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Securpol in crisi, assemblea di fuoco

Senza stipendio da mesi, le guardie protestano a oltranza. Azienda si offre come cliente: «Sappiamo che siete in difficoltà»

GROSSETO. Saranno stati una trentina i lavoratori della Securpol che venerdì sera intorno alle 22,30 si sono dati appuntamento davanti alla sede di via Monte Cengio per tastare - in un’assemblea - gli stati d’animo e capire se e come continuare la protesta. «Continuiamo a lavorare senza ancora avere uno stipendio?» è stato chiesto. E all’unisono la risposta è stata sì: «Continuiamo».

Due guardie (Vincenzo Picone e Radames Poccetti) sono incatenate da mercoledì scorso davanti all’istituto di vigilanza privata. Per il momento la situazione resta incerta e drammatica. I due colleghi andranno avanti così per un tempo indefinito mangiando, bevendo sul marciapiede davanti alla sede e dormendo in tenda finché non avranno risposte sulla sorte dei salari che non arrivano da maggio/giugno. Risposte che al momento non arrivano. I conti aziendali sono bloccati in Lazio dalla magistratura. Insoddisfacente è giudicato l’incontro di venerdì mattina tra le delegazioni sindacali di tutt’Italia con il ministero dello sviluppo economico a Roma: momento che tutti speravano fosse chiarificatore per capire le sorti dei salari di 1500 lavoratori italiani, 50 dei quali a Grosseto. Così non è stato. «Ci sono tanto sconforto e disperazione», dicono in coro le guardie.

Venerdì, come detto, si è fatto il punto in un’assemblea sul marciapiede accanto ai due agenti incatenati. C’erano una trentina di agenti Securpol. Lo scopo era quello di confrontarsi sull’incontro al ministero e capire se continuare la protesta. Alcune mogli hanno proposto di incatenarsi pure loro. Altri colleghi vorrebbero dare il cambio a Vincenzo e Radames.

Serenella Mannucci, responsabile operativa della sede di Grosseto: «Tutti noi ci aspettavamo risposte più concrete da Roma, più spiragli per salvare il salvabile. Io ho chiesto ai dipendenti cosa avessero intenzione di fare: insomma chi ci sta e chi non ci sta». Il clima è stato accalorato e teso ma sulla volontà di continuare la protesta non vi sono stati dubbi.

Le due guardie resteranno incatenate con la solidarietà di tutti, e finché se la sentono. In caso, subentreranno in catene altri colleghi in ferie, disposti a sacrificare il tempo libero dal servizio per manifestare. Si riflette insomma su eventuali turnazioni. «Mercoledì – continua Mannucci – ci sarà un altro incontro al ministero per capire se saranno sbloccati i conti. Aspettiamo anche questo. Intanto andiamo avanti e cominciamo a informarci per vie legali per capire come muoverci».

Spiragli positivi ci sono stati sul fronte della solidarietà. Sta funzionando
l’appello delle guardie Securpol perché i clienti non disertino. «In queste ore - dice una guardia - il direttore generale di un’azienda maremmana è venuto qua da noi. “Sappiamo che siete in crisi: vi offriamo di lavorare per noi”, ha detto chiedendoci un preventivo. Ci siamo commossi».

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