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Nasce la super serra con resa eccezionale

Dall’idea di Luigi Galimberti ecco Sfera: "Qui tecnologia e innovazione soppianteranno la manipolazione genetica"

GROSSETO. La sfida che attende il nostro pianeta è riuscire a sfamare una popolazione in forte crescita con risorse (suolo e acqua) sempre più limitate. La soluzione non passa più né per la chimica né per la genetica ma investendo in tecnologia e innovazione.

Ne è convinto l’imprenditore maremmano Luigi Galimberti che grazie all’incubatore d’imprese BeeCo Farm di cui è presidente ha progettato una super serra idroponica (dedicata cioè alla coltivazione fuori suolo) denominata Sfera WaterFood e capace di produrre ortaggi utilizzando il 10 per cento dell’acqua e il 10 per cento del suolo rispetto alla coltivazione in campo aperto ma con una resa quindici volte superiore in confronto alla coltivazione tradizionale, oltretutto senza l’uso di pesticidi.

La start up è il primo progetto uscito dall’incubatore BeeCo Farm che ha per ora sede a Grosseto ma troverà collocazione definitiva a Follonica nell’area dell'ex Ilva. «Un importante fondo d’investimento italiano come Oltre Venture – spiega Galimberti – ha creduto in questo progetto e al suo impatto sociale sul territorio. Al momento stiamo valutando quale terreno ospiterà la serra. Ne abbiamo visti diversi: sicuramente sarà in provincia di Grosseto. Entro tre settimane contiamo di scegliere, a quel punto per ottobre potremmo arrivare a far partire il cantiere con i primi raccolti previsti a febbraio».

I numeri del progetto a regime sono importanti: la super serra occuperà un’estensione di 13 ettari (esternamente sarà però molto simile alle serre tradizionali) per 12 milioni di euro di investimenti. Vi verranno prodotti cinque varietà di pomodori, insalata e fragole e darà lavoro a più di 90 persone.

«La Sfera – dice Galimberti – è una super serra dove la tecnologia e l’innovazione di processo soppiantano la manipolazione genetica per produrre di più e meglio, secondo principi di sostenibilità alimentare, economica ed energetica». Il progetto punta tra l’altro anche a riportare sullo scaffale dei supermercati varietà di ortaggi che sono “scomparse” per alcune loro caratteristiche che le rendevano più deperibili e meno adatte al mercato. «Ci sono dei pomodori che a causa della loro buccia sottile e delicata non venivano più prodotti – dice Galimberti – solo perché si ammaccavano facilmente. Grazie alla serra Sfera e ad accordi per la commercializzazione con la grande distribuzione queste varietà possono tornare a esser coltivate».

Il progetto non è l’unico che ha trovato casa all’interno dell’incubatore BeeCo Farm anche se è quello ormai più maturo e prossimo

a vedere la luce. «Stiamo per esempio aiutando un gruppo di ragazzi siciliani che vogliono produrre in serra l’alga Nori che serve per fare il sushi – dice Galimberti – La funzione di un incubatore è questa: aiutare l’idea d’impresa a svilupparsi e a trovare i capitali per partire».

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