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Anche un regista in campo per il sogno
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Anche un regista in campo per il sogno

Paolo Bianchini, maestro di cinema e tv, e la sua sfida socioculturale per il futuro del paese di Borbona

GROSSETO. Tra i più attivi sostenitori del “sogno” di Borbona è il regista romano Paolo Bianchini, che il 30 agosto sarà alla Cava di Roselle con la sindaca di Borbona.

Bianchini ha mosso i primi passi nel cinema a 17 anni e lo ha fatto lavorando come aiuto per i maestri del neorealismo e della commedia all’italiana, da Monicelli a Zampa, da De Sica fa Sergio Leone; ma anche firmando sceneggiature importanti. In prima persona ha esordito dirigendo una decina di film commerciali di genere: «Dall’horror ai cow boy un pessimo debutto», scherza lui, anche se quel pessimo debutto annovera titoli che Tarantino e Cronenberg citano come “cult”. Poi la pubblicità, dove inventa campagne celeberrime, dal sofficino che sorride al “bevi birra e sai cosa bevi” con Renzo Arbore.

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Ma quella di Bianchini è una carriera fatta di svolte agli incroci del cuore. Addio spot, nel 1997 è regista de “La grande quercia”, un film che racconta la seconda guerra mondiale nell’Alto Lazio vista attraverso gli occhi di tre bambini. Quel film gli vale la selezione al Festival di Berlino, la nomina ad Ambasciatore Unicef per l’infanzia e gli apre le porte della Rai, dove per dieci anni dirigerà alcuni dei film tv più amati dal grande pubblico: da “L’uomo del vento”, che nel 2001 lancia l’attore Alessio Boni, fino all’acclamata miniserie noir “Mal’aria”, del 2009.

Ancora una volta però Paolo segue le vie dell’anima e scommette su un’autoproduzione. Nel 2012 esce “Il sole dentro”, storia vera di due ragazzini migranti morti assiderati nel viaggio prima di realizzare il loro sogno: consegnare una lettera alle “autorità” europee di Bruxelles. Premiato a Giffoni, il film cambia la vita di molti spettatori e _ ancora una volta _ quella di Bianchini. Che con Paola Rota fonda Alveare Cinema, «una casa di produzione cinematografica che scelto di essere anche un progetto sociale». La missione principale? «Il rapporto con i giovani ai quali trasmettere la conoscenza dei “maestri” e al contempo ricevere dai giovani una lettura originale della vita e la spinta verso il futuro».

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Una spinta che Bianchini fa sua. Tanto che oggi, a 86 anni, con Alveare è ancora in prima fila per lanciare nuove sfide. Ultima, appunto, quella di dare corpo al sogno di Borbona. Sempre cominciando dal futuro, dai giovani. «Volevamo fare qualcosa fuori dai riflettori di Amatrice», spiega Bianchini. «Nella zona d’ombra mediatica popolata da centinaia di piccoli paesi rimasti senza speranza e sogno».

Sogno è parola ricorrente nel lessico di Paolo Bianchini. Agli studenti del Liceo Cassarà di Palermo, in un quartiere ad alto tasso di illegalità, chiese di parlargli del loro “mondo possibile”. Ne è nato un progetto straordinario, ricco di frutti concreti, consegnato a una web series Rai, “Il bar del Cassarà”. E proprio i sogni che i giovani gli hanno affidato in questi anni lo hanno portato ora a Borbona.

Palazzo Cherubini, uno degli edifici...
Palazzo Cherubini, uno degli edifici di Borbona dichiarati inagibili dopo il terremoto del 2016


«Alessandro Vaccarelli, docente di pedagogia all’università dell’Aquila, si occupa in particolare dei traumi psicologici subiti da bimbi e adolescenti dopo il terremoto. Lui ci ha suggerito Borbona, un posto davvero particolare: pochissimi crolli e nessun ferito, ma tutti i giovani del paese che nella notte del 24 agosto 2016 partirono di corsa per andare ad aiutare nei paesi vicini, a scavare con le mani tra le macerie. Ecco, lì forse possiamo dare fiato al sogno più grande: non solo ricostruire case lesionate o scomparse, ma provare a costruire un modo nuovo di vivere insieme. Una cultura sociale e umana basata sulla gioia della convivenza e non sulla paura dell’altro. Costruire con meno presunzione, in armonia con una terra che sempre si è mossa e sempre si muoverà».

I sogni, si sa possono essere contagiosi. E Bianchini non ci ha messo molto a contagiare altre due autorevoli personalità: Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Club Kyoto 2020; e l’architetto Edoardo Milesi. Con loro, e con tanti altri amici e volontari, proverà a contribuire alla rinascita di Borbona. Anzi, come dice lui, alla sua “nascita”.

Primo passo, un campus di una settimana, dal 3 al 10 settembre, che coinvolgerà giovani e giovanissimi scolari e studenti di Roma, dell’Aquila e naturalmente di Borbona. Come prima azione verniceranno la scuola della parte bassa del paese, «per cominciare dai colori»; e poi due o tre piccole troupe armate di telecamera che andranno su e giù per Borbona a raccogliere i sogni delle persone. Quei sogni, poi, saranno proiettati per l’intera comunità nel tendone allestito a suo tempo per gli sfollati. Nel luogo dell’emergenza, della paura e del dolore, tutti insieme a condividere la voglia di futuro.
 

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