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Alluvione: petizione on line per istituire il 4 novembre la Giornata per le vittime

Gli ingegneri idraulici chiedono al governo misure di prevenzione e per mitigare il rischio idrogeologico

GROSSETO. Nelle cerimonie e nei ricordi ufficiali passa spesso in secondo piano rispetto a quella di Firenze. Eppure l’alluvione del 4 novembre 1966 in Maremma è stato un evento non meno devastante, con una vittima e un territorio in ginocchio. Un territorio ancora oggi fragilissimo dal punto di vista idrogeologico, che ha continuato a soccombere sotto la forza dell’acqua. Tragica l’alluvione del 2012, in cui sono morte sei persone; e tragica la piena del 2014, che è costata la vita ad altre due persone.

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Ora una petizione al presidente del Consiglio dei ministri, sul portale change.org, dal titolo “Proposta tecnico scientifica per la mitigazione del rischio alluvionale in Italia, propone che il 4 novembre sia istituita la Giornata della memoria per le vittime delle alluvioni. E non solo.

La proposta è della comunità degli ingegneri idraulici italiani, ha già raccolto 15mila firme e punta a 25mila entro Natale.

L’idea è nata nel 2016 per i 50 anni dall’alluvione, quando in venti città italiane colpite mezzo secolo fa dalla piena, si è tenuto un seminario diffuso sul rischio idrogeologico, intitolato “L’alluvione, le alluvioni”, organizzato da Cinid (Consorzio interuniversitario per l’idrologia), Gii (Gruppo italiano di idraulica), e Comitato Firenze 2016, con la rete delle professioni. All’appuntamento hanno partecipato Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Cassino, Cosenza, Firenze, Genova, Latina, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Perugia, Potenza, Roma, Salerno, Torino e Trento.

Ancora una volta Grosseto è rimasta nell’ombra. Ma la petizione on line potrebbe rappresentare l’occasione giusta per restituire agli eventi maremmani la giusta evidenza. Non tanto sul piano celebrativo, quanto – e qui sta l’obiettivo della petizione – su quello della sensibilizzazione alla difesa dalle alluvioni, della programmazione e di un’efficiente azione tecnica di prevenzione ed educazione dei cittadini.

«L’organizzazione dei seminari è stata affidata al referente di ciascun dipartimento di ingegneria idraulica delle università dei territori interessati dall’alluvione», dice Laura Pala, responsabile della diffusione on line dell’iniziativa, per spiegare come mai Grosseto non ha partecipato ai seminari. «Con Grosseto non ci sono stati contatti – spiega ancora – ma è proprio per rilanciarla in modo capillare che è stata fatta la petizione on line. Così, in modo orizzontale, chiunque può aderire alle proposte. L’idea è proprio quella che i Comuni diano il patrocinio e che, oltre ai cittadini, la sottoscrivano anche enti e istituzioni».

La proposta parte da un dato drammatico. In cinquant’anni le alluvioni hanno fatto circa 950 vittime. Nonostante ciò, dicono gli ingegneri, da oltre 15 anni non sono più operativi per mancanza di fondi i gruppi di lavoro nazionale sul rischio alluvionale (Progetto finalizzato conservazione del suolo, 1977-1982, e Gruppo per la difesa dalle catastrofi idrogeologiche, 1985-2002), le risorse per il monitoraggio idro-meteorologico sono inadeguate e mancano strutture tecniche a disposizione degli enti locali per la gestione della sicurezza del territorio.

Per questo la comunità degli ingegneri nella petizione chiede che il Paese torni a dotarsi di un programma di ricerca e sviluppo nazionale nell’ambito del rischio alluvionale, per mettere a sistema le conoscenze e riattivare il circolo virtuoso che in passato garantiva un continuo trasferimento delle conoscenze tra mondo accademico, enti pubblici, rete delle professioni e società civile. E che sia compreso nel Piano Casa Italia il tema del rischio idrologico e geologico.
 

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