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Concordia, pena definitiva per Schettino: si consegna al carcere di Rebibbia - Video

Ecco la sentenza della Cassazione sull'ex comandante della nave naufragata all'Isola del Giglio: 32 le vittime. La pena è definitiva

GROSSETO. La Cassazione conferma la condanna a 16 anni per Francesco Schettino. La pena è definitiva: l'ex comandante si è costitiuto al carcere di Rebibbia.  "Busso in carcere per costituirmi perchè credo nella giustizia". Ha detto Schettino appena ha appreso il verdetto della Cassazione comunicatogli dai suoi legali. Intorno alle 22, infatti, la procura di Grosseto ha inviato un fax con l'ordine di carcerazione nei confronti dell'ex comandante della nave Concordia.

La sentenza della corte di Cassazione è l'ultima tappa della storia giudiziaria di uno dei più grandi naufragi della storia della marineria italiana: 32 morti. Per prescrizione sono stati eliminati due mesi di arresto per delitti contravvenzionali. È stato respinto, infine, il ricorso del pg di Firenze che chiedeva per l'imputato una pena più alta.

Concordia, Schettino: dalla notte del naufragio alla sentenza della Cassazione Dal disastro alla conferma della condanna da parte della Cassazione: ecco i 10 momenti chiave con al centro l'ex comandante della Concordia - L'ARTICOLO

LE REAZIONI

"Ci sono state violazioni del diritto di difesa. Dopo le motivazioni valuterò se ricorrere alla Corte Europea". Lo ha detto l'avvocato Saverio Senese, difensore di Schettino, lasciando la Corte di cassazione. "Schettino sa di essere responsabile - ha aggiunto il penalista - ma non colpevole". L'avvocato Senese, oggi in aula, aveva sottolineato davanti alla Corte che "la pena non deve essere punitiva". E a chi, questa sera, gli ricorda le sue parole, risponde: "Gli italiani hanno sempre bisogno di crocifiggere qualcuno".

Costa Concordia, avvocato: "Gli italiani hanno sempre bisogno di crocifiggere qualcuno" L'avvocato Saverio Senese commenta così la condanna di Francesco Schettino per il quale si era augurato "un verdetto senza il sapore della vendetta". L'avvocato ha confermato che Schettino ha aspettato il verdetto davanti al carcere di Rebibbia dove si è costituito.(Di Benvegnù e Guaitoli / Imagoeconomica)

"Nessun commento". Così il comandante Gergorio De Falco, l'ufficiale della guardia costiera che con il suo "salga a bordo, cazzo" intimò a Francesco Schettino di tornare sulla nave la notte del naufragio della Concordia al Giglio, ha risposto alla domanda di un commento al verdetto della Corte di Cassazione. Il militare ha opposto un cortese rifiuto a qualunque domanda ammettendo solo che sta viaggiando da Napoli (dove sta svolgendo il nuovo incarico) verso Livorno per trascorrere il weekend in famiglia. La moglie dell'ufficiale Raffaella De Falco, ha invece riferito solo poche parole, commentando la sentenza e il fatto che Schettino si sia gi costituito a Rebibbia: "Mi auguro che ora abbia il tempo di meditare su quello che ha fatto e soprattutto sulle sue condotte successive a quella immane tragedia".

"Si chiude una parentesi dolorosa ma rimane ancora aperta una ferita per la comunit di Isola del Giglio. Continuano infatti su altri tavoli le vicende giudiziarie in ambito civile". Sono le parole del sindaco di Isola del Giglio Sergio Ortelli commentando la condanna definitiva. "Rimane ad oggi - aggiunge Ortelli - tutta l'amarezza dell'intera popolazione e del sindaco che la rappresenta per la strada ancora tutta in salita che ci vede, nostro malgrado, protagonisti per il riconoscimento dei danni subiti e delle somme anticipate durante l'emergenza". 

