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Fusione? Sorano preferisce l’unione

Per la sindaca il legame con Manciano e Pitigliano è abbastanza forte, anche in vista dell’ingresso di Magliano e Capalbio

SORANO. Anche la maggioranza consiliare di Sorano, come molti altri comuni del grossetano e dell’Amiata, fra l’ipotesi di fusione dei comuni e la realtà dell’Unione delle colline del Fiora, pende dalla parte di chi crede più saggio continuare sulla strada dell’Unione. Per la fusione c’è tempo – questa è la linea – e saranno comunque i cittadini che, tramite referendum, decideranno se attuarla o non farne di nulla.

L’argomento dell’Unione – assai caldo vista, di contro, la volontà regionale di far fondere i piccoli comuni – lo hanno affrontato nei giorni scorsi i consiglieri comunali di maggioranza di Sorano, alla presenza della sindaca Carla Benocci, anche in vista dell’imminente scadenza, ai sensi dello statuto, degli incarichi istituzionali.

I consiglieri unanimi ritengono che il rinnovo degli incarichi debba essere preceduto da una approfondita verifica su almeno tre aspetti fondamentali: la volontà e la disponibilità dei comuni che attualmente compongono l’Unione, Sorano, Manciano e Pitigliano, a rilanciarne ruolo e funzioni; la volontà a predisporre, entro tempi dati, una serie di punti programmatici, per ampliare le funzioni associate; la volontà e la disponibilità a dar corso in tempi brevi all’ingresso a tutti gli effetti nell’Unione dei Comuni di Capalbio e di Magliano.

«Capalbio e Magliano – spiega Benocci – hanno chiesto di entrare nell’Unione. L’Unione acquisterà maggiore forza. Questo è il percorso che vogliamo portare avanti, perché se l’Unione funzionerà, avremmo gli stessi risparmi che si farebbero con le fusioni. Veniamo poi dall’esperienza delle comunità montane, e al loro posto sono nate le Unioni. Qui ci lavorano persone da anni e anni. E senza Unione che fine farebbero quei lavoratori? E poi con l’Unione che ha il primario scopo di associare i servizi fra comuni, abbiamo iniziato un iter, quello che la stessa regione ha indicato a suo tempo. Il percorso nemmeno ce lo hanno fatto finire ed ecco che dalla regione arriva l’invito alla fusione, panacea di tutti i mali. Come al solito si vuol risparmiare sulle piccole realtà sempre più marginalizzate e penalizzate».

La stessa sindaca, insomma, concorda con quello che sostengono i suoi consiglieri comunali di maggioranza. «Pur in presenza di ritardi e di molte difficoltà, l’Unione rappresenta ancora lo strumento adatto per contribuire in modo significativo a nuove possibilità di sviluppo dei territori che ne fanno parte».

«Per adesso la fusione a cui non ci opponiamo pregiudizialmente – aggiunge Benocci – non è matura, mi pare. E comunque non può essere imposta dall’alto, ma decisa dai cittadini tramite referendum».

«Le fusioni – aggiungono quelli di maggioranza – non possono essere frutto di fughe in avanti o di improvvisazioni,

ma conseguenza di progetti organici, motivati, credibili e condivisi. Non si tratta quindi di piantare bandierine o di mettere il cappello nel piatto riguardo a una materia così complessa e delicata perché coinvolge in modo troppo sensibile e delicato, il futuro delle comunità locali».

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