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Morì dopo il ricovero: per il medico legale ci sono responsabilità dei sanitari

Una 78enne di Follonica rimase 40 giorni in coma: la procura ha avviato indagini contro ignoti

GROSSETO. “Scorretta gestione della paziente”, monitoraggio non “accurato”, trasferimento imprudente, “criticità nell'operato dei medici” per non aver messo in atto una terapia trasfusionale. Sono diverse le censure mosse nei confronti dei sanitari, con particolare riferimento a quelli dell'ospedale Misericordia di Grosseto, nella perizia medico legale disposta dalla Procura grossetana nell'ambito del procedimento penale al momento contro ignoti per il decesso di una donna di 78 anni di Follonica avvenuto il 2 marzo del 2017.

Un autentico calvario ospedaliero durato quaranta giorni quello vissuto dall'anziana. Il 23 gennaio, alle 3 di notte, il figlio, notando un rigonfiamento anomalo all'altezza dell'addome, chiama il 118 e la paziente viene condotta all'ospedale di Massa Marittima. Qui viene sottoposta ad una serie di accertamenti tra cui la Tac, al termine dei quali i sanitari, anche a fronte del fatto che il rigonfiamento si è esteso al fianco determinando un vasto ematoma, decidono di trasferirla nel più attrezzato nosocomio di Grosseto, dove la signora accede al pronto soccorso alle 12.37 di quello stesso giorno. La donna viene prima sottoposta ad un'angiografia, che conferma la lacerazione di un vaso, e poi a una procedura endovascolare di embolizzazione, al termine della quale viene documentata l'apparente cessazione del sanguinamento acuto. L'anziana viene quindi tenuta ventiquattr'ore in Osservazione Breve Intensiva e poi riportata, nel pomeriggio del 24 gennaio, a Massa Marittima, dove però arriva priva di accessi venosi, in condizioni cliniche gravi, con scadimento dello stato di coscienza e chiari sintomi di choc ipovolemico. Viene allertato anche il rianimatore, inserito un accesso venoso centrale e predisposto un nuovo trasferimento verso l'ospedale di Grosseto per riportare la paziente in sala angiografica. Ma qui, al momento dell'induzione dell'anestetico, si verifica un grave arresto cardiaco e la donna entra in coma e viene ricoverata nel reparto di Rianimazione.

La paziente, dopo alcuni giorni, palesa qualche timido segnale di miglioramento, tanto che i medici il 20 febbraio decidono di trasferirla in Subintensiva e il 1° marzo la passano nel reparto di Neurologia in attesa che si liberi un posto all'ospedale di Montevarchi per svolgere la riabilitazione motoria e neurologica, ma ormai le sue condizioni generali sono gravemente compromesse, è soggetta a continue crisi convulsive e a problemi respiratori e la situazione precipita presto. E infatti alle 7.45 dell'indomani, 2 marzo, viene trovata senza vita nel suo letto in Neurologia: morte dovuta ad “arresto cardiaco acuto, causato da un'alterazione del ritmo spinta fino all'asistolia, non potendo escludere un'ischemia acutissima del miocardio da vasospasmo” per citare la causa di morte stabilita dal Ctu nella sua perizia.

Sconvolto per la perdita della mamma e perplesso sull'operato dei sanitari, il figlio della signora, per fare piena luce sui fatti, attraverso la consulente personale, l’avvocata Simona Longo, si è dunque rivolto a Studio 3° di Mestre, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, ed è stato presentato un esposto presso la Procura di Grosseto con la richiesta di avviare gli opportuni accertamenti per verificare eventuali profili di responsabilità in capo ai medici e alle strutture che hanno avuto in cura la paziente, disponendo, nel caso, l'acquisizione delle cartelle cliniche integrali e l'esame autoptico sulla salma.

Istanze accolte dal pubblico ministero titolare del caso, Marco Nassi, che ha aperto un procedimento per omicidio colposo, momentaneamente a carico di ignoti, e disposto l'autopsia, incaricando a tal scopo come consulente tecnico d'ufficio il dottor Matteo Benvenuti, specialista in Medicina legale, di Siena: operazioni peritali effettuate il 14 marzo, all'obitorio dell'ospedale di Grosseto, e a cui ha partecipato come medico legale di parte per i congiunti della vittima, messo a disposizione da Studio 3A, anche il dottor Paolo Bellettini, di Grosseto.

Si è così arrivati al deposito della perizia da parte del Ctu della Procura, che conferma in pieno questi profili di responsabilità. Il dottor Benvenuti eccepisce sull’operato dei sanitari dell’Osservazione breve intensiva di Grosseto il 24 gennaio, non lesina perplessità sul successivo

trattamento della paziente, lo stesso giorno, sia a Massa Marittima sia nel secondo accesso a Grosseto, evidenzia una correlazione tra l’assunzione di un farmaco anticolaugulante e l’insorgenza dell’ematoma.

Le indagini sono ancora aperte e la famiglia resta in attesa di verità.

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