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Una petizione su Internet per riportare le panchine

Buzzani lancia la raccolta firme su un portale on line e annuncia un sit in per il 29. Intanto sulle maxinnaffiature ipotizzate dal sindaco gli esperti dicono: "Non va"

GROSSETO. «Destinatario: sindaco del Comune di Grosseto. Proponente: Maurizio Buzzani, libero cittadino. Testo petizione: chiediamo cortesemente al signor sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna di riporre le panchine di Porta Corsica nel luogo dove sono sempre state come decoroso arredo urbano». Poche righe per un gesto di grande civiltà secondo i proponenti. Buzzani, da «libero cittadino» con un gruppo di amici chiamato “I ragazzi dell’ufficio del capitano Mig”, lancia una petizione sul portale petizionepubblica.it (qui il link ) per chiedere al sindaco di rimettere al loro posto le panchine che il Comune ha fatto togliere nei giorni scorsi dalla zona di Porta Corsica come misura antidegrado.

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E, dal web al mondo reale, annuncia un sit in per il 29 marzo alle 11 davanti a Porta Corsica «per le panchine e contro il sindaco», dice Buzzani.

Su quelle panchine, ha detto il sindaco, ci bivaccano «drogati e ubriachi». E pazienza se ogni tanto vi si riposano anche anziani e altri cittadini: le panchine sono state tolte e il Comune ha intenzione di dare la “caccia” anche a chi, in mancanza d’altro, riposa le membra sul pratino dei giardinetti lì accanto. «E farò di più: darò ordine di irrigare costantemente il prato limitrofo affinché non diventi spiaggia per altri sportivi del bivacco», ha detto ieri Vivarelli Colonna.

Boutade o dichiarazione d’intenti? Il tono pare serio, ma davvero si può pensare di annaffiare no stop un prato pubblico per evitare che la gente ci vada sopra? Quanta acqua può sopportare il prato? Quanto costerebbe al Municipio un’innaffiatura da risaia? Ed è accettabile sperperare così questa risorsa?

Non c’è bisogno di avere il pollice verde per capire che un’eccessiva quantità d’acqua danneggia l’erba. Il Tirreno ha comunque chiesto l’opinione a un paio di agronomi e periti agrari. Il loro responso è in linea con quel che suggerisce il buon senso: anche se il terreno è ben drenato, con il tipo di erba di cui è fatto il pratino basta un’innaffiatura oltre le 4 ore giornaliere e, nel giro di un mese, il pratino muore a causa di funghi e delle radici marcite. In più l’eccesso d’acqua ucciderebbe anche gli alberi.

Un’alternativa potrebbe essere la cosiddetta “pioggia antibrina”, acqua nebulizzata come nebbia, usata nei frutteti nel nord Italia perché, a primavera, tiene a bada le gelate. L’erba rimarrebbe bagnata a lungo e, in questo periodo, potrebbe scoraggiare chi vuole camminarci o sedercisi sopra. Di contro, d’estate provoca un piacevole effetto refrigerio che finirebbe per attirare chi è in cerca di fresco dal solleone. Ovvero l’esatto opposto di quanto si propone il sindaco.

I cittadini avranno comunque modo di vedere se il proposito del sindaco sarà davvero messo in atto. Questioni di giardinaggio a parte, resta una domanda: è poi così grave che i cittadini frequentino i prati della loro città, come avviene in tutto il mondo da Central Park in giù?

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