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Eremita nei boschi di Scarlino, cibo tra i rifiuti e sporcizia ovunque

Il Comune ora bonificherà l’area dove l’uomo ha vissuto a lungo. L'assessore Niccolini: "Non ha più di 35 anni, ma comunque era lì da molto tempo"

SCARLINO. La domanda che si pongono in molti è: come ha fatto l'eremita ad arrivare in quel punto? Se lo chiedono soprattutto gli operai delle Bandite di Scarlino, a cui ora toccherà bonificare tutta l'area dai residui del suo accampamento. Ma se lo chiedono anche gli abitanti e gli operatori dei piccoli centri là vicino, come il Puntone e Pian d'Alma. «Io sinceramente ogni tanto ho visto qualcuno che si avvicinava ai cassonetti dell'immondizia, verso l'orario di chiusura» spiega un ristoratore della zona, che ha il suo locale lungo via delle Collacchia, il rettilineo che costeggia il parco scarlinese. «Ma pensavo che fosse un semplice clochard. Non credevo potesse essere un eremita».

La differenza tra le due figure sta proprio nel fatto che il secondo sceglie di starsene alla larga dalla gente, trovando un punto più isolato possibile dove piantare, in questo caso letteralmente, le tende. E lo spagnolo ritrovato due settimane fa dai due appassionati di funghi, nelle colline che sovrastano Cala Violina, se l'è scelta davvero bene la sua tana: in uno spazio talmente inoltrato nel bosco, là dove la vegetazione è più fitta, che nessuno in tutti questi anni è riuscito a trovarlo. «È un punto molto lontano da qualsiasi sentiero che attraversa il complesso delle Bandite - spiega l'assessore competente, Luca Niccolini - Se i due fungaioli non decidevano di entrare nella macchia, probabilmente sarebbe ancora lì».

Lo ha detto lui stesso: «Ora che mi avete scoperto me ne andrò». E così ha fatto, lasciando dietro di sé un bel gruzzolo di rifiuti da dover ripulire, qualche domanda e lo stupore degli scarlinesi e non solo. «Ne avevo sentito parlare alcuni giorni fa, ma mi sembrava impossibile - ammette uno scarlinese - Con tutte le persone che attraversano le Bandite, escursionisti e appassionati di mountain bike, pensavo fosse impossibile che nessuno lo avesse trovato prima».

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Merito delle sua abilità da eremita, anche se nel racconto che ha rilasciato al capo operaio del complesso forestale ci sono diversi passaggi che lasciano scettici. Su tutti, il fatto che abitasse in quei boschi da diciotto anni, visto che non aveva più di trentacinque anni, come ha dimostrato il suo passaporto sciupato. Ma d'altro canto, è indubbio che il nostro eremita facesse tappa fissa a Scarlino da molto tempo. Lo dimostrano le tracce lasciate dove c'era il suo accampamento: la gran quantità di rifiuti per esempio, tra barattoli in latta svuotati e contenitori di plastica, resti dei suoi blitz ai cassonetti dei rifiuti per nutrirsi, insieme a taniche sporche che riempiva di acqua potabile, probabilmente anche piovana; ma ci sono anche i segni lasciati sui legni: dei tagli ben precisi ad alcuni rami per fare spazio attorno alla sua tenda. «Tutti gli elementi ci dicono che era lì da diverso tempo - continua - Ora provvederemo a bonificare l'area. Del resto, è abbastanza complicato arrivare in quel punto in mezzo al bosco. Anche per gli operai».

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