Quotidiani locali

Prova di sensibilità per i negozianti «Servono incentivi»

Confesercenti e Confcommercio pronte al cambio di passo ma a patto che il Comune dia una mano con i tributi

GROSSETO. Una questione più che tutto di sensibilità. In assenza di norme che impongano tout court di rendere ogni luogo pubblico accessibile alle persone disabili (si veda l’articolo a sinistra), l’abbattimento delle barriere architettoniche – laddove è tecnicamente possibile realizzarlo – diventa soprattutto una questione di sensibilità. Non perché chi non provveda sia “cattivo”. Spesso non ci si pensa, perché magari non se ne è sentita la necessità in prima persona. A riprova di ciò è la storia raccontata ieri dal Tirreno della titolare del nuovo bar panetteria Mazzini 69, Francy Elena Achury, che ha aperto un locale completamente privo di barriere architettoniche perché, come ha raccontato lei stessa, avendo il marito in sedia a rotelle per lei è stato spontaneo non avere scalini, ostacoli, barriere.

Altre volte il problema è di natura economica. Per abbattere scalini e allargare porte servono progettista, muratori, materiali, bolli, burocrazia. Soldi.

Qual è, dunque, la sensibilità dei commercianti grossetani sull’argomento? Cosa stanno facendo le associazioni di categoria per non escludere i clienti che hanno difficoltà a muoversi sulle due gambe? Come si può finalmente avere negozi accessibili davvero a tutti?

La buona notizia è che non siamo all’anno zero. «A Grosseto c’è ad esempio l’esperienza di via Galileo Galilei, dalla quale partire», spiega Gloria Faragli, direttrice di Confesercenti.

Quella di via Galilei è un’importante iniziativa promossa dal Collegio dei geometri della provincia di Grosseto, in collaborazione con il Fiaba, Fondo italiano abbattimento barriere architettoniche, l’Istituto Costruzioni ambiente territorio (Cat) Manetti di Grosseto e l’amministrazione comunale. Gli studenti hanno fatto rilievi sulle soglie dei negozi e progettato interventi per eliminare le barriere architettoniche. I risultati del progetto sono stati presentati a ottobre.

«È un’esperienza alla quale ha lavorato anche il nostro presidente di Orbetello, e che può essere replicabile», prosegue Faragli. Ma non l’unica.

«Penso ad esempio ai molti stabilimenti balneari di Marina di Grosseto dove c’è stata un’attenzione all’abbattimento di barriere architettoniche grazie a strumenti urbanistici mirati».

Due, sottolinea la direttrice di Confesercenti, sono gli ingredienti che servono a compiere questo cambio di passo nella fruizione dei negozi: l’interesse dei commercianti a fare i lavori, ma anche azioni di sostegno da parte del Comune perché non tutti i costi ricadano su chi ha un’attività. «Gli enti locali potrebbero individuare forme di incentivazione – spiega Faragli – ad esempio prevedere di abbattere una parte dell’imposizione locale per le imprese che sostengono i costi di abbattimento delle barriere architettoniche».

La proposta, spiega Faragli, «non è mai stata fatta ufficialmente al Comune ma personalmente ne ho potuto parlare con alcune aggregazioni dei centri commerciali naturali. E ho trovato un contesto territoriale favorevole. Non tutto è riconvertibile, ma è chiaro che è un bisogno. E non solo per chi è in carrozzina. In certi momenti della vita può essere un bisogno per tutti». Una gamba ingessata, un bambino in carrozzina o un anziano: può capitare a chiunque di avere bisogno di percorsi lisci.

Dello stesso avviso la posizione di Ascom Confecommercio. «Insieme alla sostenibilità ambientale quello dell’accesso è uno dei temi che mi sono particolarmente cari e l’abbattimento delle barriere architettoniche è uno dei nostri primi obiettivi», spiega Gabriella Orlando, direttrice di Ascom Confcommercio.

Orlando inserisce quello dell’abbattimento delle barriere architettoniche nei negozi all’interno delle azioni previste dal Laboratorio per la rigenerazione urbana che l’associazione ha sottoscritto a luglio con il Comune di Grosseto, suggellato da un protocollo lo scorso luglio, e che rientra in più ampio protocollo con l’Anci nazionale per combattere lo spopolamento dei centri storici a seguito dello sviluppo dei centri commerciali.

«La firma a luglio è l’approdo di un percorso partito l’anno prima all’indomani dell’elezione del sindaco – spiega Orlando –. Nel corso dei primi incontri con le associazioni di categoria, incontrammo il sindaco proponemmo questo protocollo che fu accolto con favore».

Anche in questo caso la collaborazione con il Fiaba e l’Ordine dei geometri è stata e continua a essere preziosa. «Siamo già in contatto con il presidente del Fiaba Giuseppe Trieste e con l’Ordine dei geometri – spiega – e contiamo di allargare questo progetto ad altri comuni. Purtroppo, è vero, non c’è un obbligo impellente per i negozianti di abbattere le barriere architettoniche, ma abbiamo fatto incontri coi commercianti e nessuno è particolarmente contrario».

Anche per Ascom Confcommercio uno dei nodi da sciogliere è la sostenibilità dei costi per i lavori di adeguamento. «Una delle nostre proposte prevede che chi abbatte le barriere architettoniche possa godere di uno sconto su un tributo locale da parte del Comune». Di nuovo, come nel caso di Confesercenti, la proposta non è stata mai ufficializzata, ma la direzione – secondo l’associazione di commercianti – è quella. «Ci sono commercianti sensibili a questa tematica – dice ancora Orlando – ma al di là di questo è anche una questione di business perché se hai barriere architettoniche tagli fuori non solo persone disabili ma anche le mamme con i passeggini, gli anziani...».

Insomma, sul
piano teorico la categoria pare pronta. Un ultimo ostacolo, però, si frappone tra il desiderio e la realizzazione. «Spesso il titolare del negozio non è proprietario del fondo, e questo implica che anche quest’ultimo autorizzi le modifiche strutturali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

TrovaRistorante

a Grosseto Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro