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Le tre Bcc verso la fusione A metà 2016 il grande salto

L’istituto che nascerà dalla loro unione avrà un patrimonio da 130 milioni di euro trentadue filiali, duecento dipendenti e quarantamila clienti. Ecco tutte le tappe

GROSSETO. Fusione. È la parola d’ordine nell’universo bancario del Belpaese: e la Maremma, terra di grande vocazione al risparmio – pensiamo ai valori della tradizione contadina e alle casse rurali – ha pragmaticamente già centrato l’obiettivo. Nel corso del 2016 – dall’inizio del secondo semestre ogni mese sarà buono per il taglio del nastro – tre banche del credito cooperativo diventeranno una sola. Parliamo della Banca della Maremma-Credito Cooperativo di Grosseto, della Bcc di Pitigliano, della Bcc di Saturnia e Costa d’Argento. Sono tre istituti che hanno fatto del radicamento al territorio la loro storia, che in alcuni casi parte dagli inizi del Secolo Breve, e la loro fortuna. Al termine dell’operazione nascerà un istituto con 130 milioni di euro di patrimonio complessivo, 32 filiali, 200 dipendenti, 40.000 clienti e 10.000 soci.

«Avanti tutta». Ciò che sta accadendo nel sottobosco del credito maremmano è di estrema attualità. Il premier Matteo Renzi ha già tentato due giorni fa di mettere il sale sulla coda ai banchieri italiani: «Ci sono troppe banche e il sistema deve essere ripensato» ha detto il premier. Che ha già in mette da quale cosmo dell’universo delle banche cominciare: «Bisogna unificare le banche del credito cooperativo, che sono anche belle ma devono essere più solide». Il testo della proposta di autoriforma del credito cooperativo è per altro sul punto di arrivare a battesimo: obiettivo, rafforzare le Bcc anche adeguandole, operativamente, al nuovo quadro normativo dell’Unione Bancaria Europea. Qui in Maremma intanto ci si è già portati avanti. Non c’è stato bisogno di mettere il fiato sul collo a nessuno: si parla da mesi di accorpamento dei tre istituti.

L’accordo. Grosseto, 9 ottobre 2015: in questa data i rappresentanti delle tre banche hanno firmato una lettera di intenti con cui danno il via ad un progetto di fusione. Attenzione: si parla di fusione per unione, che è cosa diversa rispetto alla fusione per incorporazione per cui c’è qualcuno che “annette” qualcun altro. Si esclude dunque – nelle intenzioni – che qualcuno faccia la parte del leone e qualcuno quella della preda. Tutti e tre pari grado, insomma.

Prossime tappe. Dopo la firma, siamo nella fase “dello studio” delle tre banche che costituiranno la spina dorsale dell’istituto di credito “unico”. Poi dovrà essere elaborato un piano industriale condiviso. La nuova banca avrà anche un nuovo consiglio di amministrazione nel quale saranno rappresentati i tre dna di provenienza: della Banca della Maremma- Credito Cooperativo di Grosseto, della Bcc di Pitigliano, della Bcc di Saturnia e Costa d’Argento. E avrà anche un presidente “unico”.

I benefici. Le fusioni, in generale, devono portare dei vantaggi, altrimenti ciascuno rimarrebbe a casa propria. Nel caso degli istituti di credito, una fusione deve permettere a una banca di portare agevolmente avanti la propria missione, che è quella di raccogliere il denaro dei risparmiatori per prestarlo alle famiglie, alle imprese e agli enti pubblici; di pagare interessi ai clienti da cui raccoglie i depositi e, al contempo, di mettersi in tasca un po’ di vantaggio quando concede liquidità in prestito. Questo, molto sinteticamente, è “il mestiere” della banca. «L’unione ci consentirà di mettere insieme competenze e di condividere i costi – nota Stefano Conti, presidente della Banca di Credito Cooperativo di Pitigliano, nata a Pitigliano, appunto, nel 1905, centodieci anni fa – E di mantenere inalterata la nostra presenza sul territorio, rafforzandoci patrimonialmente». Centotrenta milioni di euro di patrimonio complessivo comincia ad essere una cifra di rispetto.

