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Dove il terremoto non è mai finito

La solidarietà dei grossetani arriva in un paese devastato. Che ha bisogno di non essere dimenticato

AMATRICE. «Cammini un po’ più al centro della strada. E un po’ più veloce, non si sa mai». Non si sa mai che da qualche rudere miracolosamente in piedi non si stacchi un altro pezzo. Non si sa mai che la terra non torni a tremare, improvvisamente. «Qui sul corso fino al 30 ottobre le case erano in piedi. Poi è venuta quell’altra scossa e ora non è rimasto in piedi più niente».

Il vigile del fuoco accelera il passo e lo seguiamo tra due ali di macerie, calcinacci, pezzi di tetto, pezzi di balconi, stanze sventrate da cui spuntano mobili, intelaiature di finestre, grondaie e qualche cumulo di neve sporca, come un’immensa discarica di materiali edilizi. Questa “discarica” è quel fu il centro storico di Amatrice e questo stradello è quello che fino al 24 agosto scorso era corso Umberto. Ad Amatrice il terremoto non è mai finito.

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Mercoledì 15 febbraio. Mentre a Bruxelles il dipartimento della Protezione civile presenta la stima dei danni economici del terremoto – 23 miliardi e mezzo di euro – ad Amatrice i vigili del fuoco continuano a lavorare.

In questa apocalisse – sembra impossibile – c’è ancora qualcosa da salvare. È una campana, quella della chiesa di Sant’Emidio, che ospitava il museo cittadino. E poi c’è da accompagnare sulle macerie delle loro case gli amatriciani che hanno bisogno di cercare qualcosa – un documento, una foto che, chissà, magari si è miracolosamente conservata – e ci sono i ruderi da mettere in sicurezza o abbattere.

È una giornata come tante quella in cui il Tirreno è in paese per consegnare al sindaco Sergio Pirozzi i 10.000 euro ricavati della vendita di beneficenza delle magliette realizzate con la Conad nell’ambito della seconda campagna di solidarietà “Maremma per Amatrice”. Il giornale l’ha avviata lo scorso Natale per bissare una precedente raccolta organizzata in autunno, poco dopo la prima scossa, e che aveva fruttato 11.500 euro già donati al Comune laziale tramite un bonifico bancario.

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Stavolta, lontano dall’emergenza delle prime settimane post sisma, siamo andati di persona a portare la donazione e l’abbraccio dei maremmani al sindaco Pirozzi e ai suoi cittadini e per vedere con i nostri occhi, e raccontare ai lettori del Tirreno, qual è la situazione di Amatrice sei mesi dopo il terremoto.

L’appuntamento con il sindaco è alle 13.30 e così, nell’attesa, accompagnati dai vigili del fuoco, facciamo un giro nella zona rossa insieme al fotografo del Tirreno Enzo Russo (autore della foto che pubblichiamo in questa pagina e del fotoservizio delle pagine seguenti). Negli occhi abbiamo tutti le immagini viste decine di volte sui giornali e in televisione, ma non è un antidoto sufficiente a risparmiare il dolore che l’impatto dal vivo della distruzione ha sugli occhi e sul cuore.

Il centro di Amatrice (foto Enzo Russo)
Il centro di Amatrice (foto Enzo Russo)

Il centro storico è un unico enorme cumulo di macerie alte diversi metri, dentro le quali i vigili del fuoco hanno aperto un varco lungo l’ex corso. Camminando, il silenzio è rotto solo dallo scricchiolio dei passi sul selciato e dal rumore lontano di una gru dei vigili del fuoco.

Lo sguardo verso nord est incontra solo da un campanile e dalla torre civica, pendente da un lato, da cui i vigili del fuoco stanno staccando la campana.

I vigili del fuoco al lavoro sul...
I vigili del fuoco al lavoro sul campanile della chiesa di Sant'Emidio (foto Enzo Russo)

Dalla parte opposta, addentrandosi fra le macerie, in piedi c’è solo la sede della Banca Etruria e pochi altri edifici, piegati su un lato come scatole di cartone bagnate, che andranno comunque abbattuti.

Dai calcinacci spunta una casetta in plastica colorata della Chicco, una pentola a pressione ammaccata, il soffitto antico di un salone, una ringhiera in ferro battuto. Resti di una vita che ad Amatrice non c’è più. Qua sotto sono morte 221 persone; 238 sono state estratte vive, ma non tutte sono sopravvissute nei giorni seguenti.

Un giocattolo della Chicco tra le...
Un giocattolo della Chicco tra le macerie di Amatrice (foto Enzo Russo)

È qui che arriva la donazione dei grossetani. Gocce di solidarietà nel deserto di devastazione che annaffiano, però, la speranza di rinascere.

«Queste sono le cose belle del terremoto», dirà più tardi Pirozzi ricevendo l’assegno targato Banca Tema e firmato a nome dei grossetani da Tirreno e Conad (quest’ultima ha anticipato mille euro della vendita delle ultime t-shirt ancora disponibili dei tre supermercati grossetani), e con esso la maglietta “Maremma per Amatrice” disegnata da Dominga Tammone e il poster della fotografia scattata il 26 dicembre all’Aurelia Antica dall’Agenzia fotografia Bf ai cittadini e ai testimonial che hanno partecipato alla campagna.

Perché se il terremoto ad Amatrice non è ancora finito, non conosce fine neanche la solidarietà della Maremma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi...
Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi con, alle spalle, la maglietta della campagna di solidarietà "Maremma per Amatrice" realizzata da Il Tirreno e da Conad (foto Enzo Russo)

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