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Ustica: dubbi anche sulla morte di Gari 

Era radarista a Poggio Ballone la notte della strage. È stato ucciso da un infarto a 32 anni «per cause di servizio»

GROSSETO. Il materiale che è rientrato a Grosseto dall’istituto medico legale di Siena, dove il dottor Mario Gabbrielli ha analizzato i resti del maresciallo Mario Alberto Dettori, è ora nelle mani della Procura. Sono referti, risultati di analisi accurate, dischetti con cifre e immagini che devono essere ora valutati con attenzione per capire se il radarista che era di turno la notte della strage dell’Itavia, si sia davvero impiccato o meno. Tesi, quest’ultima, sostenuta dalla figlia Barbara che non ha mai creduto che suo padre si fosse suicidato. Ma nelle carte dell’inchiesta coordinata dal giudice istruttore Rosario Priore raccolte, insieme a una mole di altri documenti, dall’associazione antimafia Rita Atria che ha sostenuto i familiari di Dettori nella presentazione dell’esposto alla Procura, spunta un altro caso inquietante. Quello della morte di un altro radarista che era a Poggio Ballone la notte della strage: Maurizio Gari. Nato a Castell’Azzara nel 1946, il maresciallo è morto, ucciso da un infarto a soli 32 anni, il 9 maggio 1981. Era capo controllore a Poggio Ballone e quando vide sparire dal radar il tracciato del Dc9 Itavia, chiamò il personale del centro radar di Marsala per chiedere notizie sull’aereo civile disperso. Aveva chiesto di parlare con il capitano Ballini che si era fatto negare. Gari è morto all’ospedale di Orbetello. Nel referto medico finito agli atti del processo si legge che è stato ucciso da un infarto e che era un tabagista. Ma c’è anche un altro aspetto che ha fatto scattare l’allarme tra i membri dell’associazione antimafia che insieme a Barbara Dettori ha ottenuto l’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Grosseto sulla morte di Mario Alberto: secondo l’Aeronautica militare, quell’infarto fu provocato dalle condizioni di lavoro. Quello svolto, appunto, a Poggio Ballone. «L’impiego di capo controllore - si legge nel referto - necessita uno stato vigile particolare e veglia continua a maggior ragione nel turno che si svolge la notte»: una tesi, questa, che ha permesso alla vedova del maresciallo di chiedere e ottenere che venisse riconosciuta la causa di servizio per la morte di Gari. La donna è stata sentita dal giudice istruttore Priore: ha raccontato che della notte della strage, suo marito, le aveva fatto solo un breve cenno e che, tutto quello che aveva poi saputo sulla strage del Dc9 lo aveva
sentito in televisione e letto sui giornali.
È sospetto un infarto a soli 32 anni? È normale che di fronte a una morte così non sia stata fatta autopsia? Per l’associazizione Rita Atria qualcosa che non torna c’è anche in questa di morte, avvenuta in Maremma, all’ospedale di Orbetello.

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