Quotidiani locali

Tre colpi ravvicinati per uccidere l’amico di una vita

Scarlino, la confessione choc dell'omicida: «Mi è mancata la terra sotto i piedi»

SCARLINO. Tre colpi, a distanza ravvicinata. Il primo a una mano, alzata probabilmente per cercare di ripararsi da quella pallottola che sapeva lo avrebbe ucciso. La seconda al ventre. La terza, a bruciapelo, al volto. Mercoledì 15, all’obitorio, si svolgerà l’autopsia sulla salma di Alessandro Toffoli, 58 anni ucciso da Antonio Esposito, 70 anni, nel suo orto di Scarlino .

Esposito ha raccontato tutto al sostituto procuratore Salvatore Ferraro che lo ha interrogato nella caserma di Follonica, dove il muratore è stato portato dai carabinieri della stazione di Scarlino, che stanno svolgendo le indagini insieme ai colleghi del Norm della Compagnia. Il settantenne è stato anche sottoposto allo stub. Difeso dall’avvocato Giovanni Di Meglio, ha confessato tutto ai carabinieri di Scarlino, dopo aver fermato la pattuglia per strada. «Quando mi ha richiesto indietro anche gli assegni che già mi aveva dato - ha detto l’omicida al magistrato - mi sono sentito mancare la terra sotto i piedi. Ho pensato alla mia famiglia, che non avrei potuto mantenere e ho fatto quello che ho fatto».

Sarebbe stato un attacco di rabbia incontrollato quello che ha fatto imbracciare il fucile al settantenne. In vita sua aveva preso al massimo una multa. Non c’è alcuna ombra, a fare buio sui suoi settant’anni. «Ho fatto una c...ta», ha detto a sua moglie, appena è antrato in casa con il fucile. Lo ha riposto, è sceso, ha trovato una pattuglia dei carabinieri di Scarlino per strada e ha fatto loro cenno di fermarsi. «Ho ucciso un uomo», ha confessato subito. È salito sulla loro auto e li ha accompagnati a casa sua, consegnando il fucile calibro 12, quello con il quale andava a caccia. Poi li ha portati all’orto dove c’era il corpo di Toffoli, riverso in una pozza di sangue, ormai morto. Silenzio, tutto intorno.

«Esposito era affranto quando ha parlato con il magistrato - dice l’avvocato Di Meglio - ma non ha teso una trappola a Toffoli. Era stato l’amico a contattarlo qualche giorno prima per chiedergli se potevano vedersi: voleva indietro alcuni assegni che aveva già versato». Sarebbe quello il motivo che ha spinto il settantenne, muratore, ha imbracciare il fucile e sparare. L’arma l’aveva portata nel podere per uccidere alcuni ratti che gli stavano creando dei problemi ma quando si è trovato davanti Toffoli che rivoleva indietro due assegni da 650 euro ciascuno che aveva consegnato al settantenne qualche settimana prima ha rivolto il fucile contro l’uomo.

Un'immagine di Antonio Esposito (foto...
Un'immagine di Antonio Esposito (foto Giancarlo Grassi)


Toffoli doveva a Esposito più di centomila euro, soldi che erano stati investiti in un affare immobiliare dal quale però, due anni fa, il muratore era voluto uscire. Acquistavano case insieme, Esposito le ristrutturava, poi le rivendevano. Il dipendente dell’Enel, quando due anni fa il muratore decise di uscire dall’affare, gli avrebbe spiegato che non aveva in quel momento i soldi per liquidarlo. Gli doveva 110mila euro e si accordarono per una restituzione da fare entro il marzo 2020, e per il versamento degli interessi con assegni da 650 euro al mese. Due di questi erano stati consegnati da poco ad Esposito. Toffoli però, lo aveva chiamato, chiedendo che gli fossero restituiti. È in quel momento, durante quella discussione con l’amico fraterno che conosceva da trent’anni, che ha imbracciato il fucile. «Ha pensato alla sua famiglia, alla paura di non riuscire a mantenerla - dice ancora l’avvocato Di Meglio - si è sentito portare via la sua dignità». E per questo avrebbe sparato: alla mano, al ventre. Al volto. Uccidendo Alessandro, che aveva 12 anni meno di lui e che conosceva da una vita, l’amico del quale si fidava e con il quale si era anche messo in affari. Tre colpi che non gli hanno lasciato scampo.

Il sostituto procuratore, oltre all’autopsia che si svolgerà mercoledì, ha disposto anche la perizia balistica. Poi saranno acquisiti anche i tabulati dei cellulari. Accertamenti che chiariranno i contorni di una tragedia che non era stata ancora scritta e che non poteva nemmeno essere immaginata. Per il temperamento di Esposito, soprattutto: un uomo mite che nelle settimane scorse, qualche volta, aveva litigato con Toffoli ma senza mai passare il limite. Poi è arrivata domenica e il fucile era lì, all’orto, per ammazzare i topi. È arrivato l’amico ed è cominciata la discussione. L’ultima.
 

TrovaRistorante

a Grosseto Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista