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Cavi coprono antichi fregi Studiosi lanciano l’appello

Su Porta dell’orologio, ad Arcidosso, sono scolpiti simboli esoterici oscurati, però, da un fascio di fili. Nannetti e Rocchi chiedono al Comune di riportarli alla luce

ARCIDOSSO. Michele Nannetti e Lino Rocchi, due appassionati di storia e simbologia di Arcidosso, ottimi conoscitori di segni e simboli che studiano e catalogano da anni, lanciano un appello al comune. «Togliete quei fili elettrici che coprono simboli importanti e di profondo valore storico dagli edifici accanto alla Porta dell’orologio».

Spiegano i due: «Ad Arcidosso, alla fine della via Talassese in prossimità della Porta di mezzo, detta anche Porta dell’orologio, si trovano scolpiti dei simboli riconducibili ai maestri alchemici che sono vissuti in Arcidosso in data non precisata. Per essere più precisi, i simboli si trovano nell’edificio accanto a quello dove nacque Davide Lazzaretti».

Si intravedono, sotto i fili, un fiore della vita scolpito nella pietra e un’incudine che ha, ai due lati, due alberi, due palme, forse. Purtroppo la visibilità di quei simboli è compromessa da un fascio di fili.

«È inevitabile – dicono i due – criticare la scelta di chi ha permesso di far passare i cavi elettrici proprio a livello dei segni scolpiti, coprendoli e rendendoli così poco visibili. Ci appelliamo all’amministrazione Comunale che dovrebbe premurarsi di sanare certe scelte del passato e quindi riportare alla luce simbologie così significative e importanti sia dal punto di vista storico culturale, sia da quello turistico. Pertanto sarebbe necessario, quanto meno, che quei cavi venissero spostati a un altro livello, o più alti o più bassi, oppure tolti del tutto per trovare un’altra collocazione. I fori di fissaggio degli stessi cavi ormai praticati e incancellabili, potrebbero essere riutilizzati per la predisposizione di uno schermo utile a proteggere i simboli da agenti atmosferici ed eventuali atti vandalici, e per suscitare la visibilità dei simboli da parte dei turisti».

E a proposito di turismo, i due ricercatori lanciano un’idea, già messa in atto nel vicino paese di Abbadia San Salvatore: mettere a disposizione del turista dei cartelloni che indicano come sono questi simboli, cosa rappresentino e dove siano collocati.

«Una sorta di mappatura – dicono – che, sotto forma di cartello all’ingresso del borgo medievale, guidi chi ama queste cose, dentro il centro storico, dove si trovano tracce importanti un po’ dappertutto: si va da stemmi di nobili famiglie vissute nel posto, simboli di arti e mestieri, come fabbro, sarto, maniscalco, scalpellino ad esempio, collocati in vari punti, segni

di protezione contro malocchi e stregonerie di varia natura. Insomma c’è di che sbizzarrirsi. Contiamo nell’amministrazione, che con spesa limitata potrebbe attrarre e favorire un circuito turistico interessante, a caccia di misteri e simbologie di cui il borgo medievale di Arcidosso è ricco».

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