Cinque anni fa la tragedia della Costa Concordia: cosa resta oggi La nostra giornalista Francesca Gori ci racconta l'Isola del Giglio a 5 anni dal disastro della Costa Concordia

QUELLA MALEDETTA SERA

La sera del 13 gennaio 2012  la nave, con a bordo 4.000 persone tra passeggeri ed equipaggio, partita da poche ore da Civitavecchia per una crociera nel Mediterraneo, passa molto vicino all'Isola del Giglio. Un passaggio ravvicinato, un "inchino" dirà qualche esperto. La chiglia urta gli scogli delle Scole e la nave finisce a ridosso dell'isola dell'Arcipelago toscano, imbarcando acqua e inclinandosi paurosamente. Le unità della guardia costiera si dirigono verso il Giglio dove  in corso l'evacuazione della nave. Qualcuno dei passeggeri dirà che sembrava di essere sul Titanic. Le scialuppe di salvataggio fanno la spola con la terraferma, distante poche centinaia di metri, ma in 32 resteranno intrappolati nella nave inclinata sul fianco destro e la prua rivolta verso il porto del Giglio. I naufraghi vengono soccorsi dai gigliesi: si apre la chiesa del paese per accoglierli.

Concordia, la telefonata De Falco-Schettino: "Vada a bordo cazzo!" La telefonata tra l'ufficiale operativo della Guardia Costiera, Gregorio De Falco, dalla Capitaneria di Livorno, e il comdandante della Concordia, Francesco Schettino, avvenuta la notte del naufragio della nave da crociera vicino all'Isola del Giglio. Una telefonata tanto incredibile quanto drammatica quella fra i due interlocutori, in cui De Falco intima a Schettino di tornare a bordo, e soccorrere i passeggeri che sono rimasti sul ponte. L'articolo

Concordia, i passeggeri si mettono in salvo scendendo dalla biscaggina Le drammatiche immagini del salvataggio dei passeggeri della Costa Concordia al Giglio la notte del 13 gennaio 2012 (video Enzo Russo)

L'urto contro lo scoglio mentre brindavamo alla nostra salute Emilia Rosi, naufraga con tutta la famiglia, ricorda i momenti tragici sulla Concordia (video Giomini/Bf)

Concordia: l'inchino e l'impatto nella scatola nera L’audio che ascoltate documenta le conversazioni in plancia registrate la sera del 13 gennaio di quest’anno dalla scatola nera della Concordia, nell’ultimo minuto e 30 di vita della nave, prima dell’impatto con gli scogli affioranti del Giglio, nonché dei secondi concitati che seguirono quel momento. La registrazione si apre alle 21.43. Schettino (in inglese) ordina “starboard” (barra) a “350” al timoniere indonesiano Rusli. Che tuttavia dimostra di comprendere a tratti, perché all’ordine risponde “starboard 340”. Schettino lo richiama: “Otherwise we go on the rocks”, altrimenti finiamo sugli scogli. Parole accolte da risate. In quel momento non sembra esserci alcuna tensione. Né di Schettino, né degli ufficiali di coperta che sono con lui, nonostante la Concordia, un bestione lungo 290 metri, viaggi intorno ai 16 nodi a soltanto 450 metri dalla costa del Giglio. Alle 21.44 e 14 secondi, Schettino ordina barra “10”. Otto secondi dopo, barra “20”. Alle 21.44 e 21 secondi, Schettino ordina “Hard starboard”, timone tutto a dritta (a destra), evidentemente consapevole di essere ormai a soli 160 metri dalla costa e avendo visto “spuma” sulla superficie del mare a prua. Alle 21.44 e 37 secondi, ordina barra al centro e quindi a sinistra (“Port 10”), fino all’ultimo disperato tentativo di muovere la poppa (Hard to port), “Timone tutto a sinistra”. Alle 21.45 e 07 secondi, l’impatto. La fortissima vibrazione (percepibile dall’audio), il cicalio ossessivo dell’allarme. Quindi i primi ordini di chiusura delle porte stagne e la percezione del disastro.di Carlo Bonini

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