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Comune pronto alla bonifica: "Sono le aziende a bloccarla"

Il sindaco di Scarlino Marcello Stella replica al Forum Ambientalista e a Scarlino Energia. Ente disponibile a togliere l’arsenico dalla falda ma "tra i privati niente intesa sulle spese"

SCARLINO. Il problema è la mancata intesa con le aziende del Casone, ma il Comune andrà avanti comunque per quanto di sua competenza «in modo da non precludere la realizzazione unitaria».

È questa la risposta che l’amministrazione scarlinese manda al Forum ambientalista e di riflesso all’avvocato di Scarlino Energia Alessandro Antichi, che ha indicato il sindaco Marcello Stella come la figura principale per lo stallo nel progetto di bonifica della falda acquifera che giace nel sottosuolo della Piana.

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Una bonifica necessaria, visto il tasso di inquinamento per arsenico legato ai decenni di attività industriale in quella zona come ha già certificato a suo tempo il ministero, ma ancora ferma sulla carta.

«I lavori non sono iniziati perché non è stato individuato il soggetto responsabile dell’inquinamento – ha spiegato ieri il leader del Forum Roberto Barocci –. Sembra inverosimile, visto che anche i sassi anno che responsabile dell’inquinamento è l’Eni e chi per essa ha ereditato gli oneri di bonifica».

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Ma i problemi sono anche altri, ammettono dal municipio scarlinese: il progetto, approvato in modo unitario tra ente e aziende, si è fermato al palo dopo che non è stato trovato un accordo tra le parti sulla ripartizione dei costi.

«Il progetto unitario di bonifica delle acque di falda della Piana, presentato congiuntamente dalle tre aziende Nuova Solmine, Tioxide e Scarlino Energia e dal Comune di Scarlino, è stato approvato dalla conferenza dei servizi nel maggio 2015 – spiegano dall’amministrazione comunale –. Successivamente ci sono stati i relativi incontri con i soggetti interessati. L’iter tecnico-amministrativo per l’avvio dei lavori ad oggi non è stato ancora attivato perché non sono state trovate le intese con le aziende partecipanti all’iniziativa in merito ai criteri di ripartizione della spesa relativa alle opere e ai successivi costi di gestione».

Tradotto: Comune, Solmine, Tioxide e Scarlino Energia non si sono trovate d’accordo su come dividere tra di loro i costi delle operazioni. Ognuna per i propri motivi: c’è Scarlino Energia, la società a capo dell’inceneritore del Casone, alle prese con una grande crisi finanziaria che l’ha portata a presentare il concordato; poi ci sono Solmine e Tioxide che difendono il diritto a occuparsi unicamente delle aree che competono loro, e il Comune che non è riuscito ad oggi a fare da mediatore tra tutte le parti in causa.

Risultato: la bonifica è ancora ferma ai fogli di carta, mentre l’arsenico continua a ristagnare nel sottosuolo.
Lo dice anche la Regione Toscana, che più di una volta ha sollecitato l’avvio dei lavori. «Il Comune, ritenendo prioritario e non più rinviabile il processo di risanamento della falda nella piana di Scarlino, ha comunicato ufficialmente a ottobre alla Regione Toscana di essere pronto a procedere autonomamente per la parte di sua competenza – assicura l’amministrazione –. Come auspicato dalla Regione Toscana e sulla base di quanto portato avanti a seguito dell’approvazione del progetto di bonifica della falda, il Comune procederà all’attuazione dello stralcio esecutivo delle opere di propria competenza, in modo da non precludere la realizzazione unitaria».

Uno scenario che di unitario ha ben poco. Il Comune può certo occuparsi di quanto gli compete, ma per poter bonificare la falda occorre portare avanti il progetto nella sua interezza. «L’attività è tutt’altro che bloccata o rinviata e rimane un argomento quotidianamente all’ordine del giorno per il Comune di Scarlino» sottolinea comunque l’amministrazione.
 

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