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Ticket pazzi, altri casi Nel mirino le macchinette

Si allarga il fenomeno delle richieste di saldo inviate dall’Asl per esami già pagati «Quando feci la visita la postazione era rotta, mi diedero un bollettino postale»

FOLLONICA. Anche a Massa Marittima l’Asl chiede il conto. Si allarga il caso degli avvisi bonari impazziti: il fenomeno delle richieste per pagamenti in realtà già avvenuti esce dai confini della Città del Golfo.

Non è successo solo a molti follonichesi di ricevere nei giorni scorsi delle lettere con cui l’azienda sanitaria richiede di versare il ticket per prestazioni sanitarie ricevute negli anni passati, alcune addirittura nel 2013: le lettere stanno arrivando anche sulle Colline Metallifere.

Aumentano così i casi di cittadini che si sono visti richiedere dall’Asl un versamento per una visita o per un esame sanitario: panoramiche dentarie, controlli da specialisti, ecografie, mammografie, sono solo alcune delle prestazioni per cui oggi l’azienda chiede ai maremmani di saldare il conto, che in realtà gli stessi cittadini hanno già pagato a tempo debito, quando cioè hanno usufruito del servizio sanitario.

Il problema è che se in tanti hanno conservato le ricevute degli anni passati, altri invece non riescono a ritrovarle o magari le hanno gettate: teniamo conto che si tratta di documenti anche di tre anni e mezzo fa, e quindi già messi nella dichiarazione dei redditi. Se per altri atti c’è una data entro cui conservarli (cinque anni per esempio per le bollette dei consumi di acqua, gas e luce, così come per le sanzioni stradali), per le ricevute dell’Asl non c’è una regola precisa: una volta inserite le spese nella rendicontazione annuale, i cittadini potrebbero decidere di disfarsene.

Quindi come dimostrare di aver pagato regolarmente la prestazione ricevuta senza un documento che lo provi? Qui viene il problema. Il fatto strano è che tutti i cittadini che hanno contattato la nostra redazione in questi ultimi giorni per segnalare la questione avevano versato regolarmente la cifra richiesta, e quasi tutti fortunatamente, hanno trovato le copie dell’avvenuto pagamento.

«La visita medica per cui mi si richiedeva di versare nuovamente il ticket l’ho fatta nel 2013, all’ospedale di Massa Marittima si trattava di una ecografia – spiega Nello Lolini residente a Braccagni – In quella struttura nove volte su dieci non funziona la macchinetta per pagare il ticket e anche in quel caso non era attiva, quindi mi dettero un bollettino postale prestampato. Altro fatto strano– continua Lolini – è che ora mi richiedono 58 euro, mentre la prestazione all’epoca ne costò 56, anche se a questi vanno sommati un euro e cinquanta centesimi pagati alla posta per il bollettino. Alla fine ho ritrovato la ricevuta e l’ho inviata via fax spendendo altri soldi. Se non avessi avuto più il documento, sarei stato costretto a ripagare un conto che avevo già saldato. Mia sorella che ha ricevuto lo stesso avviso, non riesce a trovare quella ricevuta che ricorda bene di aver pagato nel 2013: se non riuscirà a dimostrare l’avvenuto pagamento, a lei la prestazione sanitaria costerà il doppio. Non mi pare corretto».

E i casi aumentano: sono tante le persone che in

questi giorni hanno ricevuto l’avviso bonario e che adesso sono alla ricerca di quel documento che eviterà loro di ripagare un conto per cui si erano già messi le mani in tasca. Un problema nella catalogazione degli incassi? Per ora non si sa. Certo è che i maremmani sono alquanto arrabbiati.

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