Quotidiani locali

caffè tirreno

La città a ostacoli sulle strade e nei cuori

Marciapiedi impraticabili, barriere architettoniche e culturali e poco ascolto da parte delle istituzioni: il grido di protesta dei cittadini

GROSSETO. Angelo Azzi è in carrozzina da quattordici anni. Arriva a Caffè Tirreno, ospitato all’Happy bar di via de’ Barberi, su un fiammante modello 4x4 con grosse ruote, carrozzeria rossa e guida elettrica. «Costa 24.000 euro, quanto una macchina», dice la moglie Emanuela Fallani, intuendo lo stupore dei presenti.

leggi anche:

Un “lusso” che non tutti possono permettersi e che comunque, pur facilitandogli le manovre, non garantisce ad Angelo di spostarsi in completa sicurezza per la città. Perché sul crepuscolo del 2017, accade ancora, in una piccola città di provincia del mondo occidentale, che un’ampia fetta della popolazione incontri ostacoli di ogni genere che le impediscono di vivere serenamente, di spostarsi, fare acquisti, divertirsi, andare al cinema o in un museo, provarsi un vestito in un camerino, prendere soldi al bancomat, parlare con gli uffici pubblici. «Il problema più grosso sono i marciapiedi», ammette Angelo, che racconta di essere costretto a viaggiare sulla strada, prendendosi rischi e maledizioni da parte degli automobilisti.

Alla vigilia della Giornata internazionale delle persone con disabilità, istituita dall’Onu nel 1981 e che si celebra oggi, Il Tirreno ha organizzato uno speciale Caffè Tirreno dedicato alle persone con disabilità. All’appuntamento, ieri mattina, c’erano semplici cittadini, come Angelo, parenti di persone disabili, come sua moglie, rappresentanti di associazioni, come Ivo Massai, coordinatore provinciale dell’Unione italiana ciechi, e Luciana Pericci, coordinatrice della consulta per la disabilità del Comune di Grosseto e cavaliere della Repubblica, Lorella Ronconi, anch’essa cavaliere della Repubblica e storica attivista, Paola Borracelli, ex presidente dell’ordine dei geometri, e Matteo Della Negra dell’associazione Grosseto al centro.

Marciapiedi o ostacoli. Che il principale problema negli spostamenti siano marciapiedi e strade impraticabili non è una novità. Per chi si muove in carrozzina o non vede, quelle difficoltà si trasformano in ostacoli insormontabili. Eppure sistemare le buche non basta. «Il problema è che non esistono percorsi lineari – spiega Ronconi – e quindi corri anche il rischio di essere investito». Un percorso lineare è quello che prevede, ad esempio agli incroci, uno scivolo alla fine del marciapiede direttamente sull’angolo. «Da diverso tempo, invece – dice Ronconi – vengono realizzati a qualche metro dall’incrocio, cosa che per chi è in carrozzina è pericolosa perché le auto non ci vedono». Angelo lo ha sperimentato: una volta è stato centrato da un’auto in piazza De Maria ed è caduto.

Dove sono i Peba? «Per ovviare a questi problemi basterebbero i Peba, i Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche – dice Borracelli –. Zona per zona si studiano percorsi accessibili. I piani devono per legge essere operativi in tre anni». Con i Peba si può anche accedere a finanziamenti per realizzare i lavori. Il compito spetta al Comune. Ma ad oggi i cittadini direttamente interessati non ne hanno vista traccia. E neppure tutti gli altri. «Che poi – fa notare Pericci – le cose fatte per le persone disabili tornano utili a tutti». Quante mamme e quanti babbi con i passeggini hanno sperato di avere strade lisce e scivoli per salire e scendere dal marciapiede?

Quelle belle fronde... Per i non vedenti a queste difficoltà se ne aggiungono altre, spesso inimmaginabili. Come ad esempio le fronde di un albero o un arbusto che da un giardino si allungano sul marciapiede. Una persona che non vede, se non è accompagnata, ci può sbattere contro e ferirsi. «Per noi è impossibile girare da soli», dice Pericci.

Barriere culturali. Ma, oltre a quelle architettoniche, le barriere che secondo questi cittadini occorre con più urgenza abbattere sono quelle culturali. Perché se le istituzioni sono carenti, non va meglio nel privato. Negozi e uffici con gli scalini, ma anche assenza di traduzione in Lingua italiana dei segni per i sordi, bancomat con comandi audio per i ciechi. «Il problema è culturale e di sistema – spiega Pericci – In Italia le leggi ci sono ma vengono eluse. Quel che si dimentica è che le persone disabili sono cittadini, sono consumatori, turisti, sportivi. Cerchiamo solo una normalità nella disabilità».

«Nel 2006 l’Onu ha varato la Convenzione sul diritto alle persone con disabilità – dice Ronconi –. La novità è che cancella la parola “disabile” e la sostituisce con “persona con disabilità”».

Persone che hanno diritti ancora lontani dall’essere completamente riconosciuti e che troppo spesso rimangono inascoltate.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

TrovaRistorante

a Grosseto Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista