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L’Amiata perde abitanti, l’allarme dei sindaci

Nel 2015 159 residenti in meno rispetto al 2014. La gente se ne va a cercare lavoro: record negativi a Semproniano e Roccalbegna

CASTEL DEL PIANO. Cala ancora la popolazione in Amiata. Lentamente si sta sgretolando un sistema di paesi e di campagne, da cui la gente è in fuga per carenza di servizi e per mancanza di lavoro.

Al 31 dicembre 2015 la popolazione è diminuita di ben 159 unità rispetto alla stessa data del 2014, pur con l’aumento di stranieri. Tutti i comuni perdono unità importanti; poche le nascite, che sono molto al di sotto nel saldo con le morti.

La popolazione sull'Amiata
La popolazione sull'Amiata

Un trend che dura ormai da decine di anni e a cui si sottrae solo Castel del Piano con un saldo positivo di cinque unità: 4.703 abitanti a fronte dei 4.698 del 2014. Tengono Arcidosso (4.285 abitanti) dove si registra un calo di undici residenti, e Santa Fiora, che coi suoi 2.639 abitanti pareggia i 2.640 del 2014. Fra i sette comuni dell’Unione, il meno popoloso è ancora Seggiano con una cinquantina di unità sotto i mille abitanti (988 nel 2014, 950 nel 2015). Poi Semproniano e Roccalbegna, entrambi con una popolazione di 1.045 unità (rispettivamente 1.086 e 1.054 abitanti nel 2014), Castell’Azzara con 1.479 (da 1.516) e Cinigiano con 2.626 abitanti (da 2.653).

Salta agli occhi che il numero dei residenti lievita grazie all’alto numero di immigrati: 768 a Castel del Piano, 709 Arcidosso, 334 Santa Fiora.

Tutti i comuni perdono qualcosa rispetto all’anno precedente. Uno specchio impietoso rimanda ai sindaci l’immagine di paesi spopolati e poco appetibili per mancanza di servizi essenziali. «Ma non siamo solo noi – commenta la sindaca di Semproniano Miranda Brugi – è tutta l’Italia che è in declino demografico. I giovani se ne vanno dall’Italia a lavorare all’estero. Gli stessi immigrati preferiscono il resto d’Europa all’Italia. Così si muore. Noi come nel trend italiano. Né più né meno».

«Perdiamo qualcosa – dice il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci – Sebbene crescano gli immigrati di una ventina di unità, la popolazione invecchia, i giovani se ne vanno. La crisi dell’edilizia pubblica e privata è stata la causa dirompente dell’esodo di braccia. Non c’è il turn over nel settore pubblico. Per fortuna da noi tengono le grandi imprese. Altrimenti sarebbe un disastro».

Il sindaco di Santa Fiora, Federico Balocchi, perde solo un’unità: «Abbiamo 334 immigrati, in gran parte macedoni che lavorano nel settore taglio del bosco. Siamo in equilibrio demografico».

Il sindaco di Roccalbegna Massimo Galli sottolinea: «Perdiamo circa 25 unità – dice – e oltre tutto abbiamo pochi immigrati a pareggiare il conto. Purtroppo la nostra popolazione è composta al 50 per cento da ultrasessantenni; i giovani si sono tutti trasferiti per lavoro. Si stanno abbandonando le campagne. Gli allevamenti ovini, che erano il nostro fiore all’occhiello, hanno chiuso bottega per le continue predazioni. Il caseificio Fiorini è l’unica risorsa vera che abbiamo».

Marzio Mambrini, assessore alla cultura del Comune di Castell’Azzara ed ex sindaco, fa un’analisi impietosa della situazione: «Castell’Azzara perde più di 30 unità. Un dato molto preoccupante. Avevamo arginato il trend per due anni, ma è ricominciato. La gente se ne va per cercare servizi altrove. Siamo alla dimostrazione di un abbandono governativo delle zone montane, senza servizi, senza risorse, emarginati dal resto del mondo».

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