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Il cuore dell’Argentario batte per Gabriele

Il padre di Detti, il nuotatore che ha vinto il bronzo a Rio, è di Porto Ercole. E in paese è festa grande

MONTE ARGENTARIO. C’è anche un po’ di Argentario nelle medaglie conquistate alle olimpiadi di Rio.

Il bronzo di Gabriele Detti nei 400 stile libero di nuoto, nonostante sia livornese di nascita, fa infatti gioire anche Porto Ercole, paese di origine del padre Corrado Detti.

«Questa notte ho respirato ossigeno puro. Gran regalo di Gabriele con questa bellissima medaglia olimpica, prima in assoluto del nuoto livornese e portercolese», ha raccontato dopo il grande traguardo conquistato dal figlio, affidando le sue incontenibili emozioni ai social.

La gioia arriva quindi anche sul promontorio.

Decine di portoercolesi si sono complimentati direttamente con Corrado, mentre in molti hanno pubblicato post direttamente sulle pagine del social network.

Corrado, originario di Porto Ercole, si è trasferito a Livorno già da molti anni per amore e per lavoro, ma non dimentica il tuo territorio.

«Abito a Livorno dal 1991 - racconta - dove già lavoravo sulla Toremar sulla linea dell’isola d’Elba, e mi sono sposato con mia moglie che è livornese. Torno almeno una volta al mese a Porto Ercole, mentre Gabriele viene quando può a trovare i nonni, anche se ha pochissimo tempo libero: lui, infatti, vive ad Ostia e si allena con lo zio. Abbiamo ricevuto tantissimi complimenti dai portoercolesi e questo ci fa tanto piacere».

Una gara vissuta con grande tensione dall’inizio alla fine. «La medaglia ce l’aspettavamo o, almeno, è quanto si diceva nell’ambiente - prosegue - Quindi abbiamo vissuto la cosa con molta trepidazione, non è stato semplice affrontare i giorni precedenti. Aspettare le 9 ore della finale dopo le qualifiche è stato devastante a livello di tensione. In ogni caso, il primo e il secondo posto non erano in discussione, con il cinese e l’australiano che andavano fortissimo e già si sapeva. Guardando la finale, i primi 300 metri li ho vissuti in apnea. Anche lui forse ha sentito la tensione della finale, perché per un po’ è stato anche ultimo dopo essere partito male, mentre gli ultimi 100 metri è riuscito a riaccendere il cervello e recuperare. Con una partenza migliore avrebbe potuto battere anche il record di Rosolino di 3,42. Nel finale mi sono lasciato andare e ho tirato un sospiro di sollievo. La gara l’ho vista con mia moglie a casa, poi a fine gara sono venuti i vicini e gli amici a festeggiare. In realtà dovevamo essere a Rio e avevamo anche già prenotato, ma a causa del lavoro non siamo potuti andare».

E Gabriele?

«Lo abbiamo sentito per telefono ma ancora deve realizzare quello che è successo - aggiunge Corrado - È sommerso dai giornalisti e ha avuto un grande ritorno di immagine. Pian piano realizzerà che ha fatto un’impresa, perché una medaglia olimpica è sempre una medaglia olimpica. Adesso deve affrontare i 1500 metri e la staffetta 4x200, specialmente nella prima abbiamo qualche altra speranza».

L’Argentario, comunque, porta bene.

Dal promontorio, seppure per un giorno, sono passate anche Tania Cagnotto e Francesca Dallapè: nel 2009 si esibirono in alcuni tuffi, sempre in sincrono, da una delle passerelle laterali dello splendido veliero La Signora del Vento, ormeggiata

sul molo della Pilarella.

In quell’occasione centinaia di argentarini poterono ammirare le due tuffatrici - che domenica hanno conquistato la medaglia d’argento - a pochi metri di distanza.

Due medaglie, dunque, che portano l’Argentario direttamente nell’Olimpo dei più grandi.

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