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L'allarme del Forum Ambientalista: "Scarichi e inquinanti nel canale San Rocco: ecco il problema di Marina"

Il portavoce Roberto Barocci da anni punta il dito sulle amministrazioni: "Se non vogliono intervenire a monte il fenomeno è destinato a ripetersi"

GROSSETO. Non è il presunto petrolio – come sostengono le “iene maremmane” – il vero problema per Marina di Grosseto, ma «sostanze organiche inquinanti che vengono scaricate a monte del porto, sul canale San Rocco». Ne è convinto Roberto Barocci, portavoce del Forum ambientalista, che da anni denuncia il problema degli scarichi e degli sversamenti nel canale di sostanze inquinanti.

Roberto Barocci, portavoce del Forum...
Roberto Barocci, portavoce del Forum Ambientalista

Martedì sera Barocci ha partecipato alla riunione pubblica che si è tenuta a Marina di Grosseto tra operatori, Pro loco e rappresentanti della Marina di San Rocco per chiarire le operazioni finite nel mirino delle “iene maremmane”. E ha ribadito quel che va dicendo da anni.

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«Nel canale San Rocco – dice il portavoce del Forum ambientalista – finiscono i liquami che durante le piogge forti, quando il sistema fognario di Grosseto non riceve più, vengono riversati nel fosso Beveraggio, un canale artificiale che attraversa Grosseto fino a Barbanella e che poi si immette appunto nel canale San Rocco». E si tratta, secondo il portavoce del Forum – che negli anni ha monitorato il fosso, raccolto le proteste degli abitanti di Barbanella vecchia e fatto eseguire analisi – di «liquami di fogna altamente inquinanti provenienti da un terzo della città di Grosseto».

Il fosso Beveraggio
Il fosso Beveraggio

Non solo. Barocci punta il dito anche sulla discarica delle Strillaie, che si trova a ridosso del canale, e sulle varie attività agroindustriali che, accusa, «periodicamente hanno scaricato su canali che arrivano al San Rocco e la cronaca lo ha riportato».

Esempi che Barocci definisce «significativi e che oggi si tende a nascondere per opportunismo degli amministratori».

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A questo si aggiungono le canne e il materiale vegetale tagliato sulle sponde e lasciato nel canale, che finisce anch’esso per essere trascinato verso la foce, si decompone e non sarebbe così innocuo come si potrebbe credere.

La dimostrazione, per Barocci, sarebbe contenuta in una sentenza del Tar del 2011 (si veda articolo a destra) che, in un passaggio, riporta di analisi effettuate dall’Arpat sul materiale organico (legni, cannucce) tirato su dalle acque del porto dalla Marina di San Rocco nel 2009 e che l’Agenzia classificò, all’epoca, come rifiuto con tanto di classificazione Cer.

In quel caso si trattava di rifiuti biodegradabili, «ma pur sempre rifiuti», dice Barocci. E d’altro canto non sono neppure quei rifiuti a impensierire il portavoce del Forum Ambientalista.

Nella stessa sentenza il Tar parla anche di «altro materiale, proveniente da attività di dragaggio», e in particolare di «fanghi di drenaggio», che per i giudici è «riconducibile comunque all’attività di pulizia e rimozione dei precedenti accumuli al fine di liberare l’imboccatura del porto e consentire una normale navigazione».

Questo materiale non rientra tra gli argomenti trattati dal Tar in quella sentenza ma la sua esistenza viene comunque attestata ed è qui che nasce la preoccupazione di Barocci: oltre agli scarti di origine vegetale, insomma, sul fondo del porto finiscono anche gli scarti di altra origine, fogne o residui di lavorazioni.

«All’assemblea di Marina – dice Barocci – ho cercato di spiegare come lo scavo del fondale del canale San Rocco, per realizzare nel suo tratto finale il porto, ha portato tutti gli anni a dover rimuovere il materiale che ovviamente, per un fatto di fisica dei fluidi, si deposita negli avvallamenti di un alveo, progettato e costruito per svolgere un’altra funzione».

Pertanto, prosegue il portavoce del Forum ambientalista, «se le amministrazioni locali non vogliono intervenire a monte del porto sul canale San Rocco per impedire che sostanze organiche e inquinanti siano scaricati in tale fosso, il fenomeno è sicuramente destinato a ripetersi».

 

A maggior ragione dovrebbe preoccupare poi il fatto che, per lo meno nell’avamporto, il fondale viene periodicamente aspirato e il materiale riversato nella spiaggia accanto che ha bisogno di ripascimento. Come si fa ad assicurarsi che, oltre alla sabbia spinta dentro dal mare o usata per il ripascimento, in occasione di particolari situazioni meteo (ad esempio dopo intense piogge) non ci sia anche materiale biologico “sporco” e inquinanti pericolosi che vengono dal canale?

«Se vogliamo tutelare le attività turistiche bisogna risolvere questi problemi – spiega Barocci –. Se non si utilizza la vicenda di oggi, che ha visto commenti errati e fuorvianti, accompagnati però a immagini vere e a odori sgradevoli, la vicenda di Marina si ripresenterà nei prossimi anni e a pagare i danni saranno ancora coloro che vivono di turismo».

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