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Gli ambientalisti: «Lasciate il sottobosco e usate sensori e droni»

La richiesta delle associazioni, che portano al Comune documenti scientifici e suggeriscono l’impiego della tecnologia per interventi più rapidi ed efficaci

GROSSETO. Non solo non serve, ma è dannoso. Il taglio del sottobosco nella pineta di Marina di Grosseto per “fare pulizia” contro gli incendi non è, secondo le associazioni ambientaliste intervenute ieri, 8 agosto, al consiglio comunale straordinario aperto, convocato a Grosseto, la ricetta per tenere a bada il fuoco. Se tutti riconoscono che c’è una stretta relazione tra degrado e abbandono della pineta e incendi, gli ambientalisti mettono le mani avanti su come pulire e come prevenire.

Contro i roghi le associazioni _ e con loro alcuni partiti e liste di opposizione in consiglio _ suggeriscono telecamere di sorveglianza, sensori che captano il fumo, droni, il cui uso abbatte i tempi di intervento e permette di aggredire l’incendio quando ancora è un focherello gestibile, e non un muro di fiamme indomabile.

Ugo Corrieri, di Isde-Medici per l’ambiente, porta in consiglio un documento scientifico sottoscritto da una settantina di professori universitari italiani che spiega come il sottobosco, semmai, previene gli incendi. Pulire sì, insomma, ma non rasare a zero, per non perdere la biodiversità.

Franco Tassi del Centro Parchi internazionale, referente del Consiglio d’Europa, studia la pineta da 50 anni. «Gli incendi _ dice _ non sono un male inevitabile, ma si possono prevenire. Se quando scoppiano si toglie tutto, aggiungiamo devastazione a devastazione». Tarsi propone, come detto, l’uso di sensori che captano il fumo, l’uso di droni per confermare che quel fumo sia di un incendio _ e non magari di una sigaretta _ e modalità di spegnimento che prevedono di accerchiare il fuoco e intervenire con l’elicottero».

Elena Biagiarelli, avvocata di Salviamo le pinete, chiede l’immediata attivazione del Tavolo permanente contro gli incendi

Il perché lo spiega Maria Patrizia Latini della Lipu: «Il sottobosco crea umidità: toglierlo aumenta la secchezza e l’accesso delle persone».

La prevenzione, secondo il Wwf attraverso le parole di Antonella Biagioni, richiede la presenza di un uomo ogni 10 ettari. «E la direzione successiva non può essere quella di ripiantare i pini. Va assecondato il naturale rinnovamento della pineta, usando non solo agronomi ma dottori forestali».

Michele Scola di Italia Nostra sottolinea che «la pineta non deve essere un problema, ma una risorsa anche economica» e suggerisce la creazione di consorzi tra proprietari di lotti di pineta, ricordando che la vita media della pineta di Marina è di 200 anni. «Un pino vive circa 250 anni, quindi sul rinnovo della pineta siamo in ritardo di 60 anni. Serve un piano a lunga scadenza».

Che il rischio incendi sia in relazione diretta con il degrado e l’abbandono della pineta ne è convinto Andrea Cappellini della Pro loco di Marina di Grosseto, che porta in aula consiliare la maglietta giallo fosforescente dei volontari per la pulizia. «Fino a 10 anni fa la pineta era praticabile _ dice _ perché era in condizioni civili. Da quando non ci sono più, questo è il risultato. Va fatta tornare vivibile perché non bruci». Cappellini rende noto all’assise anche di numerose disdette da parte di turisti, intimoriti dagli incendi. «Abbiamo sollevato più volte il problema dell’incolumità,

perché sia chiaro _ ha detto _: il 16 luglio non è bruciata solo la pineta: è bruciato il paese, sono bruciati i panni tesi e i tetti». Cappellini ha chiesto anche di impiegare parte della tassa di soggiorno per la prevenzione incendi. (f.f.)


 

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