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Burberi, duri, resistenti: il ritratto dei butteri firmato Walter Bencini

Il nuovo lavoro del regista e produttore che si misura con il rapporto tra uomini e animali durante un intero anno

ORBETELLO. Il soffio del vento, la pioggia battente, la corsa libera dei cavalli, i muggiti della vacche al pascolo, le urla degli uomini: il regista e produttore Walter Bencini porta sul grande schermo la magia dei butteri.

Nel 2014 ha raccontato la vita dei pescatori di Orbetello nel film che ha presentato al festiva di Berlino “I cavalieri della laguna”. Prima ancora, nel 2010, ha girato un documentario sul suo viaggio nel cuore della Libia, nelle oasi di Al Jufrah, sulle rotte di antiche vie carovaniere alla scoperta di un patrimonio unico al mondo di quattrocento varietà di datteri custodite con cura dai contadini.



Oggi Bencini si sta cimentando con la sua ultima fatica “Gli ultimi butteri – Storie di butteri resistenti per un futuro sostenibile” di cui sta girando i ciak conclusivi.

«Il film – spiega il regista – è un viaggio umano e poetico nella “Maremma amara” a contatto con i butteri, uomini burberi e duri come la loro terra, eroi sospesi tra il destino di un tramonto e l’ostinata volontà di non darsi per vinti. Io ho lavorato proprio sul loro lavoro, sul rapporto con la natura e con l’animale».

Il film ha suscitato l’interesse dell’Istituto Luce, la più antica istituzione pubblica destinata alla diffusione cinematografica a scopo didattico e informativo del mondo e, spiega Bencini, «rimarrà anche come documento ufficiale della storia d’Italia».



Protagonisti di questa affascinante storia sono Alessandro Zampieri detto “La Vecchia”, rigoroso e severo capo dei butteri, custode di un sapere antico e di tutta un’esistenza segnata dal rapporto con il bestiame. Con lui, il capo squadra Stefano Pavin “l’uomo che sussurra ai cavalli”, l’esperto della doma, e il taciturno Luca Bettiol detto “Civetta”.

«I butteri sono uomini cocciuti – spiega Bencini – che si raccontano in maniera diretta, senza fronzoli, con quella fierezza, quell’orgoglio, del proprio mestiere, consapevoli della propria utilità, del proprio ruolo di butteri e, insieme, difensori degli animali e del territorio. Negli occhi di questi uomini e dei loro animali, si comprende il sentimento di vivere una vita che ha un senso, una vita a cui non rinuncerebbero mai».

L’occhio è sempre quello, poetico e affettivo, dei “Cavalieri della laguna”. «La nostra visione sostanzialmente è una visione molto poetica ed eroica dei personaggi, del loro lavoro e del paesaggio – spiega Bencini –. Con questa naturale ammirazione cercheremo di sviluppare tutta la struttura narrativa del film, che è costruita totalmente attraverso interviste e situazioni in presa diretta nel passaggio delle stagioni».

Il documentario ha il patrocinio della Regione Toscana e di Slow Food, che già in precedenza aveva affiancato Bencini per i suoi documentari legati alla salvaguardia di prodotti locali, come il pesce di Orbetello o i datteri di Al Jufrah.

Per Bencini l’immersione nell’ambiente naturale è il punto di vista più importante. «Vogliamo proiettare lo spettatore dentro questa realtà – dice – dando la sensazione di essere lì in quel momento, e di assistere a quello che sta succedendo, senza rinunciare ad una bella fotografia, concepita per sostenere la linea poetica del film, in modo tale da evidenziare la relazione tra il lavoro umano fatto di fisicità, e la natura con i suoi paesaggi».

Saranno i butteri stessi a raccontare la loro vita. «Le storie dei personaggi e i vari argomenti si dipanano attraverso le interviste, alternandosi con la presa diretta che segue le fasi lavorative, i momenti conviviali e i conflitti – conclude Bencini – Il tutto durante le varie stagioni dell’anno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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