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Venghino signori, ecco il borgo dove le case si vendono al prezzo di un caffè - Video

Ecco la campagna anti spopolamento di Montieri, paesino di 1300 anime in provincia di Grosseto

MONTIERI. Non ci sono tappeti rossi all’ingresso del paese, né tantomeno megafoni o cartelloni pubblicitari acchiappa acquirenti. Eppure anche Montieri, comune di nemmeno 1300 anime in provincia di Grosseto, porta avanti una chiassosa campagna contro lo spopolamento del paese. Ma lo fa a modo suo: vende le case a 1 euro. «Uno slogan», spiega il suo giovane sindaco Nicola Verruzzi, eletto nel 2014 con una lista civica di centro-sinistra, dietro cui, dice, «c’è un tema molto più profondo»: quello dell’abbandono dei borghi italiani. Così vicini a tutto, ma così lontani: negli anni hanno salutato giovani, che non sono più tornati.

Montieri non fa la differenza. Si raggiunge, dalla costa, su un’unica strada, quasi deserta, che da Follonica si tuffa nella pancia della Toscana. E sale su, sulle colline grossetane dove il grigio del cemento si nota appena, come il trucco delicato sul viso di una donna. Chilometri di campagna che diventa bosco. Gallerie di querce e faggi e castagni secchi. In mezzo, i giacconi mimetici dei taglialegna curvi sui tronchi appena tagliati.

VIDEO. Nel pese dove le case costano un euro

Montieri, viaggio nel paese dove le case costano un euro Il giovane sindaco Nicola Verruzzi nel 2015 ha lanciato la campagna"una casa a 1 euro" per ripopolare il comune. (video di Melania Carnevali)

La legna continua a essere una risorsa fondamentale per il territorio, nonostante adesso non venga più utilizzata come combustibile per l’estrazione mineraria, per secoli la principale attività economica del comune. Un obbligo morale, forse, per il nome che porta: Montieri, da Mons aeris, monte di rame. Sotto quelle colline infatti c’è di tutto: rame, pirite, piombo, argento. Il lavoro in miniera, in passato, veniva tramandato di padre in figlio, come l’eredità. E quasi nessuno pensava di andarsene da lì. Poi però nel 1994 ha chiuso l’ultima miniera di pirite di Boccheggiano (frazione di Montieri) e la fuga di abitanti, iniziata almeno 40 anni prima con la vita costiera che faceva da sirena, ha avuto un altro picco. E così, negli ultimi cent’anni, gli abitanti sono passati da quasi seimila a poco più di 1200.

E le loro case sono rimaste lì, mezze vuote. Qualche foto di famiglia, un ricambio per il fine settimana d’estate, tanta polvere. Alcune, invece, sono state completamente dimenticate. L’erbaccia si arrampica adesso sulle loro pareti in pietra, come bandiera su un campo di battaglia appena conquistato. Pezzi di plastica svolazzano nei giardini incolti sotto finestre chiuse da chissà quanto tempo. Sono «decine», sostiene il sindaco, le case disabitate a Montieri. Nemmeno così tante, rispetto ad altri borghi italiani. E nemmeno tutte fatiscenti. «Ma alcune sono anche pericolose e anti-igieniche», spiega Verruzzi.

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Nel 2014 il Comune dovette intervenire su una palazzina privata, con la messa in sicurezza e un intervento di derattizzazione. Tre piani di edificio, avvolti adesso nei ponteggi, che fanno ombra alla chiesa di Boccheggiano. Appartiene a 39 proprietari («alcuni dei quali nemmeno sapevano di averla ereditata», dice il sindaco), che però vivono altrove. Nessuno si è preso cura di lei negli anni e, lei, si è sentita libera di diventare un rudere nel centro del paese, davanti ai vasi di fiori curati e alle imposte in legno lucide.

«I Comuni non hanno strumenti per affrontare questi casi di abbandono di case - commenta il sindaco - se non quello di subentrare al privato quando c’è in ballo la sicurezza pubblica, ma è un iter burocratico lunghissimo. Inoltre, i soldi che potrebbero essere utili alla collettività, verrebbero destinati a interventi che colmino l’inerzia dei privati».

Da qui l’idea della casa al prezzo di un caffè. Il senso è questo, dice il sindaco: «Chi è proprietario di un immobile e non ha intenzione di viverlo o di tenerlo in modo decoroso, lo venda a un prezzo simbolico». L’obiettivo è quello di riqualificare il paese e incentivare così la residenzialità, soprattutto dei giovani «che è la condicio sine qua non per far sopravvivere e sviluppare questi territori».

Montieri non è il primo comune italiano ad aver battuto questa strada. Il primo fu Salemi (Trapani), paese ancora ferito dal terremoto nella valle del Belice del 1968. Nel 2008, il sindaco di allora, Vittorio Sgarbi, tentò la riqualificazione cedendo gli immobili sfitti del centro storico a privati in cambio della loro ristrutturazione. Ma il progetto fu fallimentare. Seguirono comunque l’esempio anche altri comuni, come Gangi a Palermo, Carrega Ligure ad Alessandria, Nulvi a Sassari e Ollolai a Nuoro. «Il prezzo a 1 euro è simbolico - chiarisce il sindaco - se non è 1 euro, è 2, 5, mille, diecimila. Con questa campagna, in ogni caso, c’è stata una rigenerazione del mercato immobiliare di questa zona e un abbassamento del prezzo medio delle case».

Come funziona? Chi è interessato a una casa, chiama gli uffici comunali e lascia i suoi contatti. Il Comune cerca il proprietario e organizza l’incontro con il possibile acquirente. Se va in porto, la trattativa è fatta ed è privata. L’ente si fa solo garante affinché l’acquirente, nei tre anni dall’acquisto, ristrutturi l’immobile.

Da quando è stata lanciata, nel 2015, non c’è stata nessuna corsa alle vendite. Da una parte c’è ancora una resistenza dei privati a cedere le proprie case, dall’altra non è nemmeno facile convincere giovani cittadini (di città) a vivere una vita che non hanno mai vissuto. Lontano dalle stazioni, dai centri commerciali, dalla fretta che scandisce anche il respiro. «Lottiamo ogni giorno - dice il sindaco - per mantenere almeno i servizi: le poste, gli autobus, le scuole».

Di case, ad oggi, ne sono state vendute tre. Si parla di immobili di 60 o 70 metri quadrati venduti al prezzo di 15mila o 20 mila euro. Ad acquistarli sono stati un pensionato che viveva nel nord Italia, un giovane libero professionista che viveva già a Montieri in affitto e una famiglia di turisti.

Ma l’eco della campagna è arrivata comunque fino in Asia. E di manifestazioni di interesse ne sono arrivate parecchie al Comune. Un’emittente giapponese farà a breve un reportage sulla zona, mentre in Cina alcuni imprenditori si sono fatti avanti per acquistare un edificio e restaurarlo a fini turistici. «Potrebbe diventare la base di un turismo che non sia di massa», dice il sindaco. Montieri, d’altronde, è a un passo da tutto: quaranta minuti dal mare, un’ora da Firenze, poco più da Siena e Grosseto. Lì, circondata dal verde e dall’aria fresca, in attesa solo che qualcuno almeno ci provi a lasciare la città.

LA MAPPA: dove si trova Montieri

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