto il tasto “l” per cantare “Let there be love” degli Oasis - ricorda - e il sistema mi ha regalato invece Lucio Dalla. Non potevo sapere quello che sarebbe successo di lì a pochi minuti». Le parole del cantautore bolognese da quella sera hanno scandito quasi tutti i momenti cruciali della vita di Alex tanto che stasera, alle 21,47 sarà quella la canzone che interpreterà al ristornate da Gigi, che si inaugura in via Scansanese. Brandini sarà lì con Marchino, ma nella scaletta della serata, che cade proprio nel sesto anniversario del naufragio della Costa Concordia, il pianista ha deciso di ritagliarsi un momento per ricordare le vittime di quel naufragio. «Io ho avuto la fortuna di trovare posto su una scialuppa di salvataggio e scendere poco dopo mezzanotte - racconta - ore dopo il comandante Schettino. Quello che è successo su quella nave e le immagini che mi sono passate davanti agli occhi resteranno indelebili nella mia mente. Quelle due ore a bordo della nave, sopo l’impatto con le Scole, sono state lunghe come vent’anni di vita».

Brandini, da allora, ha smesso di suonare sulle navi da crociera nonostante avesse fatto quel lavoro per vent’anni. «Ci sono stati momenti, durante altre crociere - dice - nei quali ho avuto paura. Abbiamo incontrato spesso mareggiate ma il fatto che trentadue persone siano morte e che tantissimi altri abbiano rischiato la vita per il colpo di testa di Schettino, è stata una tragedia nella tragedia. Chi è riuscito a salvarsi ha cercato di dare una mano a chi era in difficoltà e soltanto grazie a questo in tanti siamo rimasti in piedi. Non soltanto fisicamente, quella notte, ma anche di fronte alla nostra coscienza».

Il pianista della Concordia, quella notte era vestito di nero e stasera, al ristorante da Gigi, indosserà di nuovo quell’abito per ricordare quelle trentadue persone che non ci sono più. «Una delle cose più odiose che mi è successa dopo il naufragio - dice - è stata rispondere alle persone che mi hanno chiesto se quella notte l’acqua del Giglio fosse fredda. Era gelida, ma non soltanto perché i gradi erano pochi. Era gelida perché portava con sé quel carico di morte che poteva e anzi doveva essere evitato».

Stasera al ristorante sarà festa: la scaletta pensata da Brandini con Marchino sarà una scaletta
che parla d’amore, di allegria. Un bell’omaggio alla musica italiana e internazionale ma sarà anche quella canzone, quella “Notte dei miracoli” che sottolineerà, senza nemmeno bisogno che siano letti, i trentadue nomi delle vittime della Concordia. (f.g.)

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