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«No alle centrali, sì alla geotermia pulita»

Piancastagnaio, in centinaia al corteo Nogesi che propone la bassa entalpia per le pompe di calore: «Creerebbe più lavoro»

PIANCASTAGNAIO. Hanno sfilato con bandiere e striscioni per ribadire il loro no a una geotermia inquinante e in mano a un’unica società, ma anche per dire sì a un tipo di sfruttamento della risorsa geotermica pulito, appannaggio di tutti i cittadini e che, secondo i loro calcoli, a parità di esborso per lo Stato – in termini di contributi pubblici per l’energia rinnovabile – creerebbe posti di lavoro in un numero dieci volte maggiore rispetto a quello della geotermia industriale esistente oggi.

Circa trecento persone hanno percorso ieri i cinque chilometri tra Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio, sul versante senese dell’Amiata, alla manifestazione indetta dai comitati in difesa del Monte Amiata, dalla Rete Nazionale Nogesi e da Sos Geotermia per dire no al distretto geotermico che sorgerebbe in Amiata – dove già esistono centrali flash di Enel Green power – se la Regione autorizzasse la costruzione di decine di nuove centrali, flash e a ciclo binario, di cui una decina di società ha fatto richiesta.

All’arrivo a Piancastagnaio il gruppo si è ulteriormente infoltito con altri partecipanti che hanno ascoltato gli interventi dei rappresentati di Nogesi.

Stavolta, oltre a ribadire le storiche ragioni del no agli impianti – principalmente che le centrali inquinano l’aria e le falde acquifere e deturpano l’ambiente – i manifestanti hanno voluto aggiungere un elemento propositivo: sfruttare la risorsa geotermica con una geotermia a bassa entalpia, quella cioè delle semplici pompe di calore ad uso delle singole case.

Questo hanno ribadito i rappresentanti di Nogesi Velio Arezzini e Cinzia Mammolotti di Abbadia San Salvatore e Beatrice Pammolli di Piancastagnaio.

Il ragionamento dei Nogesi è questo: ad oggi lo Stato destina 80 milioni di euro all’anno di contributi pubblici a Enel Green power, proprietaria delle centrali geotermiche amiatine. Ebbene, se invece della geotermia ad alta entalpia delle grandi centrali Enel la Regione sostenesse la bassa entalpia delle pompe di calore nelle singole case e versasse quegli stessi soldi alle imprese che sarebbero coinvolte nella realizzazione degli impianti, Nogesi calcola che i lavoratori occupati sarebbero dieci volte in più rispetto a quelli impiegati oggi nelle grandi centrali.

Ne beneficerebbero, sostiene Nogesi, imprese artigianali edili, di impianti idraulici, di impianti elettrici, del settore della carpenteria in ferro e legno e imprese specializzate nella coibentazione.

Nogesi ha annunciato che su questo argomento produrrà un confronto analitico.

È stato poi approvato il “Manifesto dell’Amiata”.

Intanto
nei giorni scorsi a Firenze una mozione del Movimento 5 stelle presentata in consiglio regionale ha ottenuto il voto di tutti i gruppi per chiedere alla Regione di bocciare il progetto di centrale da 20 Megawatt che Enel green power vuole costruire a Piancastagnaio.

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