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Niente stipendio, gli agenti Securpol si incatenano

Conti bloccati nel Lazio: a Grosseto 50 dipendenti non riscuotono da maggio. Appello ai clienti: «Non abbandonateci»

La protesta dei vigilantes di Grosseto Due vigilantes della Securopol si sono incatenati - al culmine dell’esasperazione - davanti alla sede in via Monte Cengio a Grosseto. Chiedono risposte sugli stipendi che da maggio non arrivano (video a cura di Yuri Rosati) - L'articolo

GROSSETO. «Perdi la dignità quando non hai lavoro e stipendio». «Clienti, non abbandonateci». Due striscioni appesi per strada a Grosseto fotografano tutto il dramma dei lavoratori senza busta paga. Cinquanta dipendenti grossetani della Securpol group non riscuotono lo stipendio da quasi 3 mesi, dopo che il tribunale di Civitavecchia ha bloccato i conti alla società che ha sede a Roma.

Incatenati. Due di loro, al culmine dell’esasperazione, la mattina di mercoledì 6 settembre si sono incatenati davanti alla sede della Securpol in via Monte Cengio e hanno continuato così per tutto il giorno, mangiando e dormendo lì di fronte, in una tenda. Sempre in catene. Proseguiranno anche i prossimi giorni, finché non avranno risposte.

Vincenzo Picone, 50 anni, da 26 è assunto in Securpol. Radames Poccetti, 47 anni, è dipendente da 18. Hanno dedicato una vita intera a Securpol, istituto di vigilanza privata che ha sedi sparse in tutt’Italia. A maggio hanno ricevuto solo un acconto. A giugno e luglio nulla. Tra pochi giorni, di sicuro non avranno la busta paga di agosto. Né hanno riscosso la quattordicesima e i rimborsi del 730.

Gli agenti Securpol: ''Noi incatenati, continueremo a oltranza'' Il gesto estremo delle due guardie Securpol che hanno deciso di mangiare e dormire davanti alla sede dell’istituto di vigilanza, finché non arriverà lo stipendio (video Elisabetta Giorgi e agenzia Bf) - L'articolo


Famiglie disperate. «Abbiamo famiglia, moglie e figli - lamentano Vincenzo e Radames in catene - e non sappiamo più come mettere il piatto in tavola. Dei nostri 48 colleghi c’è chi ha da pagare il mutuo, chi l’affitto, chi ha bambini piccoli e chi deve comprare le medicine e non sa come fare. La situazione è drammatica, ma nonostante non percepiamo un euro da mesi, continuiamo tutti a svolgere cono scrupolo e onestà il nostro lavoro, come sempre fatto. Andiamo in giro gratis per conto dei nostri clienti». I quali pagano sì la Securpol per il lavoro svolto dalle guardie, ma poi i conti continuano a essere bloccati e a non erogare stipendi. Vincenzo e Radames hanno deciso di protestare con un gesto clamoroso nei loro giorni di ferie, per non intaccare il servizio.

È la protesta più eclatante finora messa a segno dai dipendenti Securpol, che in tutta Italia non ricevono più il salario. Lo scopo è quello di accendere i riflettori su una situazione che vede ancora ben pochi spiragli. Ogni comunicazione tra Grosseto e Roma per cercare di capire qualcosa sulle proprie sorti - a sentire le guardie dell’istituto di vigilanza - è stato finora fallimentare.

«Clienti, non abbandonateci». L’appello è di Serenella Mannucci, sottotenente e responsabile operativa della sede Securpol di Grosseto. Anche lei è nella stessa situazione dei colleghi: quasi 3 mensilità non pagate, idem per 730 e quattordicesima. Una situazione difficile per tutti e che soprattutto - dice Mannucci - «non sappiamo neppure noi se, quando e come si risolverà». A parte gli stipendi mensili, a diventare grottesca è anche la non riscossione del 730, soldi che lo Stato versa all’azienda la quale a sua volta dovrebbe «girarli» ai dipendenti. Anche questi soldi però non stanno arrivando ai dipendenti restando evidentemente bloccati nei conti aziendali. «Peccato che non si tratti in questo caso di soldi dell’azienda ma di soldi dei dipendenti», dicono le guardie Securpol.

«Quello che teniamo a sottolineare - conclude Serenella Mannucci - è questo. Noi chiediamo che i clienti non ci voltino le spalle: fino a oggi abbiamo sempre lavorato in maniera seria, competente, onesta e professionale, e certamente continuiamo su questa via. Chiediamo ai clienti di non abbandonarci e di non dare seguito alle chiacchiere che fa la gente al di fuori di quest’azienda, di non ascoltare la concorrenza che ci vuole affondare e dare il colpo di grazia. Se i clienti iniziano a disdire i nostri contratti, per noi è la fine. Se invece restiamo vivi grazie al sostegno di tutti, possiamo sperare di continuare il nostro lavoro e magari il prima possibile di rialzarci. La nostra qualità e serietà non viene intaccata». Chi si è incatenato, lo sta facendo durante le sue ferie.
 

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