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Mercurio nel fiume Paglia Allarme e polemiche 

Nel mirino le centrali geotermiche. Enel ribatte: «I filtri trattengono inquinanti» La Rete Nogesi: «Ma che fine hanno fatto le tonnellate emesse prima?»

PIANCASTAGNAIO. Il fiume Paglia è pieno di mercurio. È colpa della geotermia? Enel green power smentisce e i comitati attaccano. Come sempre l’un contro l’altro armati.
Mercurio, ricchezza e tragedia del Monte Amiata. Il mercurio che fu, nella stagione delle miniere, la grande risorsa della montagna, adesso, che le miniere sono chiuse, continua, ma questa volta negativamente, ad essere protagonista.
Che il mercurio sia un potente inquinante è risaputo, ma che la sua presenza sia strettamente ricollegabile alla geotermia è, come sempre accade in questi casi, questione col punto interrogativo.
E se la Rete Nogesi (No geotermia speculativa e inquinante) lo afferma e lo sottolinea, dal canto suo Enel smentisce e corregge.
I comitati ambientalisti sull’argomento hanno organizzato diversi e recenti convegni ad Orvieto, Abbadia San Salvatore e Acquapendente in merito all’inquinamento da mercurio del fiume Paglia, denunciandone la pericolosità per la salute umana. «Le quantità annue sono nell’ordine delle tonnellate — dicono quelli di Nogesi — cioè 1.000 chilogrammi, uguale a un milione di grammi o a 1 miliardo di milligrammi, 1.000 miliardi di microgrammi. E poiché per inquinare le acque potabili basta 1 microgrammo di mercurio per litro, una sola tonnellata di mercurio è in grado di avvelenare 1.000 miliardi di litri d’acqua, una quantità enorme, ben oltre le portate di qualunque sorgente. Purtroppo come documentato dallo Studio epidemiologico del Cnr di Pisa, nei paesi dell’Amiata al crescere delle concentrazioni di Mercurio misurate in quei paesi, crescono vertiginosamente le morti».
Da dove arriva quel mercurio? Enel smentisce categoricamente che sia da imputare allo sfruttamento geotermico delle proprie centrali. «Gli impianti Amis (Abbattimento mercurio e idrogeno solforato), installati su tutte le 34 centrali geotermiche toscane, consentono di abbattere la quasi totalità del mercurio e dell’H2S, tanto che dalle torri di raffreddamento esce vapore acqueo per oltre il 99,5%. Per quanto riguarda il mercurio a seguito di cinque anni di monitoraggi è acclarata la totale ininfluenza delle ricadute di mercurio da coltivazione geotermica sul reticolo idrografico che confluisce nel fiume Paglia. Con le autorizzazioni per il riassetto di Piancastagnaio e per la costruzione di Bagnore 4, infatti, è stata realizzata una rete di punti di controllo delle acque nei pressi delle centrali, composta da otto stazioni di acque superficiali tra Piancastagnaio e Santa Fiora, nove stazioni di acque di falda nei comuni di Castiglione d’Orcia, Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio, Castel del Piano, Santa Fiora e Arcidosso, quattro piezometri nei territori di Santa Fiora e Abbadia San Salvatore oltre a tre punti di prelievo in località Merigar nel comune di Santa Fiora. I risultati di questa importante e costante attività, in corso dal 2012 e svolta sia da Enel sia da Arpat in modo autonomo e indipendente, hanno confermato valori di concentrazioni di mercurio nelle acque di gran lunga al di sotto del limite di soglia previsto per le acque potabili che è di un microgrammo a litro. L’eventuale presenza di alte quantità di mercurio nelle acque del fiume Paglia, quindi, non può essere assolutamente imputata alle centrali geotermiche».
Ma i comitati incalzano. «Che fine hanno fatto – chiedono – le tonnellate di mercurio emesse quando gli impianti Amis non erano installati? E oggi, quando
tali impianti sono fuori servizio, che succede spesso, quanto mercurio esce? Per gli ingegneri dell’Enel la legge della conservazione delle masse sembrerebbe che non esista più. Hanno forse dimenticato che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma?».
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