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«Stop lupi o do il pascolo alla geotermia»

Stribugliano, dopo l’ennesimo attacco al suo gregge il pastore Ricciardi lancia la provocazione: «Non so più come vivere»

STRIBUGLIANO. «Io metto a disposizione il mio terreno per le ricerche geotermiche eppure ho firmato contro la geotermia. Ma se mi impediscono di fare il pastore, bisogna che mi tuteli e cerchi nuove forme di sostentamento».

Da Stribugliano, dopo l’ennesimo attacco di predatori che gli hanno sgozzato un’altra pecora in pieno giorno e nonostante la sorveglianza serrata, Dante Ricciardi, pastore storico del Monte Amiata, lancia la sua provocazione: metterà i suoi pascoli a disposizione di società che vogliono fare perforazioni per trovare il vapore.

Ricciardi, due giorni or sono, ha trovato, cercandola nei cespugli e nei fossi, la carcassa di un’altra pecora.

«Era giovane, incinta e l’avevo allevata... per il lupo. Sono allo stremo – dice Ricciardi – ho a malapena di che vivere. Non ce la faccio più. Pensavo di poter vendere gli agnelli e invece fra predazioni e aborti non ci andrò neppure alla pari. Mi spieghino, lor signori, chi mi dà i soldi per fare la spesa. Io non ho alcuna pretesa. Non ho vizi. Non fumo, non bevo, non frequento bar. Lavoro solo per campare. Lo stretto necessario. Ma se il lupo mi mangia le pecore quelle risorse mi mancano».

Ricciardi non è nuovo a disperati sfoghi sulla stampa. Da molto tempo, ormai, la sua azienda di allevamento deve fare i conti con gli attacchi dei predatori.

«Nessuno vuol capire il dramma di questa situazione. Nessuno interviene, nessuno cattura, nessuno si muove. Ieri l’altro – racconta il pastore – ho visto arrivare il montone di corsa verso il podere. Ho sentito la canina abbaiare e così sono corso più veloce che potevo dove le pecore pascolavano. Erano tutte ammucchiate e terrorizzate. Alla conta, ne mancava una. Quella che ho trovato più tardi, con due buchi sotto la gola».

Ricciardi non dorme, ormai, quasi più a casa. Dorme in macchina, al podere, e al minimo rumore che percepisce scatta in piedi. Conta e riconta le sue pecore e, ogni volta che ne manca qualcuna, si sente gelare il sangue nelle vene.

«Le cerco – dice – magari a volte non le trovo, e quando invece le avvisto nel prato, morte, o un qualche cespuglio, inizio la medesima trafila. Veterinari, smaltimento, spese. Perdite e spese. E a me per mangiare cosa resta? Nulla. Allora ho pensato a fare una denuncia ai carabinieri della mia condizione. Sono in pericolo costante, posso subire aggressioni improvvise e non ho di che campare. Questo dichiarerò nella denuncia che mercoledì mattina (stamattina) andrò a depositare in caserma».

Quella di Ricciardi non è una provocazione: è un timore che molti altri allevatori hanno. «Mi sento minacciato nella mia incolumità – spiega il pastore di Stribugliano – e ridotto sul lastrico per colpe non mie ma per indifferenza totale delle istituzioni a questo problema».

Ma cosa si può fare per uscirne? A Ricciardi, negli ultimi tempi, è balenata in testa un’idea. «Io, a proposito del progetto della centrale geotermica sul Monte Labro, ho firmato contro la geotermia – dice il pastore, che come molti condivide il timore di veder trasformato questo angolo di paradiso in un sito industriale – Ma adesso, se nulla si muove, credo che cederò il terreno per esplorazioni geotermiche. Lascerò la pastorizia e proverò a fare un lavoro nell’ambito della geotermia. Mi sa che è questo che la Regione Toscana o lo Stato o chi

per loro vogliono. Ci costringono ad abbandonare i nostri campi per far diventare il Monte Amiata un gruviera. Et-voilà. Io gioco di anticipo e cedo i miei ettari di terra. Soffioni: è questo l’unico modo per battere il lupo. Ma sarà anche la rovina di tutti noi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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