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Il cattivo odore a Cernaia colpa dell’impianto a biogas

Secondo l’Arpat tutto deriva dalla manutenzione alla società Campopiano «Nessuna emergenza ambientale» ma i comitati puntano il dito contro il Comune

GROSSETO. Dopo la notizia di 370 firme raccolte da sette diverse associazioni per chiedere al sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi, alla Procura della Repubblica, a Arpat, Asl e ministero dell’Ambiente di approfondire le ragioni dello sgradevole odore che sempre più spesso si avverte in città, oggi è arrivata una nota dell’Arpat che individua l’impianto responsabile dei miasmi per quanto concerne la zona di campagna a ovest della città.

La causa. «I cattivi odori in località Cernaia a partire da luglio – scrive l’Arpat – sono stati causati da operazioni di manutenzione dell’impianto a biogas della societa agricola Campopiano». Il dipartimento Arpat di Grosseto ha fatto diversi controlli dopo le segnalazioni di cittadini ed è emerso che la causa delle emissioni maleodoranti è da ricondurre alla perdita di tensione della cupola gasometrica dell’impianto, il cui sgonfiamento provoca significative fuoriuscite dell’aria interna. Negli ultimi sei mesi in quattro circostanze, sempre in concomitanza con le operazioni di manutenzione dell’agitatore del digestore di Cernaia, si è avvertito un cattivo odore fino a Grosseto.

Miasmi che scappano. «Tali emissioni, dette “fuggitive” – prosegue l’Arpat – sono ammesse dalla normativa ambientale (art.271, comma 14, del Testo Unico Ambientale 152/06) che prevede per i guasti di impianto deroghe alle emissioni e/o la possibilità in capo alla Provincia – dove se ne ravvisi l’opportunità – di imporre specifiche prescrizioni per la gestione dei cosiddetti transitori di impianto: guasti, anomalie, avvio, arresto e manutenzione.

Obblighi. Il gestore ha comunque l’obbligo di procedere al ripristino funzionale dell’impianto nel più breve tempo possibile e di adottare tutte le precauzioni opportune per ridurre al minimo le emissioni durante queste fasi».

Nessuna irregolarità. Arpat precisa che le operazioni di manutenzione agli impianti, con le conseguenti fuoriuscite di aria maleodorante, non sono configurabili come emergenze ambientali e che in generale «le segnalazioni dei cittadini non hanno rilevato violazioni della norma ambientale per i cattivi odori, né irregolarità rispetto all’atto autorizzativo in possesso dell’azienda».

E quindi? I comitati che contestano il proliferare di impianti di questo tipo (Cernaia e Stiacciole in particolare, perché alle porte della città) non ci stanno. Nel mirino, oltre alla Provincia, c’è da tempo anche il comune di Grosseto. Si cita l’esempio di Capalbio dove il sindaco a suo tempo espresse parere negativo alla costruzione di centrali nel territorio «mentre il

comune di Grosseto non ha tenuto conto dei diritti dei cittadini che abitano a poche centinaia di metri dalle centrali e che in alcune giornate sono sopraffatti dagli odori nauseabondi che provengono dagli impianti. Inoltre lo sfruttamento dei terreni ha ripercussioni sulle falde acquifere».

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