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La macchia sta morendo

La Maremma va verso la semidesertificazione, precipitazioni mai così scarse

GROSSETO. In Maremma è piovuto pochissimo – già da primavera – e le temperature estreme di giugno, luglio e agosto hanno fatto impennare gli indici di siccità e i parametri del cosiddetto deficit idrico, resi pubblici dal Consorzio Lamma. Carte e report che parlano chiaro, con la piana grossetana che risulta la più colpita.

A riaccendere i riflettori su questo problema, ma soprattutto sulle sue conseguenze, negli ultimi giorni, per due volte, è stata la sezione grossetana di Italia Nostra, attraverso il suo presidente Michele Scola. Prima chiedendo uno stop alla caccia («La Maremma è una savana e molti animali sono in difficoltà»), poi di nuovo – ieri – evidenziando il silenzio delle istituzioni rispetto agli emungimenti selvaggi compiuti per portare avanti colture ad alto impatto idrico. Ma c’è davvero questo rischio di semidesertificazione della Maremma?

Il Lamma, ogni mese, pubblica il bollettino della siccità. L’ultimo, quello di luglio, non è incoraggiante. «Dal punto di vista meteorologico – spiegano gli esperti fiorentini – l’estate 2017 è stata caratterizzata da precipitazioni scarse. A Grosseto, per esempio, è piovuto circa il 60% in meno del normale, con cumulati bassissimi ovunque. Il numero di giorni piovosi si è ridotto di quasi il 50% e anche dal punto di vista termico si sono registrate giornate di caldo superiore alla media, con le anomalie maggiori proprio nel grossetano e nel senese». In Toscana l’indice pluviometrico degli ultimi mesi indica una siccità diffusa, e di una certa intensità, in quasi tutte le province, eccetto quelle più settentrionali e alcune aree interne.

A Grosseto si conferma una situazione critica. La vegetazione forestale e le specie arboree vite e olivo hanno progressivamente aumentato il loro grado di stress idrico e termico, con un’estensione delle aree in sofferenza. Una situazione che già i primi di agosto veniva definita “preoccupante”. Anche le portate dei corsi d’acqua (i dati stavolta sono del Servizio Idrologico Regionale), rispetto ai dati a disposizione (dal 1983) si attestano al di sotto della media. «In particolare – si legge nel solito report – in 5 dei 10 punti di misura le portate sono al di sotto del cosiddetto deflusso minimo Vitale (il parametro Dmv) e in alcuni casi i valori misurati risultano essere ai minimi storici. Infine i livelli delle falde sotterranee, che si attestano, nel 40% delle stazioni di misura presenti in Toscana – al di sotto della media, con le situazioni peggiori di nuovo nel grossetano: Maremma meridionale e colline Metallifere. La città di Grosseto, tra i capoluoghi toscani, resta quella con la siccità più forte. Il Lamma evidenzia infine lo stress a livello forestale, «che ha raggiunto i valori massimi in molte formazioni della provincia di Grosseto, in particolare nel comprensorio di Roccastrada e sull’Amiata».

Le conseguenze. Giuseppe Anselmi, il volto più celebre tra le guardie del Parco della Maremma e Fabio Cianchi, coordinatore delle Oasi Wwf, sono due sentinelle che Il Tirreno contatta ogni volta che si parla di ambiente, due “uomini di campo” che conoscono la natura e ogni giorno ne osservano i mutamenti. La loro disamina è scoraggiante. Anselmi conferma i monitoraggi di Lamma e Sir: «Non ho mai visto una situazione di questo tipo in 60 anni, sia per quanto riguarda la vegetazione che gli animali. Piante sempreverdi come lecci e corbezzoli sono ormai rossastre, i mirti perdono le foglie e sono curioso di vedere come e quando potranno ricacciarle. La macchia mediterranea ha cambiato colore e si sta spogliando, come accade a novembre. Lecci, sughere, cerri, roverelle, aceri, mirti non faranno ghiande, né bacche. Si salvano le caducifoglie e le resinose come lentisco e pino. Se si parla di fauna il monitoraggio è più complesso, ma soffrono indubbiamente tutti gli animali: pesci, anfibi, mammiferi, uccelli. Si profila un inverno duro anche per i cinghiali, che subiranno una dura selezione. Le scrofe, nella piana, non hanno partorito per mancanza di cibo. Nel bosco è raro sentire uccelli cantare, neppure versi di contatto. E poi i corsi d’acqua. Abbiamo segnalazioni di lucci morti all’idrovora dei prati, a Braccagni. L’acqua salmastra ha ormai risalito l’Ombrone e arriva fin dopo Rispescia». Fabio Cianchi è seriamente preoccupato: «Tutti gli animali – spiega – sono in grande difficoltà. Manca l’acqua e nell’inverno mancherà il cibo. Si va verso una stagione con scarse riproduzioni ed elevatissima mortalità. La caccia va rimandata. Spero non si sottovaluti il problema. Pozze e torrenti sono ormai asciutti, gli animali, già provati da mesi di caldo eccezionale, in difficoltà. Soprattutto anfibi e mammiferi. Di questo torrido 2017 ci ricorderemo a lungo, con serie conseguenze anche per gli anni a venire. Il lago di Burano è 30-40 cm sotto il livello,
altre zone umide si stanno definitivamente asciugando. Situazione critica sull’Albegna, ormai ridotto a pozzanghere. Basta guardarsi intorno e si vedono boschi rossicci, secchi, con tanti alberi che sfogliano. Ovunque sughere molto vecchie stanno seccando come gli allori, sulla costa».

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