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La salma di Muamer torna in Macedonia

Il giovane rimasto ucciso nello schianto sull’Aurelia lascia una moglie di 19 anni. La disperazione degli amici a Santa Fiora

SANTA FIORA. Muamer Sulemanovski, il ragazzo di 22 anni morto poco dopo l’alba di giovedì in uno scontro sulla statale Aurelia, riposerà a Potiska Reka, in Macedonia, sua terra natale. Così hanno voluto sua mamma, i suoi fratelli e la sua giovane moglie di appena 19 anni che ieri sono partiti alla volta del paese.

Muamer giovedì mattina ha perso la vita mentre era alla guida del furgone della ditta per cui lavorava: una ditta di Grosseto che si occupa della distribuzione dei quotidiani. Il giovane macedone, poco prima del bivio per Fonteblanda, si è schiantato contro un camion dei rifiuti che era in sosta sulla banchina in seguito a un guasto. Per lui non c’è stato scampo: troppo violento l’urto con la parte posteriore del pesante mezzo. Muamer, rimasto incastrato fra le lamiere, è probabilmente morto sul colpo.

Il giovane era arrivato in Italia da bambino. La sua casa italiana l’aveva trovata a Santa Fiora. Qui era cresciuto nelle viuzze del paese, nelle stesse vie in cui giocava a pallone con gli amici. Gli stessi compagni che giovedì mattina hanno faticato a credere alla notizia: il giovane era morto. Muamer, sempre allegro, socievole e amico di tutti non c’era più.

Muamer Sulemanovski
Muamer Sulemanovski

Giovedì è stato il giorno delle lacrime. Ieri il giorno in cui pensare a cosa fare per lui e per quel che resta della sua famiglia già devastata da un’altra tragedia. Dieci anni fa, il 12 settembre, il padre di Muamer Sulemanovski era morto nel bosco mentre tagliava la legna. Muamer era un ragazzino ma da quel momento aveva deciso di essere l’uomo di casa. «Il suo pensiero era di poter provvedere alla sua famiglia – dice chi lo conosce – Sentiva la responsabilità della sua famiglia». Da giovanissimo giocava a calcio. «Ci allenavamo insieme nella scuola calcio della giovanile Amiata – ricorda un amico di allora, Stanislao Pioli – Eravamo entrambi portieri. Era un ragazzo socievole e con tanta voglia di vivere. Ci siamo allenati insieme per circa due anni per imparare a fare i portieri di calcio fino a che non abbiamo smesso. Da allora ci siamo persi». A Santa Fiora i suoi amici più cari e gli amici (anche se ultimamente lo vedevano poco perché il lavoro lo impegnava molto) hanno pensato a come rendergli omaggio.

«Io dico sempre che il tempo per le lacrime non deve essere molto – dice un amico di Muamer – poi ci si deve rimboccare le maniche e pensare a come aiutare chi resta, e che vive un immenso dolore».

È con questo pensiero che oggi, una delegazioni di amici del ventiduenne macedone, incontrerà, alle 10,30, Federico Balocchi, sindaco di Santa Fiora, per pensare a come organizzare una raccolta fondi. «Stiamo pensando a una raccolta fondi per poter aiutare sua moglie e sua mamma. Ci sembra doveroso – raccontano gli amici». L’emozione nel ricordo di Muamer è forte.

«Da piccoli giocavamo a pallone per strada nella via in cui siamo cresciuti –– dice un amico – e da sempre lui amava i motori. Era un esperto, riparava qualunque cosa, erano la sua grande passione». A Santa Fiora, al Marroneto, Muamer abitava con la mamma. Da tempo era arrivato il fratello, poi la moglie e da un po’ anche la sorella. Pur essendo in Italia da sempre il suo amore lo aveva trovato in Macedonia. Il ventiduenne si era sposato ad agosto di un anno fa. Mentre nella sua terra di adozione si piange e si pensa a come aiutare la famiglia economicamente, all’obitorio del San Giovanni di Dio di Orbetello si devono concludere le pratiche burocratiche. Il corpo del ragazzo dovrà essere sottoposto ad autopsia. Solo dopo sarà concesso il nullaosta e Muamer potrà tornare in Macedonia dove lo stanno aspettando i suoi familiari.
 

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