Le filiali. Ai clienti delle tre Bcc c’è sicuramente un aspetto che sta a cuore. Mettiamoci nei panni di un correntista che da anni “si serve” nella filiale della frazione in cui vive: “La mia banca – è la domanda che si pone – rimarrà dov’è? Verrà chiusa?». Le tre Bcc non hanno intenzione di arretrare dai territori, anzi, l’obiettivo potrebbe essere quello di conquistarne di nuove quote: «Dobbiamo ancora redigere un piano filiali – risponde Conti – ma nessuna verrà chiusa, piuttosto, verranno gestite con nuove tecnologie per coprire tutti i territori e offrire più servizi». La comunità locale, insomma, potrà continuare a beneficiare della permanenza di centri decisionali in loco, cosa che fa sì che i processi gestionali siano rapidi. Un imprenditore che avanza una nuova richiesta di fido, una coppia che bussa alle porte di una banca per avere un mutuo per l’acquisto della prima casa pretende un disbrigo rapido delle proprie incombenze. O almeno un sì o no.

La geografia. La banca che nascerà dalla fusione dei tre crediti cooperativi si affaccerà su un territorio da 220.000 abitanti, e si spingerà fino all’Alto Viterbese e all’Amiata Senese. Dall’Amiata a Castiglione della Pescaia, da Grosseto all’Argentario e Capalbio. «Diventeremo una banca non per “il paese” ma per il territorio (il riferimento è all’esortazione del premier “Meno banche di Paese e più banche per il Paese)» dice Fernando Antonio Andreini, presidente della Banca di Credito Cooperativo di Saturnia e Costa d’Argento, nata da una precedente fusione di cui si cercherà di “doppiare” lo spirito per la nuova operazione delle tre. Essere la banca di un paese – una piccola frazione, un piccolo comune come tanti ce ne sono in Maremma – significa assolvere ad una funzione importante: non solo economica, ma anche sociale. A lungo andare rimanere in quello status, però, può essere un limite: può significare scarsa patrimonializzazione, ridotto capitale di vigilanza (indicatore a cui le banche non possono che guardare sempre con attenzione), un portafoglio clienti che non si rinnova. La sfida è dunque quella di crescere ma senza perdere il valore della propria storia. Senza rinnegare le origini: se accadesse, significherebbe anche perdere le proprie peculiarità e diventare una banca come le altre. Il credito cooperativo, invece, è la banca degli agricoltori e degli artigiani, che nasce nei territori ed è al servizio dei soci. La culla del credito cooperativo è il luogo dove mette le fondamenta della propria sede: la Grosseto cittadina come l’entroterra collinare, l’Argentario e l’Isola del Giglio.

Benefici. Il territorio dovrà insomma avere i suoi vantaggi. È del 2012 la terribile alluvione di Albinia. Nel 2013, invece, quella di Marsigliana e Manciano: «Se Saturnia e Costa d’Argento non fossero state una banca unica – dice Andreini – tra il 2012 e il 2013 per quelle calamità non avremmo potuto assicurare al territorio 12 milioni di euro. Due più due dovrà fare cinque».

Uniti ma autonomi. Con la fusione 2016 le tre banche di credito cooperativo «rappresenteranno un gruppo solido – nota Francesco Carri, presidente della Banca della Maremma – saranno coese, ma manterranno anche una certa autonomia» che è lo strumento con cui si prenderanno cura delle esigenze delle “aree” in cui sono nate. «Il Credito Cooperativo è una grande ricchezza per i territori – dettagliano congiuntamente i tre presidenti – che continueranno ad avere bisogno di soggetti autenticamente locali per garantire la vicinanza a famiglie ed imprese favorendo i percorsi di crescita economica locale. Siamo pronti».

Il 2016. «Sarà un anno con prevedibili importanti cambiamenti – concludono i tre presidenti – che il Credito Cooperativo affronterà». Il vademecum terrà conto del vocabolario dei «valori della mutualità, solidarietà e sussidiarietà. Siamo consapevoli della nostra solidità – aggiungono – e questo garantisce creazione di ricchezza anche per il futuro. Ci impegniamo a proseguire proficuamente

la nostra azione, per favorire la crescita del benessere». L’articolo 2 dello Statuto delle Banche di Credito Cooperativo afferma che la mission di questa “tipologia” di banca debba essere proprio quella di favorire la crescita di un territorio. Non resta che attendere il battesimo.

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