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«Fermò l’auto e scese per aggredirmi»

Al processo per i palpeggiamenti parla la 50enne che faceva jogging lungo la strada provinciale

CASTEL DEL PIANO. Fermò l'auto e scese per violentarla, come raccontato da lei, oppure fu lei a fare un cenno e a chiedere un passaggio, poi rifiutandolo e urlando? Non c'è ancora una risposta. Il processo in corso a carico di Mohamed Fathi Haj, operaio 34enne di origine tunisina abitante a Cinigiano, ha vissuto ieri la fase dell'audizione dei testimoni.

Prima fra tutti la stessa donna che ai carabinieri aveva denunciato di essere stata palpeggiata. Cinquantenne, appassionata di jogging, abituata a percorrere lunghe distanze (anche quaranta chilometri alla volta), ha confermato che la sera del 13 marzo 2010 stava camminando lungo la provinciale 160. Nei pressi di Pian di Ballo, tra Seggiano e Castel del Piano, si era fermata un'auto: «Era una Peugeot. L'uomo era sceso e mi aveva fatto capire esprimendosi in un buon italiano che voleva un rapporto sessuale. Io gli avevo detto di no: "sei molto più giovane di me, vai via". Ma lui si era avvicinato e mi aveva gettato a terra. Mi schiacciava con il peso, non riuscivo a muovermi». Qui avrebbe allungato le mani sul seno e nelle parti intime, superando anche l'ostacolo della pancera che la donna indossava appositamente per camminare. La donna aveva urlato, lui aveva desistito. «Mi ricordo che i fari erano rimasti accesi. Lui era andato via. Io mi ero ricomposta, avevo ripreso a camminare verso casa. Poi lui era comparso di nuovo, a piedi. Ma in quel momento era arrivata un'auto e io l'avevo fermata». A bordo una coppia di fidanzati che aveva portato la donna davanti alla caserma dei carabinieri di Castel del Piano: «Avevo suonato tutti i campanelli ma nessuno mi aveva risposto. A piedi, ma non ricordo come, ero poi andata a casa. Non avevo detto niente a nessuno. Ero anche andata al lavoro, poi terminato il lavoro ero andata dai carabinieri».

Spaesata, sostanzialmente lucida ma con qualche esitazione nell'esprimersi, la donna ha aggiunto di non aver riportato lesioni («solo arrossamenti, poi spariti»), di non essere andata al pronto soccorso ma dal proprio medico («mi dette dei calmanti, io avevo ancora paura»). In aula la donna non ha riconosciuto subito nelle foto mostrate dal pm Marco Nassi l'uomo indicato all'epoca ai carabinieri; ne ha anzi indicato un altro, correggendosi una volta che le è stato mostrato quello da lei riconosciuto nell’immediatezza, sei anni fa. E non è stata in grado di fornire indicazioni di fronte alla mappa del paese che le è stata mostrata dall'avvocato di Haj, Alessio Bianchini. Quest'ultimo, che ha dimostrato di dubitare della ricostruzione, ha anche chiesto alla donna chiarimenti sui procedimenti penali a carico di lei. E se è vero che la parte offesa aveva cercato Haj successivamente: «Avevo saputo dove lavorava ed ero andata a cercarlo all'azienda agricola dove anche io avevo lavorato - ha ammesso la donna - Lo vidi entrare nel cancello della mensa, poi non più».

La sorella della donna ha raccontato di aver saputo in paese di quanto avvenuto e di averne poi avuto conferma dalle stesse parole di lei, dopo aver notato un comportamento cambiato. Ha spiegato che la sorella tra le lacrime le aveva spiegato le modalità dell'aggressione. E che da quel giorno sua sorella non era stata più la stessa: impaurita, stranita. «Mia sorella non chiede passaggi. Vuole fare da sola, si prefigge un obiettivo e lo porta a termine: è il suo carattere».

La moglie dell'imputato ha voluto parlare in aula per difendere Mohamed («mai violento con me, mai nessun problema»). Ha spiegato che quella sera aveva telefonato al marito da Seggiano, dove era andata ad aiutare la cognata per un trasloco, per farsi venire a prendere: «Seppi il giorno dopo da mia cognata che mio marito le aveva raccontato la sera stessa di essersi fermato per la strada per dare un passaggio a una persona in difficoltà. Questa aveva

però rifiutato e si era messa ad urlare. Mio marito mi confermò l’episodio e mi chiese se secondo me ci sarebbero state conseguenze. Risposi di no». Haj venne arrestato, per poi tornare in libertà. Devono essere sentiti altri testimoni, il processo è aggiornato a giugno.

Pierluigi Sposato

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