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Il record di Nella A 94 anni legge oltre cento libri in 12 mesi

Bacci è la più assidua utente della biblioteca di Roccastrada «Altrimenti come farei a passa’ la giornata?», dice

ROCCASTRADA. La biblioteca comunale di Roccastrada, intitolata ad Antonio Gamberi, può vantare un piccolo record. Da cinque anni, ormai, il lettore più partecipe e accanito è la ultranovantenne Nella Bacci. Negli ultimi dodici mesi, per esempio, ha preso in prestito 111 libri. E li ha letti tutti.

Prima di sette sorelle, classe 1922, taglierà il traguardo dei 94 anni il prossimo febbraio. È lucidissima, Nella, e rappresenta la memoria storica di Roccastrada.

Ogni giorno allena la mente leggendo romanzi e completa quasi per intero la Settimana Enigmistica. «Altrimenti come farei a passa’ la giornata?» spiega allargando le braccia.

Il primato di lettura è certificato dal computer della biblioteca. Predilige romanzi, meglio se con il lieto fine. Ma non è tutto.

Che sia una mente sveglia lo conferma il fatto che ha messo a disposizione dello spazio social “C’era una volta Roccastrada” oltre cento fotografie, scatti spensierati di quando era giovane. «Mi fa piacere che venga condiviso e divulgato il passato».

Un passato di cui racconta lei stessa. «Ne abbiamo vissute tante noi – racconta – Mio marito, per esempio, rimase ferito alle mine nazifasciste del 21 agosto 1944, dove a Roccastrada persero la vita sei persone. Lui fu l’unico scampato».

Nella usa il telefono come un giovane, dà ordini a familiari e badante. Quando rammenta il figlio Mauro le scende una lacrima: «C’ha tanto da fa’, ma siamo avvezzi alle difficoltà…».

Quanto alla salute «le gambe – dice – non mi portano più bene, ma il capo c’è...».

Bravissima all’uncinetto, ogni settimana nascono tra le sue mani centrini, presine e altre opere. Capolavori di destrezza manuale. «Un’arte che ho appreso da giovane e poi l’ho sempre coltivata…».

Parlando con Nella, che in questo momento sta divorando Elisabeth George (“E liberaci dal padre”), emergono tanti flash del passato, episodi personali e fatti che hanno segnato il territorio, prima in epoca fascista e poi durante la seconda guerra mondiale.

«Mi piacevo vestita con la sahariana delle giovani italiane fasciste. Di quel periodo ricordo anche la questua di lana per il paese. La gente che tagliava il materasso per togliere un po’ di lana da filare. Poi noi ragazze ci si facevano le calze per i soldati».

Il padre, prosegue, «era un fascista irriducibile e, prigioniero in Algeria, non voleva firmare la collaborazione con gli inglesi così da rientrare a casa. Qui a Roccastrada alla famiglia del mio povero marito Vittorio fu incendiata

la casa. Rimasero sfollati a lungo. Dormivano in chiesa, sempre con l’incubo che potesse risuccedere. Lui era piccolo, ma non l’ha mai dimenticato. Mi ricordo poi, a fine conflitto, il coprifuoco indetto dai partigiani a Roccastrada. Insomma un brutto periodo...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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